Yehudah ha-Levì

Non si deve mortificare la propria corporeità; tutta la Creazione è stata infatti, nelle sue diverse fasi, salutata da Dio con parole positive (E vide il Signore che era buono). La materia non nega lo spirito, tant’è vero che noi siamo costituiti da ambedue. Si tratta piuttosto di saper disciplinare la materia, facendole svolgere le funzioni per le quali è stata creata, tenendola lontana dagli eccessi. Fondamentale è, nel pensiero di Yehudah ha-Levì, ottemperare anche a quelle mitzvoth pratiche che, a suo dire, contribuiscono ad avvicinare l’uomo a Dio. Non è quindi lasciato all’arbitrio degli uomini il modo in cui affrontare la dimensione materiale e corporea dell’esistenza della nostra vita. Dio stesso, infatti, nel donare al popolo ebraico la Torah, ha indicato con precetti appositi come potersi avvicinare a Lui, sapendo che l’uomo, da solo, in genere non è in grado di trovare il giusto equilibrio per i bisogni e le attività del corpo.

Secondo Yehudah, due sono gli eventi in cui la volontà di Dio si esprime con evidente chiarezza: la Creazione e l’uscita dall’Egitto.

L’osservanza del Sabato è un richiamo alla creazione del mondo e alla sovranità di Dio sul Creato. Rispettare il Sabato avvicina al Creatore più di qualsiasi percorso a-scetico o monacale. Anzi, aggiunge Yehudah, l’ascesi potrebbe rompere l’equilibrio armonico dell’individuo, inducendolo a comportamenti estremi che appaiono estranei al modo d’essere a cui sono finalizzati invece i precetti della Torah.

La Torah, infatti, mira a coltivare l’armonia dei vari a-spetti, fisici e psichici, dell’essere umano, rifuggendo così dall’esaltazione di una singola caratteristica, di un unico atteggiamento. Inoltre, la Torah esprime con chiarezza la positività della dimensione dell’amore e sottolinea la bontà della compresenza di amore e gioia, anche sul piano fisico.
In questa sua chiara presa di distanza da ogni apologià dell’ascetismo, Yehudah evidenzia anche quanto sia importante che l’amore per Dio si accompagni all’amore per il mondo. La ricerca di un culto perfetto di Dio non può fare a meno di alimentarsi anche di questo amore.
Secondo Yehudah, trarre piacere dalla vita in tutte le sue manifestazioni è un fatto positivo, a condizione naturalmente che tale piacere venga vissuto con le modalità proprie dell’essere umano, in particolare con la consapevolezza e la meditazione intellettuale, che distinguono l’uomo dall’animale.

Secondo la Tradizione religiosa di Israele, l’uomo ebreo assume il cibo, facendolo precedere dalla recita di apposite benedizioni, diverse a seconda degli alimenti: cibo, e il piacere a esso legato, assumono un connotato nobilitante, perché contribuiscono a marcare nella quotidianità l’itinerario verso Dio.

Allo stesso modo, ogni gesto della vita di ogni giorno viene ad assumere un significato religioso: in particolare, le benedizioni introducono a una dimensione che oltrepassa l’atto immediato e mette in relazione con un mondo superiore.
Godere dei piaceri della vita, perciò, non solo è un fatto positivo, ma è una sorta di segnale e di anticipazione della felicità che ci è riservata nella dimensione ultraterrena.

Riguardo all’amore, Yehudah sottolinea l’importanza della reciprocità nell’amore di Dio per il popolo ebraico e del popolo ebraico per Dio.

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