Un matrimonio nuovo

I tempi in cui viviamo ci costringono a guardare al matrimonio da una nuova angolatura.

Sarebbe superfluo soffermarsi a lungo per mettere in luce gli elementi della sua attuale crisi, tanto sono evidenti: sembra siano inevitabili e in gran parte imputabili al tessuto stesso della nostra società.
Ma il matrimonio, di per sé, non è un fatto sociale, anche se è influenzato e influenza fortemente la società, è essenzialmente un fatto personale e come tale riguarda direttamente la profonda e libera esperienza di ogni atto veramente umano.

Il matrimonio è il frutto di una libera scelta, anzi di una vocazione, in cui la coppia si forma in seguito ad una ben precisa, inequivocabile, chiamata.
Quale misterioso richiamo opera nei confronti dei due che si ritrovano, a volte improvvisamente, attratti in una situazione che li coinvolge profondamente?
Fiumi di parole sono state scritte sull’argomento che si ripresenta con tutta la sua problematicità per ogni coppia che si sta formando e lo stato di ogni coppia è sempre in formazione, come quello di ogni uomo del resto, ma qui ci sono le difficoltà (e il vantaggio) di due persone che devono formarsi e crescere insieme.

Le difficoltà di questo processo sono spesso sottovalutate, tutto di per sé dovrebbe andar bene: “e vissero felici e contenti” è l’affermazione più rosea e più bugiarda che conclude le storie d’amore, ma sappiamo che spesso non è così.
La fase dell’innamoramento è piena di promesse, ma purtroppo dobbiamo riconoscere che non sempre si avverano.
Le coppie “felici” sono ben poche, molte si arrendono alla fatica di raggiungere insieme una vera armonia e una vera felicità coniugale.
Eppure la felicità intravista nell’innamoramento non è illusione, è un’illuminazione che apre ad un nuovo orizzonte e cambia la storia di due persone, arricchendole di conoscenza e di amore.
Qui tutto è prodigio, tutto è divino e chiede di essere riconosciuto come tale.
Nella nostra debolezza esistenziale, nel nostro fallire quotidiano solo la forza di Dio si offre come roccia su cui costruire la nostra casa.

Se lo si chiama in causa, oltre alla sua grazia, ci dà anche delle regole ben precise per un buon percorso.
Non si può improvvisare sperando che tutto vada bene; non bastano l’abito bianco, i confetti e la torta nuziale, non basta neppure un bel corso prematrimoniale seguito con un certo impegno.
Per rispondere all’esigenza di donazione di tutta una vita, anzi di due vite che accettano di giocarsi tutto in una scelta di comunione sponsale, per prepararsi consapevolmente alla celebrazione del matrimonio, forse non si è fatto, da parte della Chiesa, tutto quello che si dovrebbe fare.

Penso agli anni di studio, di esami e di preghiera che sono richiesti a chi si prefigge una consacrazione sacerdotale o religiosa: tutto questo non si trova nella preparazione al matrimonio.
Dovrebbe essere ben chiaro che la vocazione matrimoniale è una vocazione religiosa perché nasce da una chiamata divina, per questo va aiutata e sorretta con opportuna preparazione e verifiche per superare le mille difficoltà di percorso.
Una volta accettato il principio che la vocazione coniugale è una vocazione religiosa, proprio come quelle che comunemente la Chiesa riconosce come tale, si apre il problema di un cammino tutto particolare per quelli che vogliono celebrare il sacramento del matrimonio in chiesa.
Esso non è da celebrare su richiesta, anche se chi lo fa è in buona fede.
Una vocazione deve maturare, anzi deve rinnovarsi continuamente e rifarsi alla origini e alle motivazioni della chiamata, una vocazione a due poi è ancora più difficile da coltivare e da consolidare.
Per questo si sente la necessità di una vera e propria “scuola”, tutta da inventare, sotto la guida dello Spirito Santo che è Amore.

Non è detto che tutto vada a finir bene, come non è detto che tutti i seminaristi diventino bravi preti, ma almeno va messo in opera tutto quello che l’umana prudenza consiglia per fare spazio alla grazia di Dio e alla buona volontà dei nubendi.
Il discorso sembra utopistico, ma solo a prima vista.
Nonostante tutto si può sperare in una stagione nuova del matrimonio, che nasca dalla consacrazione riconosciuta di due persone con Cristo in mezzo a loro, aperte a tutte le sorprese della Grazia.

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