Taizé

Il viaggio in macchina fino a Taizé era stato abbastanza disturbato.
Le strade (allora) non erano delle migliori e i bambini avevano fatto sentire spesso le loro esigenze.
Oltre tutto pioveva e, non conoscendo bene il percorso, sembrava di non arrivare mai a destinazione.
Che cosa andavano a fare i due sposi, con tre bambini, in un luogo che conoscevano appena, utilizzando quei pochi giorni che avevano avuto di vacanza?
Taizé era una delle tante mete che si proponevano spesso e realizzavano appena possibile, nell’ottica di una ricerca prima interiore e poi esteriore, prima teorica e poi pratica.
Non avevano mai smesso di cercare, di stimolarsi a vicenda e di impegnarsi in ogni situazione che potesse offrire una risposta alla loro esigenza di una autentica vita religiosa.
Avevano sentito parlare di Taizé come di un luogo di accoglienza e di preghiera e questo era bastato per farli partire.
Arrivati a sera tardi, sotto una pioggia battente, avevano dormito la prima notte in macchina, insieme al bambino più piccolo, mentre gli altri due avevano trovato rifugio nella roulotte degli zii.
Lui era piuttosto nervoso, lei preoccupata
Il mattino dopo però non pioveva più.
La campagna intorno si stava asciugando al sole e la collina si offriva ai loro occhi, verde e dolcemente ondulata.
Cercarono, per prima cosa, una stanza per la notte seguente e la trovarono presso una famiglia del luogo, piccola, ma allegra ed accogliente, con dei veri letti e dei divertenti cuscini a forma di cilindro.
L’atmosfera si era fatta decisamente più serena.
Molta gente, specialmente giovani, era sparsa a gruppetti nei prati “come branchi di pecore pascenti” pensò lei, e sorrise vedendo una ragazza dai lunghi capelli china sul giovane che le. era steso accanto, intenta a trapuntargli dolcemente la rossa barba con dei piccoli fiori di campo.
Lì, in terra di Francia, non si poteva non pensare a Carlo Magno, dalla barba fiorita, e del  resto tutto l’ambiente intorno aveva qualcosa di ingenuo e di “medioevale”.
Non ci si sarebbe stupiti di veder passare, in mezzo a quei gruppi di giovani, anche un cavaliere con il suo vessillo, o uscire un monaco barbuto da una di quelle tende che si vedevano qua e là e davano all’insieme un vago aspetto di accampamento.
I monaci veri, invece, vestiti di bianco, erano sotto un grande tendone, al quale convergeva tutta quella gente per la preghiera comune.
E, una volta dentro, come era bello sedersi per terra in silenzio, uno accanto all’altro, e lasciarsi accogliere dall’abbraccio degli oranti!
Lì i bambini si muovevano a loro agio.
La bambina, più coraggiosa e curiosa, si era portata vicino al piccolo monaco bianco dagli occhi azzurri, che dolcemente guidava la preghiera, ed era rimasta assorta a guardarlo.
Non parlarono molto tra di loro, in quei giorni, i due sposi: erano troppo occupati ad osservare, a pregare, a gestire la situazione al meglio con i figli,  ma poi, una volta tornati a casa, vuotarono le loro bisacce per vedere che cosa erano riusciti a portar via da Taizé.
“Io ricordo in modo particolare la luce” disse lui per primo “nata da tante piccole candele, accese da ciascuno quando iniziava la preghiera. E’ bello associare la preghiera alla luce, come un’inondazione di grazia che si diffonde e si comunica da persona a persona.   Anche noi dovremmo fare così quando preghiamo insieme.  E’ un simbolo che aiuta.”
“Io invece ricordo il buio” disse lei “che mi ha circondato quando sono uscita dalla tenda quella notte, quando mi sono fermata a pregare.  Era davvero buio, non c’erano luci all’esterno che disturbassero e il cielo era così presente, con tutte le sue stelle disposte in bell’ordine sulla mia testa
che mi sono fermata incantata.  Per fortuna, perché stavo per inciampare nelle corde tese alla basa della tenda, che non avevo visto.  Però non avevo mai ammirato un cielo così vicino e delle persone così in pace sotto la sua volta.  Si muovevano tutti con dolcezza e gentilezza, come guidati dalla bellezza della natura e dal canto sommesso di quei monaci…”
Poi, un giorno, vennero a sapere che quel piccolo monaco bianco, che aveva pregato con la loro bambina, era stato sgozzato, come un agnello immolato davanti all’altare.
E tutte quelle immagini, di luce, di pace, di gentilezza, di armonia, si confusero davanti ai loro occhi sgomenti senza neanche permettere loro di chiedersi il perché.
Tanto non vi sarebbe stata risposta, se non nel mistero insondabile della Croce.

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