Sposi servi del Signore

“Caro Padre,
siamo una coppia ancora giovane, con tre figli: una bambina di cinque anni e due maschietti, uno di quattro l’altro di due anni.
Mio marito insegna nelle scuole medie, io invece faccio la casalinga. Mi piacerebbe tanto insegnare, sono diplomata maestra; ma ho preferito dedicarmi a tempo pieno alla famiglia, almeno finché i figli sono ancora piccoli. La domenica però, quando mio marito è a casa tutto il giorno e può dedicare più tempo ai figli, aiuto un po’ in parrocchia, insegnando il catechismo ai bambini che si preparano alla Prima Comunione. Lo faccio più che volentieri.
Ultimamente il nostro parroco, praticamente da solo a curare la parrocchia, ci ha chiesto di aiutarlo nella preparazione dei fidanzati al matrimonio. Non gli abbiamo detto di no, ma siamo un po’ perplessi ad accettare. Sia perché non sapremmo a chi affidare i nostri bambini le sere in cui dovessimo uscire per incontrare i fidanzati, sia perché non ci sentiamo preparati ad affrontare un compito che ci immaginiamo richieda non solo un po’ di esperienza personale, ma soprattutto conoscenze di ordine psicologico, sociologico e teologico che noi due non abbiamo.
Il parroco insiste, dicendoci che è il Signore che ci chiede questo servizio mediante la grazia del sacramento del matrimonio. Questa, dice, ci è stata donata non solo per il bene nostro e dei nostri figli, ma anche per il bene della Chiesa, della quale siamo responsabili, come soggetti attivi, in forza del sacramento della cresima. Capiamo le sue ragioni e le sue preoccupazioni, ma non ce la sentiamo, in questo momento, di accettare la sua richiesta. Facciamo male?”
Angelo e Tiziana B. – Rovigo

Carissimi,
non fate alcun male, se ritenete, in coscienza, di avere serie ragioni per non accettare la richiesta del parroco. E penso che le abbiate, in questo momento almeno, dovendo prendervi cura di tre bambini ancora tanto piccoli. Coi tempi che corrono, non dico che tre bambini siano di troppo, ma che non lascino troppo tempo libero ai genitori, questo sì. E sono d’accordo con voi che, se una coppia vuole seriamente aiutare dei fidanzati a prepararsi al matrimonio, non può accontentarsi di raccontare le proprie esperienze personali: troppo poco. Capisco che il parroco, solo com’è, insista. Farei anch’io altrettanto, se fossi al suo posto; salvo poi rassegnarmi di fronte ad una porta che non può aprirsi, e continuare a bussare con fiducia a qualche altra.

Verissimo tutto questo, ma, ripeto, dove il ministero coniugale vi impegna primariamente è nella vostra famiglia. Essa, infatti, grazie al sacramento del matrimonio, è diventata una Chiesa in miniatura, e voi ne siete i ministri ordinari, responsabili della sua crescita in maniera unica ed insostituibile: ministri della Parola di Dio da ascoltare e sperimentare insieme, marito e moglie, genitori e figli; ministri della grazia di Cristo mediante la preghiera fatta in comune e i sacramenti celebrati insieme; ministri dell’amore divino da diffondere e incarnare nelle relazioni familiari. È nella vostra piccola Chiesa, soprattutto, che il Signore vi chiama ad essere, insieme, suoi servi: per cooperare con Lui a costruire e a rinnovare dalle basi la sua grande Chiesa.
Edificando la vostra, voi contribuite in maniera determinante a edificare anche la sua. Della sua, infatti, la vostra è una struttura fondamentale e insostituibile, voluta e creata da Lui stesso mediante il sacramento del matrimonio.
Nessuno e niente, perciò, vi distragga da questo vostro compito primario.

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