Spianare le colline

“Vorrei un prato dove far pascolare i bambini all’aria aperta, ma un prato che sia proprio un prato, non un parco polveroso nel traffico della città.
Un pezzo di terra verde che si possa calpestare, scavare, annusare, seminare, mangiarci sopra e dormirci, nelle belle giornate d’estate…”
Lei sognava, lui faceva.
E, in effetti, comprarono un prato, anzi un pezzo di collina, occupato da un vigneto abbandonato da anni, che non serviva a nessuno, ma in compenso aveva davanti tutta la valle e sopra un grande cielo rivolto a mezzogiorno.
Lui si scoprì contadino: la terra lo stimolava a creazioni e interventi sempre nuovi.
Non c’è niente di più duttile, in apparenza, e di più resistente, in realtà, della terra, così com’ era l’animo della sua donna.
Tutte le trasformazioni vi erano possibili, ma i risultati non erano mai scontati, anzi spesso erano contrastanti con il progetto iniziale.
Volevano un prato, e lui si diede da fare a spianare ogni pezzo di terra che potesse diventarlo.
Invece di erbetta tenera e margheritine c’erano cardi, ortiche e ravizzone, ma a loro piaceva ugualmente, anzi c’era più gusto a ripulire e lavorare un luogo incolto, tutto da inventare.
Era una lotta affettuosa tra la natura e l’uomo, che sperimentava le sue capacità creative e nello stesso tempo la sua debolezza al confronto.
Così si ritrovarono seduti sul ciglio di un pendio, a riposarsi dalla fatica e a progettare i luoghi del futuro, che avevano la consistenza di un desiderio da tempo accarezzato.
“Mi sembra il posto più adatto per una bella Via Crucis.
Si può fare un sentiero sulla collina, con le varie stazioni, e intorno tutto può restare selvaggio, così è più suggestivo!”
Disse lui, spostando con un piede un sasso, che rotolò dolcemente fino a valle.
“Mi piacerebbe far crescere un boschetto là in fondo e, in mezzo, costruirci una capanna che faccia la funzione di eremo, quando qualcuno vuole isolarsi e raccogliersi un po’ per pregare, come faceva San Francesco.
C’è un bel silenzio intorno e tanto verde, che cosa vuoi di più?”
Sospirava lei, e tutto sembrava realizzabile.
Poi le cose non andarono proprio così, ma quasi.
La bella Via Crucis non venne mai costruita, ma lui saliva e scendeva spesso il pendio portando sulle spalle, oltre al peso degli attrezzi da lavoro, quello più grave delle difficoltà quotidiane, dei contrasti, degli inciampi imprevisti che la vita ogni giorno gli offriva.
E la natura serenamente lo aiutava, anche senza la raffigurazione delle stazioni, a sopportare la fatica e a cercare, ravvivando il legame con il suo Creatore, il significato e la bellezza della prova.
Lei riuscì a costruirsi, come voleva, una capannuccia di frasche, ma una volta terminata, era così scomoda e afosa che preferì ben presto uscire all’aperto ed effondere davanti al cielo, liberamente, la sua preghiera.
“Guardate i gigli del campo e gli uccelli del cielo” sembrava suggerirle il Maestro.
Con il tempo risultava sempre più chiara l’inutilità del nostro affannarsi e la saggezza profonda che emana dalla natura, con la sua inesauribile forza pedagogica per chi sia disposto ad ascoltarne le lezioni.
“Tutto è vostro” aveva detta una volta Paolo “ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.”
Questo in fondo semplifica ed unifica tutto, ma lo si impara a fatica, con grande resistenza, dopo che si è tentato invano di spianare una collina.

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