Si possono dimenticare le stelle?

“Posso fermarmi ancora un po’qui con te, almeno fino a notte, quando il cielo avrà cambiato aspetto e potremo ammirare le stelle?”
Disse lei timidamente, dopo aver goduto del caldo abbraccio del sole.
Lui rise: “Se dovessimo aspettare che il sole abbia compiuto tutto il suo percorso nel cielo fino a sera, temo che il tuo permesso di soggiorno qui scadrebbe molto prima.
Ma facciamo così: tu adesso te ne ritorni buona buona a casa e la prossima notte serena, io sarò accanto a te e potremo parlare di stelle.”
Lei era un po’ delusa.
“Verrai davvero? Per quanto mi ricordo là, sulla terra, la notte di San Lorenzo, quando io schieravo tutta la famiglia sulla terrazza per osservare lo spettacolo delle stelle cadenti, tu eri il meno entusiasta!
I bambini aspettavano fiduciosi con il naso all’aria, guardando in diverse direzioni del cielo, in attesa della caramella che arrivava come premio a chi avrebbe avvistato una stella cadente, ma, a un certo punto, uno chiedeva: “Dove è il papà?” e la risposta era : “E’ andato a dormire!”
Evidentemente ti stancavi presto di quel gioco!”
“Ora è diverso!” la rassicurò lui “Non è più lo stesso gioco, ora potremo fare qualcosa di meglio: scoprire insieme attraverso la bellezza la verità delle cose.”
Che cosa poteva obiettare lei? Niente, infatti si arrese e aspettò pazientemente quella notte.
La notte ha tante facce, quante sono le pagine di storia di chi la vive.
E’ sempre un momento forte.
Nell’ombra delle cose i pensieri emergono lucidi e prepotenti e gridano nel silenzio, imponendo una loro realtà, destinata spesso a sparire con le luci del giorno, ma a lasciare in profondità un segno.
Lei ricordava le notti della sua infanzia e della sua fanciullezza, trapunte di interrogativi, come spine conficcate nella mente, che facevano sempre più male…
Poi, con il passare del tempo si profilavano le soluzioni esistenziali, le risposte estreme alle domande più pressanti, gli slanci verso grandi orizzonti.
Ma, nell’età adulta, tutto si era fatto più sereno, le notti non erano più solitarie, ma segnate da presenze familiari, disturbate soltanto dalle cure richieste dai bambini, vissute con lui che ne condivideva croci e delizie.
Ora però si era fatto silenzio e lei restava sospesa tra i ricordi e le attese, le speranze, senza le quali non c’è vita.
Quali attese? Attese di una rivelazione più profonda, che toccasse le basi stesse del vivere e ne illuminasse il significato, attesa di un risveglio definitivo che, al termine di una lunga strada, portasse finalmente alla luce.
Pensava a tutto questo mentre cercava le stelle che poteva vedere nel breve pezzo di cielo ritagliato dalla cornice della sua finestra, breve ma sufficiente per inquadrare egregiamente Orione, che spiccava come un disegno geometrico, tracciato nel buio della notte da una mano sapiente.
Le piacevano specialmente quelle tre stelline, messe lì ordinatamente in fila, di cui non ricordava mai il nome: la cintura di Orione o i tre Re Magi.
“Anche a me piacciono molto” disse lui improvvisamente alle sue spalle.
“Dio conosce anche i loro nomi perché chiama le stelle ad una ad una e loro gli rispondono: Eccomi! Si mettono ordinatamente al loro posto secondo il suo disegno e lì rimangono “clarite et preziose et belle”.
“Sai? Mi è sempre sembrato un grande dispendio di energia!” gli confidò lei “Se penso a quegli immensi mondi che si traducono per noi in punti luminosi e tremanti che una nuvola può cancellare e si offrono solo in alcune occasioni al nostro stupore, per poi essere dimenticati all’apparire del sole…
“Ma tu pensa un momento se il cielo di notte fosse vuoto” disse lui “senza luna e senza stelle.
Noi non capiamo a che cosa servano le stelle, forse gli scienziati lo sapranno, ma a noi basta guardarle per essere catapultati in un universo che ci trascende e ci emoziona.
“A che tante facelle?” Si chiedeva il tuo Leopardi.
E Dio diceva ad Abramo: “Guarda le stelle e prova a contarle se ti riesce!”
Le stelle sono una sfida alla nostra piccola mente, perchè riconosca i suoi limiti e nello stesso tempo si senta chiamata e provocata da una bellezza che la commuove.
Certo, è un grande “spreco” di energia, ma nasconde un mistero di amore.
“Vuoi la luna?” Si dicono gli innamorati. “Sono pronto a dartela!”
Ma se questo rimane per loro solo uno slancio poetico c’è Qualcuno che lo può fare veramente e lo fa per ciascuno di noi, per il principe e per il povero, senza distinzione.
Ecco –dice Dio – vuoi l’infinito? L’incommensurabile? Il grandioso? E lo vuoi scintillante di bellezza? Ecco, Io posso dartelo .
Ti lancio così una grande sfida, puoi ignorarla, ma non per sempre.
Verrà il momento che tu sentirai il suo richiamo, l’attrazione di questo grande abbraccio dell’universo che vuole accoglierti nella sua armonia.
Verrà il momento di arrendersi a ciò che grida dalle meraviglie dell’essere, come un irresistibile richiesta di amore.
Per questo le stelle sono “preziose” al di là di ogni utilità pratica che noi possiamo immaginare.
Sono l’estremo tentativo di Dio di stupirci per farci uscire dalla nostra illusione meschina di autosufficienza, che impazzisce davanti a questa provocazione.
Sono un invito pressante, grandioso, esagerato, a buttarci nelle sue braccia.
Fermatevi e sappiate che Io sono Dio!”
Ora stavano fermi anche loro, in silenzio, quasi trattenendo il respiro, in uno stato di tensione che non poteva durare a lungo senza spezzarsi.
“Una stella cadente!” Disse lei in un soffio, timorosa di interrompere quell’incanto, ma rallegrata da quella breve scia luminosa che, improvvisamente, veniva a collegare, in qualche modo, il cielo e la terra, l’ignoto misterioso con il quotidiano.
“Sì, però si è anche bruciata in questo passaggio!” Sospirò “C’è come un avvertimento in questa distruzione, non si passa impunemente tra queste due dimensioni.
“ Almeno non da soli” Aggiunse lui “Serve un ponte tra l’umano e il divino, tra i nostri limiti e l’illimitato, tra l’uomo e Dio e questo ponte noi lo conosciamo: è l’uomo Dio Gesù Cristo, la stella del mattino che si leva alta nei nostri cuori per salvarci.
Allora forse non è tanto importante salire sui monti e munirsi di telescopi per guardare le stelle, ma chiudere gli occhi e guardare dentro al nostro cuore per avere la vera illuminazione.
Già! “La legge morale dentro di me” di Kantiana memoria, che faceva il parallelo con “il cielo stellato sopra di me”, ma possiamo mettere da parte le stelle, come fossero un mucchietto di cose brillanti da offrire soltanto ai bambini e ai poeti?
Sarebbe troppo triste!
Io penso invece che gli eremiti del deserto, quelli che si privavano di tutto e mangiavano locuste, non si facevano mai mancare lo spettacolo che le stelle davano per loro nella notte.
Dicono che lì le stelle sbocciano come fiori e sono tanto vicine da poterle toccare, dopo simile esperienza è chiaro che il mondo perde le sue tentazioni!
Si possono dimenticare le stelle?”

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