Sessualita’ e Santita’: un progetto nuovo, anzi antichissimo

La Chiesa, quando proclama solennemente le virtù eroiche di un suo membro, vuole, tra l’altro, offrire un esempio che diventi per tutti gli altri stimolo a percorrere una certa strada. Soprattutto ai nostri giorni, una stagione nuova e sofferta della fede, ha scoperto testimoni credibili e affascinanti non soltanto in quegli ambiti dove la scelta di Dio è da sempre attecchita, ma anche in spazi impensati dove più difficilmente si sarebbe immaginato di trovare dei santi. Non sono ormai soltanto esperienze di singole persone. Gruppi spirituali, movimenti e associazioni puntano su una santità di massa fondata su pochi elementi essenziali attinti da una lettura attenta e da un’incarnazione concreta della Parola di Dio.

In rapporto al tema specifico che stiamo trattando il passaggio fondamentale sta nella profonda unitarietà dell’uomo nel quale ogni aspetto realizzato aiuta la realizzazione di tutti gli altri.

Scrive il Concilio: “E così l’uomo e la donna che per il patto di amore coniugale “non sono più due ma una carne sola”, prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria e sempre più pienamente la raggiungono” (GS 48).

Il declinare insieme santità e sessualità allora non è un rigurgito di oscurantismo o un accostamento di cattivo gusto ma il leggere l’uomo credente nella sua totalità. In ultima istanza l’anelito più spirituale a Dio e la gestualità più erotica nei confronti del proprio marito o della propria moglie non sono momenti che si elidono a vicenda ma occasioni diverse che costruiscono l’uomo uno. Fermarci allo psicologico vuol dire escludere, per chi ha la fede, un tratto fondamentale della nostra umanità, mentre, in positivo, puntare sul binomio sessualità/santità diventa un investire a tutto campo. Le tante cose che un uomo fa nei più diversi ambiti sono sempre più o meno consciamente finalizzati a una crescita che, a seconda delle diverse letture, possiamo chiamare maturità, realizzazione, santità.

In questo modo, il momento erotico diventa un pezzo di quella costruzione globale di cui ad esempio la preghiera è un altro pezzo. Per la circolarità tipica dell’esperienza umana e della spiritualità cristiana una più grande santità alla fine determina per il momento erotico un di più che possiamo scomporre nei suoi elementi costitutivi. Un di più erotico perché c’è una libertà più grande e più autentica che permette un più profondo coinvolgimento, un di più come corrispondenza tra la significazione gestuale e l’amore che voglio esprimere, un di più come coscienza che si sta facendo una precisa volontà di Dio, ecc.

Se volessimo usare un linguaggio più biblico potrebbe essere illuminante la scansione di Genesi: l’uomo è creato come immagine di Dio maschio e femmina; ai due nuovi protagonisti della storia è affidato un grande compito: “Siate fecondi e moltiplicatevi riempite la terra, soggiogatela…”. Una sessualità realizzata diventa parte integrante del grande disegno di Dio sul quale emerge il suo preciso giudizio: “Ecco, era cosa molto buona” (Gen 1, 31).

Siamo convinti che la santità sia un cammino di tutto l’uomo che incontra Dio a partire dalla globalità della sua esperienza. Parlare della sessualità come strada alla santità non vuol dire quindi frammentare il soggetto per scomporlo in una serie di dinamiche tenute insieme da fragili legami che ne evidenziano la complessità rispetto all’uno. Nei diversi campi, uno dei pericoli più sottili del tessuto connettivo del nostro mondo è l’esasperata tensione centrifuga a cogliere il particolare. Accanto all’indiscusso vantaggio di una più copiosa acquisizione di dati preziosi per lo sviluppo tecnico, la cosa ha sicuramente dei risvolti negativi rispetto a una lettura dell’unico mistero dell’uomo. E’ necessaria quindi una scrupolosa attenzione per non portare questa spaccatura nel cuore stesso della sua esperienza. E’ sempre tutto l’Io che agisce, anche se nei diversi momenti si evidenzia di più una dimensione rispetto alle altre. Ogni aspetto deve essere sempre pensato come un momento del tutto. Di fatto, quindi, si rende possibile un contributo alla santità favorito dalla sessualità quando la sessualità stessa è agita come voce che trova, dentro una sinfonia più vasta, tutto il suo senso e il suo spessore. Ciò non vuol dire che essa non abbia valore in sé. In quanto parte del progetto di Dio sull’uomo che nasce dalla Creazione e si rinnova nella Redenzione la sessualità è per sé atta alla santità. Soltanto vogliamo sottolineare che l’uomo, da qualunque angolo prospettico lo si guardi, deve sempre essere colto come un uno. Sul piano pratico questo vuol dire che la santità si costruisce quando accanto a una sessualità matura e protagonista ritroviamo un’intensa vita spirituale, un aperto amore ai fratelli, una capacità di abbracciare la croce e quando ogni aspetto è in qualche modo esaltato da tutti gli altri.

 

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