Scoprire i significati e le modalità della relazione coniugale

Capitolo IV
Scoprire i significati e le modalità della relazione coniugale

L’esame che vogliamo ora offrire al lettore di questa guida non vuole certamente essere un ammaestramento o una esposizione di tecniche amatorie o copulatorie, argomento divenuto ormai d’obbligo per ogni trattato di sessuologia coniugale, ma piuttosto vuoi essere una semplice indicazione dei principali significati e valori della relazione coniugale, realizzabili questi però solamente secondo particolari modalità proprie di ogni coppia.
Significati e modalità che dunque non si possono imporre dall’esterno, ma semmai solo proporre a ciascuna coppia che sinceramente voglia ricercarli, riconoscerli e farli suo patrimonio sessuologico e motivo dei suoi comportamenti coniugali.
L’esperienza sessuale coniugale è tra quelle umane la più singolare, la più originale e la sola irrepetibile perché fa parte essenziale della vita di relazione interpersonale e si struttura sulla singolarità ed irrepetibilità stessa delle persone coinvolte.
I significati della coniugalità o dei rapporti coniugali vanno ricercati dunque solo nel tessuto esistenziale e storico delle singole persone e così le loro modalità di esecuzione, perché anche queste non potranno che rispecchiare sempre e solo quelle stesse loro interiori tensioni.
È infatti per queste ragioni che abbiamo usato, nel titolo di questo capitolo, il termine « scoprire », perché intendiamo che sia ciascuna coppia, più di ogni altro, in grado di operare questa esplorazione nel profondo del proprio agire genitale così da svelare, far emergere, portare a conoscenza ciò che di solito rimane occulto ed ignorato, cioè i significati, i moventi più veri della propria coniugalità.
Noi non faremo altro che segnare una traccia teorica, fissare alcuni punti generali, chiarire alcuni concetti fondamentali lasciando poi ai singoli di affrontare questo lavoro di ricerca, continuarlo e portarlo alla fine così da poter poi finalmente impostare o riimpostare, sulla base dei valori più veri e più autentici, la propria condotta genitale.
Il rapporto coniugale ha un significato unitivo
Se, con mente sgombra da ogni pregiudizio e da ogni complesso, esaminiamo la relazione sessuale coniugale, sia nei suoi vari elementi e momenti costitutivi sia nel suo insieme, non si avrà difficoltà a riconoscere che questa è tutta  improntata a  realizzare  l’incontro  e  l’unione  dei due partner.
Il fatto stesso che questa relazione si svolga essenzialmente a livello della corporeità, con l’impegno di tutti gli organi di senso, sta a confermare che il rapporto è fondamentalmente di percezione, di apertura, di introiezione e di movimento verso l’altro.
Insomma, a diversi gradi e per diverse vie, tutto porta a rendersi conto dell’altro e a creare con questi uno stretto rapporto dialettico, fino a giungere ad una sempre più intima unione.
Non è il caso che si entri ora nei dettagli dei vari contenuti della relazione sessuale, quali ad esempio lo sguardo, la parola, il bacio, la carezza, l’abbraccio, il contatto fisico più specificatamente genitale, l’invaginazione, ecc., per evidenziare il loro significato finalizzante unitivo, relazionale.
È questo già fin troppo evidente anche ad una semplice riflessione.
Quello che invece merita di essere, forse, sottolineato è che questo significato unitivo della relazione sessuale coniugale risponde esattamente alle esigenze ontologiche ed esistenziali dell’essere umano e costituisce per ciò stesso il principio dinamico proprio della tendenzialità sessuale.
Come si sa, la scienza sperimentale moderna ha colto, infatti, il nucleo strutturale dell’essere umano nella potenzialità di essere se stesso, ma a condizione di affermarsi nel riconoscimento di sé attraverso gli altri e di compiersi attraverso una relazione significativa ed unitiva almeno con un altro essere, a lui simile e complementare; un altro che non sia un « oggetto » per l’io, ma un « soggetto » personale così da poter realizzare un vero incontro, uno scambio di comunicazione e di dono, cioè una autentica relazione interpersonale.
L’essere umano è dunque una individualità, una persona, ma solamente nella misura in cui sa trovare lo sviluppo del proprio essere nell’esperienza di una vita di relazioni affettive, amorose, interpersonali.
L’individualità richiede per la sua esistenza, la sua formazione e il suo sviluppo perfettivo l’altro, la comunità familiare, coniugale e sociale.
L’esistenza umana si attua così nella tensione di due antitesi, nella compenetrazione di contrastanti opposizioni:
la più alta valorizzazione dell’individualità nella più intima e sostanziale relazione interpersonale.
Da tutto ciò deriva che l’incontro con l’altro, la relazione interpersonale, rappresenta il bene più essenziale di ogni essere umano.
Questa esigenza di relazionalità non è solamente un bisogno interiore, una prerogativa della persona, dello spirito umano, costituisce anche il nucleo propulsore fondamentale di ogni dinamismo tendenziale biologico, il significato profondo e teleologico (finalistico) di ogni tendenza istintiva sessuale e genitale.
Tutto l’uomo è così animato da questo impulso dinamico della relazionalità, impulso che è contemporaneamente potenza dello spirito ed appetito biologico.
E ciò a conferma dell’unità del composto umano e dell’entità della corporeità con la persona.
Ma allora se, come la scienza ha dimostrato, la sessualità è un elemento fondamentale della struttura umana, perché caratterizzante e determinante la soggettività e la personalità propria di ogni individuo, e questa struttura è poi essenzialmente determinata dal bisogno di relazioni interpersonali, in quanto l’individuo è solo e sempre « soggetto » di relazioni, in permanente situazione di rapporto con sé e con gli altri, è facile anche comprendere ed accettare la sessualità come avente la funzione primaria di strumento operatore della relazionalità umana.
È solo infatti attraverso la componente sessuale che due persone possono arrivare a realizzare un incontro vero, profondo, totale, fino ad una completa fusione, come nel rapporto genitale coniugale.
Tutte le strutture sessuali e genitali dell’essere umano, tutta la tendenzialità erotica sono così caratterizzate da questa funzionalità relazionale il cui scopo principale è quello di portare all’incontro e all’unione di due esseri complementari.
La realizzazione consapevole e piena del significato unitivo delle forze pulsionali sessuali, erotiche e genitali diviene così il primo dovere antropologico e morale dell’individuo in quanto è condizione indispensabile per perseguire il bene personale e la felicità sponsale.
Solamente dopo essere arrivati, partendo dall’esame fenomenologico del rapporto coniugale, a queste conclusioni di tipo bio-ontologico è possibile ritornare al fenomeno della sessualità coniugale per riconoscerlo ed accettarlo nel suo più autentico valore e significato relazionale, unitivo.
Si deve allora ritenere per certo che ogni atto che mira a realizzare un incontro ed un rapporto unitivo con l’altro, anche se questo atto, nella sua espressione fosse solo parziale, superficiale e non ancora totale, purché autentico nel valore, è sessuologicamente e coniugalmente valido.
Si apre così, da queste premesse, la strada ad una miriade di modalità di rapporti unitivi, sessuali e coniugali, veri, che ciascuna coppia può liberamente proporsi e concretamente realizzare.
Il  piacere sessuale ha un valore unitivo
Se possono sembrare più che logiche e convincenti le osservazioni precedenti circa il significato relazionale unitivo del rapporto sessuale, ciò non di meno, bisogna prendere atto che tale concezione viene oggi contrastata da una impostazione sessuologica, teoretica e pratica, che vuole invece il rapporto sessuale solo o principalmente come attività ludica, regolata dal piacere, e, quindi, come sfogo di tensioni libidinali.
In un simile contesto sessuologico si pone una netta distinzione tra il sesso, inteso come attività per provare sensazioni di piacere e soddisfare necessità fisiologiche, e la relazione amorosa, intesa come incontro e risposta ad esigenze affettive, unitive, relazionali.
Le due entità, sesso e relazione amorosa, sono così ritenute sostanzialmente diverse anche se, nella migliore situazione, si pensa possano coesistere.
Le ragioni profonde di questa concezione dissociata dell’esperienza umana coniugale sono varie e non staremo certamente noi qui, ora, ad analizzarle tutte.
Solamente vogliamo ricordare che certamente, tra le varie opinioni che conducono ad una simile concezione, gioca, con una certa importanza, l’idea che il piacere chiuda gli amanti in loro stessi anziché riunirli.
Non si capisce infatti come si possa in pratica sentire l’altro quando si è presi dal piacere. Anzi si crede che nei momento in cui dovrebbe avvenire l’incontro gli amanti sono strappati l’un l’altro proprio dalla violenza del piacere, dell’orgasmo che li sommerge, li trasporta e che sembra renderli più estranei che mai.
E ciò perché il piacere pensa solo a sé stesso, dimentica la carne dell’altro, dimentica l’esistenza dell’altro; e se si continua negli atti di prensione e di penetrazione ciò avviene solo perché l’altro, come oggetto, è divenuto strumento che serve a compiere il proprio soddisfacimento libidinale.
Il piacere sarebbe così, per usare il dire di Sartre, la morte e il fallimento del desiderio dell’altro.
Questo modo di considerare il piacere sessuale si colloca poi bene nella teoria psicanalitica freudiana, almeno così come viene normalmente volgarizzata, che porrebbe il principio del piacere – la libido – come base della sessualità umana, come elemento dominante e determinante di ogni tendenzialità istintuale sessuale, come fine ultimo di ogni aspirazione erotica, come scopo di ogni atto volontario genitale.
Indubbiamente tutto ciò è un artefatto psicologico, il risultato di un particolare orientamento socio-culturale che va riveduto criticamente così come va riveduta quella plurisecolare concezione moralistica che pone in sospetto ogni piacere della carne, quasi non possa esistere il piacere senza peccato, e di conseguenza, non giustifica il piacere congiunto con i rapporti sessuali se non, come fatto accidentale, in ordine al bene della procreazione.
Se per fare questa critica ci si pone di fronte al problema del piacere con quel senso di serena obiettività e con quella linea metodologica indicata e già adottata per gli altri problemi finora incontrati, non sarà difficile trovare la soluzione più corretta e scoprire il più vero ed autentico valore del piacere sessuale.
Il punto di partenza deve essere l’esame fenomenologico del piacere.
Non sarà difficile constatare allora che il piacere sessuale deriva da una stimolazione sensoriale conseguente alla esecuzione di certi atti di relazione con il partner. Ne consegue che il piacere sottosta alla legge dell’azione dalla quale deriva.
Il piacere, che è una emozione, una sensazione positiva la cui qualità non è facilmente descrivibile, non deriva però solo da un semplice stimolo sensoriale, per prodursi comporta uno stato neuro-psichico ed affettivo assai complesso.
Comporta, ad esempio, un elemento conoscitivo, cioè l’apprensione di un certo bene, reale o apparente, da raggiungere o già raggiunto; inoltre un elemento affettivo, cioè la compiacenza della sfera emozionale per la percezione di un oggetto ritenuto conveniente.
Già per questi dati è facile dedurre che il piacere più che essere lo scopo, il fine ultimo delle nostre inconscie e conscie aspirazione è invece il puro e semplice effetto di esse.
Essendo così impegnata, nella produzione del fenomeno piacere, la complessa attività psichica dell’uomo, il piacere non può essere che un sentire non intenzionale; si prova infatti piacere solo a causa di qualche cosa, come realizzazione di ciò che si desidera o si vuole.
Ciò che poi si dovrà osservare è che il piacere è regolatore di certi comportamenti.
Il piacere sessuale infatti agisce anzitutto come stimolo per muovere all’azione e poi come compimento e perfezione ultima dell’azione stessa.
Se osserviamo attentamente il piacere sessuale notiamo subito che la sensazione positiva, l’apprensione affettiva, la partecipazione di simpatia, propria del piacere genitale, costituiscono la più forte spinta verso un sempre più intimo e profondo contatto con l’altro.
Sorto dall’incontro, il piacere, fin che è presente, è la più grande forza di attrazione dei due partner che per esso si sentono dolcemente sollecitati a cercarsi, sentirsi, comunicarsi in una originale forma non verbale, ma non per questo meno ricca di intuizioni, di percezioni e di conoscenze.
Non si dimentichi che il rapporto coniugale è fin’anche nel linguaggio biblico considerato come atto conoscitivo della persona.
Le più profonde sensazioni sono prodotte poi dai movimenti sessuali volontari e involontari e sono perciò proprio questi che portano i due ad una crescente intimità e ad un rapporto sempre più unitivo.
Il piacere non è una condizione statica ma dinamica.
Dobbiamo pur riconoscerlo: in nessun’altra relazione fisica fra due individui esiste un così intimo contatto, una così profonda fusione come nel rapporto sessuale.
E tutto ciò è normalmente prodotto e portato a compimento dal piacere.
Il piacere sessuale non può essere perciò considerato separato da quel movimento fisico e psicologico che ha come scopo fondamentale di predisporre e creare l’unione, la relazione unitiva tra i due.
La ricerca del piacere come fine a sé stesso, comportamento che potrebbe anche essere definito sensualità, è di conseguenza una vera e propria disfunzione sessuale.
Certamente la si trova presente nella natura decaduta dell’essere umano, ma però come tentazione e come forza di disturbo del normale comportamento sessuale umano.
Potrà sembrare un controsenso, ma in realtà chi è orientato alla ricerca del puro piacere sensuale o sensoriale non sa godere a pieno l’esperienza sessuale e quindi neppure il vero piacere sessuale perché questo comporta l’impegno di tutta la persona mentre il piacere sensuale è limitato ai sensi, alla sfera epidermica, è una funzione meramente superficiale.
Chi cerca nel rapporto sessuale, genitale, il piacere per il piacere, è condannato a cogliere solamente una sensazione vuota, scialba, insignificante, perciò è destinato all’insoddisfazione, alla ricerca affannosa di un’estasi che sempre gli sfugge, nonostante l’impiego delle più raffinate tecniche copulatorie e il ricorso alle più varie esperienze, e che mai gli permette di evadere da se stesso, dalla propria solitudine e di colmare la propria ansia esistenziale.
Evidentemente qui si profila la personalità egocentrica, immatura e nevrotica degli individui inclini alla sensualità più che alla sessualità.
La sessualità esige maturità fisica e psichica, una personalità integra ed efficace, capace di impegnarsi totalmente in un rapporto interpersonale.
Chi non da tutto se stesso nell’atto sessuale al suo partner non può aspettarsi un piacere, una esperienza soddisfacente.
L’impegno di sé, la partecipazione relazionale all’incontro interpersonale del coito si rivela e può essere giudicato solo dai risultati.
Questi potrebbero essere così riassunti: una intensa sensazione piacevole diffusa per tutto il corpo, segno di una partecipazione attiva di tutto l’essere, e una profonda soddisfazione conseguente al rapporto, segno di un appagamento delle più profonde esigenze relazionali dell’essere.
Il piacere sessuale è così più che sensazione, emozione sensoriale, è soddisfazione, gioia propria di tutta la persona (1).
Se dunque il piacere sessuale ha un così preciso valore relazionale unitivo, la sua bontà è fuori discussione.
Il principio tomistico che « quanto a bontà o malizia i piaceri ricevono quella delle operazioni di cui risultano » («De malo» q. 15, a. 2, ad 17; e «Somma Teologica», I-II; q. 34, a. 1, c.) è all’evidenza, ancor oggi, in pieno accordo con i dati più aggiornati della sessuologia.
Dopo tutto quanto si è analizzato si può e si deve ritornare, con tutta tranquillità e consapevolezza, al fenomeno del piacere sessuale per assumerlo nel suo più autentico valore di segno espressivo di un impegno relazionale e per cercarlo come mezzo operativo dell’unione sponsale.

(1) Vedi  «La Coppia»  n. 12 dedicata prevalentemente  all’esame  del   fenomeno del piacere e dell’orgasmo,  anche se più propriamente femminile.

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting