Scambi coniugali unitivi, spirituali, affettivi

Rendere unitivo «un atto sessuale»?

 

Spesso ci sono state poste domande di questo tipo: « Potete darci precisazioni concrete e particolareggiate per realizzare un’espressione sessuale unitiva, cioè capace di esprimere la realtà dell’amore che essa deve significare? ».

Abbiamo visto come la disgregazione di molti matrimoni provenga dal fatto che non si vuole nemmeno più « prendere il tempo di amarsi ». Questa carenza, questa mancanza di amore di cui la moglie in particolare soffre in modo più acuto, può avere pericolosissime ripercussioni sulla buona intesa familiare. È l’impossibilità totale di quel duplice scambio che priva gli sposi dei vantaggi del rapporto: « Io sono tuo, tu sei mia, noi due in colui che chiameremo, appena potremo, alla vita ».

Privo di significato affettivo, l’atto sessuale regredirà inevitabilmente allo stadio primario ed istintivo dello sfogo igienico, di un assalto disordinato che non potrà in alcun modo procurare a coloro che vogliono amarsi la « comunione amorosa » necessaria per alimentare e fortificare il loro amore.

Esaminiamo dunque che cosa può recare il linguaggio dell’amicizia coniugale che si estrinseca nella modalità degli scambi di ogni specie. A questi scambi bisogna dedicare il tempo sufficiente affinché possano fornire il loro apporto necessario e benefico in ognuno dei dialoghi coniugali, nei quali il cuore si esprime attraverso il corpo.

  

SCAMBI   SPIRITUALI

 I corpi devono divenire « linguaggio »

 

« L’intimità dei corpi, il loro contatto e l’unico processo biologico fatto scattare da questo contatto: questo è il linguaggio che l’amore sceglie per comunicarsi da un coniuge all’altro e per farli progredire insieme verso una maggiore libertà e verità. I corpi diventano qui linguaggio più di quanto non lo siano mai durante il dialogo di cui è intessuta giorno per giorno la vita coniugale.

 

In essi si allaccia l’unità dei gesti e del senso, come nel linguaggio in cui i significati sono fusi nella massa sonora delle parole. Ed è così che non si possono dissociare le libertà dei coniugi che si danno l’uno all’altro ed i loro corpi che si uniscono per un’opera unica: la realizzazione stessa dell’amore. Nell’istante dell’unione ognuno è per l’altro identificato al suo corpo: il corpo è allora la persona stessa e diviene il corpo dell’altro. L’uomo è il suo corpo che appartiene a sua moglie, » meglio, che lei fa suo; la moglie è il suo corpo che appartiene a suo marito, o meglio, che egli fa suo » (Pousset, Union conjugale et liberté, Ed. du Cerf).

  

Quali possono essere gli elementi concreti di questi scambi?

 

Quantunque questi scambi spettino al « genio » creativo e misterioso della comunione della coppia, si possono tuttavia indicare alcune « vitamine » che possono fortificare l’amore contro i rischi di anemia, per infondergli una vitalità sempre più fiorente.

Accoglienza: ascoltare l’altro, concedersi, adattarsi, completarsi.

Benevolenza: delicatezza, tenerezza, pazienza, umorismo, gioia.

Fiducia: consenso, impegno, speranza, fedeltà, perdono.

Dinamismo: costruire l’amore, innovare, autocontrollo, serenità.

Scambio: comunicazione, comunione, partecipazione, dialogo.

‘Famiglia: dare generosamente la vita, educare i figli.

Crescita: volontà di crescere in unità, apertura agli altri, alla società.

 

SCAMBI DAI CUORI AI CORPI

Scambiare significa, di fatto, « parlare » ed anche « ascoltare ». Come sottolinea volentieri il Dottor Paul Chauchard, « il sesso dell’uomo è nel cervello ». È quindi evidente che non basta cercare nell’altro coniuge le zone erogene con il fine di far nascere un desiderio di unione, poiché essa rischia di rimanere in tal caso al livello delle sensazioni fisiche. Ecco perché il marito, come anche la moglie, se amano veramente, devono ricordarsi che la parola affettuosa deve sempre avere il primato per fare sbocciare l’amore. Tra gli sposi, infatti, il dialogo deve divenire « comunione totale », tanto sentimentale quanto carnale.

Tenendo conto di quanto afferma il Dottor Chauchard, possiamo dedurre che « la zona erogena più importante della donna, ed anche dell’uomo (signore, non dimenticatelo) è l’orecchio… per quello che attende ed intende di parole affettuose ».

 

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