Pregare nella casa

Si è detto, palando dei discepoli di Emmaus, della necessità e della bellezza di invitare nella nostra casa Gesù, Colui che è capace di far ardere il nostro cuore, come maestro ed amico.
Ma, quando lo abbiamo introdotto, come trattenerlo, come dargli quello spazio necessario perché possa continuare la sua opera di evangelizzazione, che tante volte abbiamo visto iniziare in mezzo alla folla e concludersi poi con buone spiegazioni nella intimità amichevole di una casa?
Come fare in modo di lasciarlo parlare e di soffermarci ogni tanto ad ascoltarlo, come Maria a Betania, per non perdere neanche una delle sue parole e dei sui suggerimenti?
Bisogna essere attenti a costruire intorno a Lui un ambiente che gli sia favorevole, che non lo allontani dalla nostra mente e dal nostro cuore.
Custodire nella casa una atmosfera adatta alla preghiera corrisponde, a livello sponsale, al raccoglimento interiore raccomandato ad ogni persona religiosa.
La bellezza di questa situazione è la possibilità che è data a ciascuno dei due sposi di costruirsi in mille modi e in mille occasioni una casa di preghiera adatta a loro, alle loro aspirazioni, al loro progetto di vita.
Ognuno porta il suo mattone e la costruzione non è mai definitiva: occorrono continuamente modifiche, ristrutturazioni, aggiunte e tagli perché l’ambiente sia spiritualmente vivibile.
Pregare nella propria casa vuol dire innanzi tutto eliminare tutti gli elementi di disturbo, i rumori inutili, le chiacchiere vuote…
Come non pensare subito ai grandi diffusori medianici di parole e immagini inquinanti che interferiscono continuamente con la vita che si svolge tra le mura domestiche?
Essi “bucano” le pareti di casa e vi fanno entrare indiscriminatamente il mondo, spesso nella sua veste peggiore.
Riprendersi il dominio del proprio ambiente nella ordinata gestione del tempo e dello spazio non è impossibile, specialmente agli inizi della vita coniugale, quando il fattore decisionale è essenzialmente la coppia, che può instaurare concordemente il suo stile di vita.
Iniziamo col coltivare il silenzio, sembrerebbe un controsenso quando si parla insistentemente dell’importanza del dialogo, ma perché questo avvenga in modo fruttuoso è necessario tanto silenzio, altrimenti non ci si può ascoltare.
E soprattutto non si può ascoltare il nostro Maestro, che abbiamo voluto come ispiratore e guida di una casa di preghiera.
Pregare insieme vuol proprio dire mettersi insieme in ascolto di ciò che Dio dice nell’intimo di ciascuno, secondo tempi e modalità personalissime, perché venga comunicato e soprattutto vissuto in comunione con l’altro.
Gli sposi sono i sacerdoti di questa celebrazione domestica che parte dall’ascolto della Parola, per passare alla consacrazione di ogni momento della vita che si svolge nel tempio della casa e alla comunione di amore nella effusione dello Spirito.
Non è utopia pensare così la propria casa, come luogo e strumento di preghiera..
Si tratta solo di crederci e di provarci.

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