Pregare con i piedi

E’ uscito recentemente un libro dal titolo che può suonare un po’ strano, appunto: “Pregare con i piedi”, in realtà una esposizione intelligente ed erudita di ciò che può significare a livello umano e religioso un’esperienza di pellegrinaggio.
Ci è sembrato qualcosa di molto interessante da proporre ad una coppia in buona forma e libera da impegni particolari in questo tempo di vacanze: partire in due, a piedi, per una meta di forte significanza  spirituale, secondo un modulo consolidato dalla più antica tradizione e pur sempre aperto ad ogni possibile novità.
Un pellegrinaggio è sempre un avvenimento che lascia il segno: è, in qualche modo, il paradigma della vita cristiana., l’immagine di una umanità in cammino, e proclama la consapevolezza che il camminare, così come il faticare, l’amare e il morire stesso, ha un significato e una meta.
Essere in due è già una forza, e questo ha modo di manifestarsi meglio in circostanze che potremmo definire di emergenza, come non mancano mai in un percorso affrontato con spirito di povertà e di penitenza.
Un vero pellegrinaggio non è un viaggio turistico, è più simile ad una avventura dove lui e lei si impegnano in un cammino di ascesi e, per strada, imparano tante lezioni.
Una di queste è la sussidiarietà, il pratico scambio di sostegno reciproco che può andare dalle piccole cose materiali all’incoraggiamento nella stanchezza fisica e morale.
Altra lezione importante nel nostro mondo fatto di beni di consumo è la essenzialità, imposta dalla situazione, che richiede di sbarazzarsi dei pesi superflui, perché si cammina meglio quando si è leggeri e ci si accorge così di quanto sia illusoria la nostra ricerca di rassicurazione quando ci si rifugia nelle cose.
Un’altra è l’umiltà: il riconoscersi bisognosi di aiuto reciproco nella limitatezza delle proprie forze.
E poi c’è la gioia della condivisione, che rende più facile lo slancio verso una meta intravista insieme.
Dicono che coloro che hanno partecipato ad un pellegrinaggio classico, come quello di Santiago, rimangono legati tra loro da un’amicizia che si prolunga e si approfondisce nel tempo, tanto più ciò si potrà realizzare tra due sposi, che hanno camminato insieme sulla stessa strada e hanno potuto conoscersi in modo nuovo.
Sappiamo che Gesù camminava per le strade della Palestina con i suoi discepoli e intanto formava con loro la prima comunità cristiana, anche nella comunità sponsale è sempre pronto ad entrare come misterioso compagno di viaggio e a rivelarsi, come ad Emmaus, mentre parlano di Lui.

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