Pregare al plurale

Nel clima individualista che caratterizza la nostra cultura anche la preghiera rischia, spesso, di assumere tale colore.
Si prega da soli, da soli si chiede aiuto e perdono e si cerca la salvezza della propria anima, ma questo non corrisponde allo stile di preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato.
Quando i suoi discepoli, come era uso verso un maestro, gli chiedono di insegnare loro a pregare come aveva fatto Giovanni Battista con i suoi, Gesù risponde con quella formula fondamentale di preghiera che è il Padre nostro.
“Voi pregate così: Padre nostro….” e in questo modo si toglie di mezzo ogni forma di spirituale egoismo.
Nessuno si salva da solo, tanto meno i due membri di quella realtà così strettamente legata e interdipendente che è la coppia.
Marito e moglie, a volte se lo dimenticassero, sono avvolti insieme dallo sguardo amoroso di Dio e dunque devono imparare a non rivolgersi a Lui separatamente.
Essi, come figli ubbidienti, chiedono al loro Padre celeste il pane, il perdono e la salvezza dal male, tutte cose di cui hanno estremo bisogno e che condividono quotidianamente.
Quando poi hanno imparato bene la lezione del Padre nostro, useranno il plurale anche nelle loro invocazioni.
Ad esempio:
“O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto !” ?
No, l’inizio della preghiera delle ore, allora, si trasformerà spontaneamente, direi necessariamente in :“O Dio, vieni a salvarci.  Signore, vieni presto in nostro aiuto!”
E Dio sarà certo più contento.

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