Postfazione

stanislaw grygiel

L’uomo diventa santo, quando convive con una persona santa e non quando l’imita. La santità imitata non è che un surrogato della santità. Il santo arde della persona santa. Perciò colui che si allontana dalle persone sante si chiude nella solitudine in cui la sua vita spirituale, e quindi anche la santità, non possono non spegnersi, perché la vita spirituale consiste nello scambio dei doni che l’una per l’altra sono le persone. È proprio questo scambio che rende gli uomini santi. La vita spirituale, quel reciproco donarsi delle persone, si compie nella libertà che si manifesta: a) nel loro affidarsi l’una all’altra (la fede), b) nel nutrire la fiducia che la delusione non sarà ultima parola della loro vita (la speranza) e e) nell’identifìcarsi dell’una con l’altra (l’amore) così da diventare sempre più unite fino a essere responsabili l’una dell’altra. L’una è pronta a dare la vita perché l’altra possa vivere. La vita spirituale consiste allora nel vivere nella grazia dell’altra persona. Questa grazia è santificante nella misura in cui l’altra persona alla quale l’una si orienta è santa. La grazia santificante emana dalla presenza della persona alla persona, cioè dalla verità. La grazia santificante si rivelò nella sua pienezza nella santità della persona di Cristo. Basta ricordare l’incontro con la Samaritana alla quale Egli chiese: «Dammi da bere!» (Gv 4,7), oppure il Suo silenzio davanti a Filato, che non aveva il coraggio di essere presente a Gesù. Alla Verità che gli era presente Filato rispose con la domanda che non era che una negazione di Essa: Quid est veritas? Verità è infatti la persona presente per gli altri, cioè verità è l’uomo che vive orientato ad alias, come afferma un antico anagramma: “Quid est veritas? Veritas est vir qui adest.” La verità si rivela nella comunione delle persone.

Solo Dio è santo. Solo la Sua presenza è la Verità. Noi invece non siamo che un desiderio della santità, della verità, vale a dire, desiderio di Dio, di identificarsi con Lui. Il desiderio di Dio riempie il nostro desiderio di unirci con gli altri uomini così che il desiderio che ci conduce agli altri uomini ci conduce a Dio e il desiderio che ci conduce a Dio ci conduce agli uomini. Il nostro compimento e la santità alla quale siamo orientati li troviamo in Dio e negli uomini. La santità è «dono di Dio» (Gv 4, 10), che si rivela negli uomini santi e che perciò riceviamo attraverso di loro, unendoci con loro nella misura in cui essi sono presenti a noi e noi a loro. La santità degli uomini si rivela e si compie negli atti con i quali essi sono presenti l’uno all’altro, ma non si identifica con questi atti. Santa è la loro sorgente, dalla quale gli atti zampillano come acqua necessaria per la vita degli uomini. Sorgente degli atti è la persona. In definitiva è la Persona Divina.

Noi tuttavia non vediamo la persona. Vediamo soltanto i suoi atti. La persona stessa ci passa accanto invisibile, sollevando un soffio di vento che ci sfiora e desta la nostra ammirazione per la sua bellezza, che vediamo sempre “dopo”, riflessa nelle tracce lasciate dai suoi pensieri e dai suoi atti. Seguendo le sue tracce, che chiamerei vestigio.personae, e contemplando da lontano la loro sorgente, cioè la persona che le ha lasciate, tentiamo di indovinare e persino di intuire l’amore la cui bellezza ci chiama a risponderle con il nostro amore e con il nostro lavoro.

L’incontro accade nella reciprocità delle presenze. La reciprocità del passare in modo invisibile, la reciprocità del soffio del vento, la reciprocità del lasciare le tracce, la reciprocità della chiamata e della risposta crea lo spazio per edificare la casa in cui desideriamo dimorare insieme per sempre. È in questa casa che, seguendo le tracce l’uno dell’altro, diventiamo santi, come santo è colui che seguiamo.

La santità ci giunge. Essa viene da noi tutti. E «dono di Dio». Verso il dono si cammina solo in quanto esso stesso giunge a noi. Il dono è da attendere. La casa della santità è Dio. Il Suo Amore edifica questa casa anche nel nostro intimo sul fondamento che è il Suo Figlio Unigenito venuto in mezzo a noi. Le case costruite dagli uomini su diverse fondamenta sprofondano nel nulla che nega la santità desiderata dal cuore dell’uomo, creato come orientato verso Dio (feristi nos ad Te, Domine, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Té).

Dio edifica la primordiale casa della santità per gli uomini nell’atto stesso della creazione, cioè la crea nel Principio. Questa casa primordiale si chiama matrimonio. Dio 1′ edifica dando la vita alla creatura umana nella comunione dell’uomo e della donna (cfr. Gn 1,27), comunione senza la quale né l’uomo né la donna possono comprendere se stessi. La loro alleanza costituisce il momento essenziale della creazione dell’uomo e dell’universo.

Dio crea l’uomo e l’universo nel Suo Figlio e per Suo Figlio. In Lui inoltre porta a compimento ciò che ha cominciato. Proprio per questo Suo Figlio si è incarnato. Nell’incarnazione di Cristo si apre per l’uomo creato dall’Amore di Dio la possibilità di essere trafitto a fondo dallo stesso Amore fino al punto di poter diventare Dio per gratiam. Tutto ciò può avvenire nell’amore in cui gli uomini s’incarnano l’uno nell’altro, diventando nel caso del matrimonio «una carne» (cfr. Gn 2,24).

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