Perdersi e ritrovarsi

Non era più successo niente da molto tempo, o meglio, da un tempo che a lei era sembrato lunghissimo.

Si ritrovava spesso a ripercorrere i noti sentieri lungo il fiume, a sfiorare con lo sguardo e una speranza nascosta tutte le siepi ed i varchi che potevano aprirsi ad un misterioso passaggio, ma non avvertiva nessun richiamo e tutto era così solidamente e crudelmente normale…

Eppure non era stato un sogno.

Doveva solo pazientare ed avere fiducia, come le era stato chiesto, ma, a volte, sembrava che il coraggio dell’attesa le venisse meno.

Poi, una sera, il cuore le si fece improvvisamente leggero, come se Qualcuno l’avesse liberata da quell’immensa malinconia che le pesava addosso, e si ritrovò dove voleva essere: a fianco di lui che l’aspettava.

Non gli disse nemmeno: “Finalmente!  Era ora!” per timore che si rovinasse l’incanto, tanto più che lui era, come sempre, sereno.

Certo il tempo non lo teneva prigioniero, come avveniva per lei e neanche lo spazio…

“Ti ho fatto aspettare?”

Le disse soltanto.

“Ma sai che non dipende da me, però ti ho mandato tanti bei pensieri.

Spero che tu li abbia raccolti

E’ importante che tu affini i tuoi sensi in modo che diventino sensi spirituali, sono indispensabili per chi vuole crescere.

Perché tu vuoi crescere, vero?”

Lei non sapeva che cosa rispondere: sì,certo, voleva crescere, ma le sembrava molto, a volte troppo, faticoso.

A volte le veniva voglia di regredire, che nessuno le chiedesse più niente, ma solo la facesse riposare appagata, come un bambino sul seno della madre, o come un’amante tra le braccia del suo amato.

Si sentì percorsa da un brivido, era quello l’eterno riposo che desiderava, quello che lei si rifiutava ostinatamente di chiedere nelle preghiere per i defunti e al quale, istintivamente si ribellava?

“Sì” disse decisa “voglio crescere, anche se non so come e perché, ma sento che tutto ciò è collegato con la speranza e senza la speranza, ad ogni età, non si può vivere.”

Lui ebbe un sospiro di sollievo e la guardò con amore.

“Così va bene, vedo che hai riletto quel libro sulla speranza del nostro amico Boros che ti ho messo tra le mani.

Speravo che lo facessi e ti aiutasse a prendere quota, se ti decidi ad alzare il volo e ad entrare in questa atmosfera, ti accorgerai che tutto cambia e, nel caos del mondo, si intravede un ordine e una finalità di luce”.

“Sì” disse lei pensierosa “fino a poco tempo fa credevo di essere al termine della mia vita, di essere giunta alla chiusura della mia parabola, punto e basta.

Sapevo bene che per noi credenti c’è poi la via eterna, ma mi sembrava che fosse già tutto stabilito, al di fuori e al di sopra di ogni nostra iniziativa.

Siamo così abituati a considerare l’esistenza umana come un ciclo chiuso, programmato come nascita, crescita, declino e morte, per cui è già molto accettare questo ritmo e fare del nostro meglio in ogni sua tappa, specialmente nell’ultima…

Ora invece ho capito che non esiste nessuna ultima tappa: la vita non è un cerchio che si chiude, ma una spirale che sale verso l’alto, arricchita di tutta l’esperienza precedente e aperta indefinitamente a quella futura.

Così niente va perduto, tutto è importante, ma non definitivo e noi possiamo pronunciare la parola: “sempre” con la fiducia che non si tratta di una illusione.

Questo mi sembra di aver capito in questo lungo periodo di solitudine e di meditazione  che mi è stato donato.

Vedi? Mentre dico “donato” mi sento ancora combattuta e non del tutto sincera.

Di un dono si deve essere riconoscenti e ringraziare,ma io non sono ancora capace di farlo,anche se in teoria capisco che dovrei”.

“Non pretendere troppo da te” disse lui “il ringraziamento e la lode fanno parte della felicità del paradiso e tu non ci sei ancora arrivata.

Il Signore ha pazienza con noi, anche noi dobbiamo averla nei nostri confronti, così come verso gli altri.

E’ già molto che tu sia entrata in questa prospettiva, che non è facile né comune.

Ora è importante mantenere e coltivare questa speranza che ti è stata data e che ti apre al regime dello Spirito.

A proposito di libri, a me è servito molto leggere Teilhard de Chardin.

La sua intuizione di evoluzione è formidabile: anche se questa parola in campo cattolico è sempre un po’ sospetta, in realtà contiene il seme proprio della speranza perché crede nell’essenza positiva dello sviluppo dell’uomo.
Anche a me è sempre sembrato che il mondo allo stato attuale, nonostante la sua bellezza, non sia quello per cui siamo stati fatti!

C’è sempre una insoddisfazione di fondo, una incompiutezza che ci sollecita ad un perfezionamento.

Invece di fuggire il mondo credo che Dio, mettendolo nelle nostre mani, ci chieda di migliorarlo sotto la guida del suo Spirito.

E’ un’avventura aperta.

Pensa a quando mettiamo al mondo un figlio: è come una nuova creazione, a quando scriviamo un libro: è una effusione dello Spirito nel mondo, a quando piantiamo un albero: possiamo fare della terra un giardino!

Possiamo dire con gioia e con umiltà di continuare l’opera delle sue mani!”

Lei pensava alla casa che lui aveva costruito sulla collina, agli alberi che aveva piantato un po’ dappertutto e che ora allargavano i loro rami occupando sempre più spazio, ai tanti libri che aveva scritto e alla carica di entusiasmo che vi aveva messo dentro, ma lui, che evidentemente indovinava il suo pensiero, scuoteva sorridendo la testa:

“Questo non è tutto, è solo l’inizio!

Ci sono cieli nuovi da contemplare e terre nuove da abitare, secondo il grande progetto di Dio dobbiamo preparare la risurrezione.

Quando Dio ha creato il mondo non lo ha fatto come un giocattolo da buttare via una volta usato, ma ha dato inizio ad una avventura che siamo chiamati a vivere con Lui.

Noi non sappiamo ancora tutto quello che ci aspetta, ma sappiamo che la creazione non è finita e che ci è dato perfezionarla.

Il nostro bell’amore nato sulla terra e continuato qui ne è già un esempio e io ti posso amare non solo per quello che sei stata, non solo per quanto ti conosco, ma per quello che non sei ancora e che certamente diventerai”.

Lei era troppo commossa per parlare, ma si sentiva felice per l’esperienza che stava vivendo, come un anticipo della misteriosa felicità del paradiso.

Era così contenta che aveva voglia di ridere, cosa che non le accadeva più da tanto tempo .

“Davvero?” chiese allegramente  “quello che noi abbiamo fatto di stupido o di sbagliato può essere rifatto corretto nel mondo risorto?

Quel maglione giallo color pulcino, che ti avevo fatto appena sposati, e che ti cadeva addosso da tutte le parti tanto era lungo e largo, potrò provare a rifartelo in modo che ti vada a pennello?

E quelle note, che suonavo in modo così barbaro con il mio pianoforte, potrò riprenderle ancora e restituirle alla loro armonia? Allora sarà bene che incominci ad esercitarmi!

E nel mondo nuovo tu imparerai mai a potare le piante senza distruggerle? Mi sembra un miracolo!”

Poi si fece seria:

“Sai” disse “una delle più grandi sofferenze della mia vita è stata quella di non poter tornare indietro per rimediare a tutto quello che avevo fatto di sbagliato o che non avevo addirittura fatto…

Quella parola di amore che non ti avevo detto, quella apertura del cuore che mi era stata chiesta dalle persone che mi erano vicino e che io non ho saputo soddisfare.

Dire: non potranno mai sapere i miei figli, i miei genitori, i miei amici quanto li amavo in quei momenti in cui avevano bisogno che glielo dicessi, che glielo dimostrassi e non ne sono stata capace.

Quell’autodifesa che senza volerlo diventa offesa, quel timore di perdersi insieme ai nostri principi, che costruisce barriere invece di legami di amore.

Mi sono lasciata alle spalle tante occasioni buone che, credevo, non si sarebbero mai più ripresentate e, invece, ora, penso di potermi far perdonare e di riempire quei vuoti dolorosi di cui è costellata la mia storia”.

“Si chiamano rimpianti” disse lui “tutti ne abbiamo, ma non dobbiamo lasciarci imprigionare dai ricordi negativi, perché abbiamo la possibilità di rimuoverli e di rinnovarci.

Possiamo iniziare subito!

Che cosa ne diresti di cominciare a liberarti di quel piccolo, caparbio, io, che ti sei costruita nel tempo ed è diventato la tua identità psicologica, quella a cui sei così attaccata e pronta a difendere con le unghie e coi denti?

Il Maestro ha parlato chiaro: per seguirlo bisogna rinunciare a e stessi.

Per questo è importante la morte, quella fisica, che, quando arriva, fa piazza pulita di tutte le tue resistenze, e quella interiore che è propria dei santi, i quali hanno capito che cos’è la mortificazione.

“Chi perde la propria vita la troverà”, non più quella “propria” meschinamente egoista, che teme sempre per sé e si fissa in comportamenti sclerotizzati, ma quella di Dio, che si lascia guidare dal vento dello Spirito e si apre alla avventura della sua volontà.

Dimenticarsi di sé sembra un difficile programma penitenziale e invece è la cosa più intelligente che l’uomo può fare, quando ha scoperto che c’è un Altro a cui sta immensamente a cuore e a cui si può totalmente affidare.

Non ti senti subito più leggera?

E’ la vita vera che incomincia e tu sei come un bambino che ogni giorno si ciba di quelle briciole di verità che il Padre gli dona.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano” e non ci affanneremo più per il domani, ma neppure per ieri che è passato e non ci riguarda più.

Sono forti le parole di San Paolo ai Filippesi, quando dice, dopo tutte le esperienze negative e positive della sua vita travagliata: “Una cosa faccio: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per ottenere il premio della celesta vocazione di Dio in Cristo Gesù”.

La nostra cittadinanza  è nei cieli, è questa la base stabile su cui possiamo costruire la nostra vita..”

“Una costruzione a rovescio? Con i piedi in cielo e la testa in giù?” rise lei.

“Ma no! Basta rovesciare la nostra prospettiva e dare la giusta consistenza alle cose .

Questa è la vera metanoia, la conversione!”

Tutto sembrò improvvisamente avere un peso diverso:

La pietra in mezzo alla strada sembrò leggera come un sassolino, da spostare con un soffio; l’acqua del fiume, luccicante al sole, divenne un tappeto d’argento su cui scivolare insieme e le colline all’orizzonte si avvicinarono gentilmente tanto da poter accarezzare l’erba verde dei loro prati scoscesi…

E il sole brillò così forte da costringerla a chiudere gli occhi per non restarne accecata.

Qualcuno le sussurrava : “Ecco faccio nuove tutte le cose, incominciando da te!”

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