Per capire la parola di Dio

Allora il Signore Dio fece cadere un sonno profondo sull’uomo, che si addormentò, poi gli tolse una delle costale e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio costruì la costala, che aveva tolto all’uomo, formandone una donna.

L’umano ora è scisso in due parti: ish e isha, che potremmo tradurre con uomo/uoma o donno/donna.

La donna (isbà) viene creata come risposta al bisogno di corrispondenza, di parità dell’umano diventato uomo (ish).

Ecco una prima, straordinaria intuizione: la coppia è la risposta alla solitudine dell’umano, e la diversità sessuale rappresenta le due facce di una stessa medaglia. L’essere umano, l’umano, è scisso in uomo e donna.

L’essere umano è diviso in due facce complementari, che formano un’unicità, se unite.

Noi non ci innamoriamo di una persona identica a noi e se così accade bisogna fare molta attenzione!

Non mi innamoro di te perché mi sei specchio, o perché in te vedo riflesso il mio egocentrismo.

Diffido delle coppie che condividono tutto: interessi, passioni, sport, cultura, musica.

Certo: è bene avere delle affinità, ma guai a tentare di compiacere il partner assumendone acriticamente gli stessi stili.

La bellezza della coppia sta proprio nella diversità come opportunità di conoscere un mondo nuovo!

Il maschile e il femminile sono due maniere di vedere il mondo in modi molto diversi.

A volte è faticoso accettare la prospettiva dell’altro: richiede l’uscire da se stessi, il dialogo e il confronto, la capacità di mettersi in discussione.

L’obiettivo nella coppia non è convincere l’altro/a a diventare come me, ma, insieme noi due, diventare qualcosa di diverso dalla somma di due unità!

La divisione avviene durante il sonno: l’uomo non assiste alla creazione della donna, è un mistero quello che accade.

Ognuno di noi è mistero all’altro.

Possiamo vivere insieme da decenni, ma ognuno è mistero a se stesso (cambiarne con gli anni, io non sono la persona che ero vent’anni fa e nessuno lo è!) e all’altro. Non riconoscere questo aspetto eccedente dell’altro, la sua componente sconosciuta, misterica, significa negare la realtà, compromettere la possibilità di crescere insieme, rifugiarsi nel comodo stereotipo di sapere tutto del coniuge, del figlio, dell’amico.

Molti amori muoiono perché ci si convince di non avere più nulla da scoprire dell’altro quando, invece, è proprio il cambiamento continuo che viviamo, come singoli e come coppia, a mettere pepe nella relazione!

Poi la condusse all’uomo.

È sempre Dio che conduce, che la/lo conduce, che ci (conduce: anche se pensiamo di essere noi a gestire il gioco, in realtà è Dio a condurre.

Ci siamo incontrati e innamorati: le coppie si conoscono in mille modi diversi, certo, mala Genesiafferma che dietro la “casualità” di un incontro c’è sempre la volontà di Dio.

Dio non agisce puntualmente nelle nostre vicende, non fa partire il treno in ritardo affinché io possa conoscere il mio futuro sposo, ovvio, ma possiamo riconoscere, magari a distanza di tempo, una sua presenza benevola nello svolgersi degli eventi che ci hanno fatto diventare coppia.

Sposarsi nel Signore significa riconoscere questo primato, riconoscere non soltanto che l’amore che proviamo proviene da Dio, ma che Dio interviene delicatamente negli eventi perché si realizzi un progetto di coppia.

 Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso delle mie ossa e carne della mia carne! Costei si chiamerà donna perché dall’uomo fu. tratta».

È la prima volta che Adamo parla! È la prima volta che (comunica, che dice qualcosa ad un suo pari.

Questa volta: l’amore arriva dopo vari tentativi. Possiamo avere avuto diverse storie nella nostra vita ma, alla fine, sperimentiamo che un solo amore è quello giusto, quello su cui vogliamo investire, quello che ci toglie dalla solitudine e ci proietta verso la pienezza.

L’affermazione di Adamo indica lo stupore: nemmeno noi sappiamo perché ci siamo innamorati di una persona e non di un’altra, magari migliore. L’innamoramento è dono inatteso, provocato da qualcun altro, si riconosce l’amato come parte di sé, è il momento dell’euforia, della gioia intensa, sono due parti della stessa creatura (ish/isha) che si riuniscono.

Non possiamo programmare un innamoramento, è qualcosa che sfugge completamente alla nostra volontà.

È un momento talmente intenso e forte che rischia di essere totalizzante, di fagocitare ogni altra emozione, ogni altra considerazione. E un evento folle che ci inebria, che ci stordisce, che raddoppia le nostre energie.

Per questo l’uomo abbandona suo padre e sua madre e si attacca alla sua donna e i due diventano una sola carne.

È una logica conseguenza: l’innamoramento produce l’abbandono delle proprie origini, un superamento della propria esperienza familiare (gioiosa o dolorante che sia), suscita attaccamento (!), desiderio di stare con l’altro, si diventa una sola carne, una sola entità, non solo nel senso fisico, ma soprattutto in senso interiore: sento che l’altro mi completa.

A partire dall’innamoramento costruisco una coppia, immagino il futuro, a partire dall’emozione di conoscerti desidero condividere con te il resto della mia vita.

 

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting