Paolino da Nola e Terasia

Ogni vero incontro  di una coppia, nella sua originalità, è come un seme misterioso destinato a svilupparsi nel tempo in un modo imprevedibile.

A distanza di tempo possiamo poi ammirarne i frutti e rallegrarci per tutta la ricchezza che ne è derivata.

E’ questa la storia di tutti i matrimoni riusciti, sia che rimangano segreti, sia che siano diventati famosi.

Uno di questi ultimi, con caratteristiche molto particolari, è senza dubbio quello di San Paolino da Nola e di sua moglie Terasia.  

Di Terasia non sappiamo molto, specialmente a confronto del marito, ma questo è un aspetto abbastanza comune delle coppie illustri, nelle quali uno (solitamente l’uomo) lascia nell’ombra l’altro.

Di Paolino di Nola, invece, si sanno parecchie cose: lo abbiamo incontrato già nei nostri studi liceali come un poeta latino cristiano, che si inserisce nel filone dell’apologetica del quarto secolo.

Egli, nei suoi scritti, esalta la bellezza della fede che fa “scomparire  quella della poesia classica dove non compariva la verità di Cristo”.

“Perché mi esorti, o padre, a ritornare alle Muse alle quali ho rinunciato?”

Scrive Paolino all’amato maestro Ausonio, di cui era stato a lungo discepolo, condividendone la cultura e l’ispirazione poetica.

“Ora un’altra forza muove la mia mente, un Dio più potente, che richiede altri costumi!”

Eppure Maropio Ponzio Paolino nato a Bordeau nel 355, dalla nobile famiglia degli Anici, aveva davanti a sé una bella carriera, tanto che nel 381 era già Governatore della Campania.

Qui, a Nola, fioriva il culto del martire Felice che rimane nel cuore di Paolino come un primo richiamo alla bellezza della religione cristiana e lascia una traccia profonda, destinata a segnare tutta la sua vita.

Tornato in patria, si reca poi in Spagna, dove incontra la bella, ricca e nobile Terasia.

Ma la bella Terasia non era soltanto nobile e ricca, era anche cristiana e questo fatto influenzerà molto Paolino, il quale si converte alla religione cristiana e sposa Terasia.

Per i due giovani incomincia così un cammino  in cui si intrecciano profondamente esigenze religiose ed umane, in una comune ricerca di perfezione e di felicità.

Si stabiliscono a Barcellona, con tutte le prospettive di una tranquilla vita familiare, ma lì, nella notte di Natale, succede qualcosa di impensabile ai giorni nostri, ma di possibile allora: mentre i due sposi sono raccolti in preghiera la vox populi, che in quei tempi aveva molto peso, acclama Paolino sacerdote, riconoscendo in lui tutte le qualità che lo potevano indicare come tale.

Pur essendo colto di sorpresa, Paolino accetta di diventare prete, a condizione però di non essere legato alla Chiesa di Barcellona.

E Terasia? Terasia ormai fa parte del suo progetto di vita, comunque e dovunque.

Poi viene la sofferenza: la perdita di un bambino appena nato, la morte improvvisa del fratello e i grandi interrogativi che dà il dolore.

I due sposi decidono di liberarsi di tutti i loro beni e intraprendere un viaggio di ritorno in Campania, dove si stabiliscono a Nola fuori le mura, presso il santuario di San Felice, traendo il loro sostentamento da un poderetto che si erano riservato.

L’orizzonte si allarga e si fa strada un antico desiderio di vita monastica, da realizzare all’ombra del santuario di San Felice, per accogliere e sostenere i numerosi pellegrini che lì convenivano.

In quegli anni di grazia essi potevano contare sull’amicizia (spesso soltanto epistolare, ma non per questo meno valida) e sull’esempio di grandi santi della Chiesa: si chiamavano Ambrogio, Agostino, Alipio, Gerolamo, Martino di Tours…

E’ sorprendente come questi personaggi, in un’epoca che presentava tante difficoltà di spostamenti e di comunicazione, riuscissero a far circolare il loro pensiero per tutto il mondo conosciuto e a “sostenersi” a vicenda nelle loro grandi avventure di vita.

Così Paolino e Terasia fondano due monasteri, uno maschile e uno femminile, dove si ritirano a vivere.

Che tipo di matrimonio è questo, viene da chiedersi, dove marito e moglie vivono separati, in monasteri diversi, anche se a poca distanza tra loro?

In realtà questa separazione, a parte l’aspetto ascetico, non  doveva incidere molto sulla loro “vita di coppia”, dal momento che essi sono mossi dalla stessa ispirazione, realizzano un grande progetto comune e condividono la loro esperienza con i loro ispiratori ed amici, scrivendo lettere interessanti in cui si firmano insieme: “Paolino e Terasia peccatori”.

E l’amico Agostino risponde , mandando a salutare la “diletta Terasia”.

Nella epistola 27, indirizzata a Paolino scrive : “Qui si vede una sposa che non è per il proprio sposo guida alle mollezze della vita, bensì ritorna nelle ossa del proprio sposo apportatrice di fortezza.

A lei, ritornata e ricondotta a formare una sola cosa con te, e a te, legato da vincoli spirituali tanto più saldi quanto più sono casti, ricambiamo i saluti, con gli omaggi dovuti alla vostra santità”.

Se questo non si chiama matrimonio?!

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