Paesaggi

Lui amava il mare e lei, naturalmente, la montagna.

La cosa era ormai pacificamente accettata da entrambi in tutta la chiarezza della sua fenomenologia.
Al mare lui sedeva per ore sulla punta del molo o sugli scogli più inaccessibili e scivolosi per pescare dei pesciolini lunghi così, che poi restituiva regolarmente al loro elemento, salvo trattenerne qualcuno dei più curiosi da mostrare a casa, mentre lei si accontentava di raccogliere melanconicamente conchiglie o sassolini ben levigati dalle acque.
Invece, in montagna, lei si arrampicava volentieri per i sentieri più impervi, attratta specialmente da quelli che non si sapeva dove sbucassero, mentre lui la aspettava seduto sul bordo del prato, intento a leggere e sottolineare con impegno l’ultimo libro o l’ultima rivista che aveva tra le mani.
Ma, così facendo, non si perdevano forse, a turno, il significato profondo di quei paesaggi tanto più grandi di loro?
“Non è che non mi piaccia il mare” diceva lei perplessa,quando si trattava di decidere per le vacanze “ma il mare è una cosa e la vita di spiaggia è un’altra!
Anche il sole mi piace, ma non per farmi rosolare.
Insomma non mi sento né un pesce né una lucertola e poi quella massa d’acqua sempre in movimento mi dà un senso acuto del mio limite e mi innervosisce…”
“E’ questione di tipologia” sosteneva lui.
“Io che sono un tipo viscerotonico pastoso sto bene al mare, è naturale che per i tipi cerebrotonici nervosi come te sia più indicata la montagna.
Allora che cosa decidiamo?”
Non li sfiorava neppure l’idea di vacanze separate: non sarebbero più state vacanze.
Provarono una volta a scoprire e ad elencare insieme i pregi dell’ambiente preferito, un po’ per gioco e un po’ per scalfire i pregiudizi dell’altro.
Vennero fuori due tabelle molto interessanti, basate in gran parte su ricordi e su sensazioni molto personali, ma che potevano essere un punto di partenza per discussioni e ripensamenti.
Che cosa evocava in lui la parola: mare?

Mare = vacanze della sua infanzia
= barche di pescatori che prendono il largo
= tramonti sull’acqua che si tinge di rosso
= grandi navi disegnate sull’orizzonte
= scogli battuti dalle onde
= profili e grida di gabbiani
= trasparenze di bassi fondali
= carezze di onde sulla spiaggia
= labili orme sulla morbida sabbia
= colori cupi di acque profonde
= fazzoletti di vele bianche
= brezza pulita del mattino

E la montagna che cosa significava per lei?

Montagna = escursioni di età giovanile
= tappeto verde ai suoi piedi
= suggestioni di eremitaggi
= silenzi
= prossimità di cielo
= offerta pudica di fiori
= richiamo di cime più alte
= ondate di vento
= profumi misteriosi di erbe
= sedili di pietra
= voci sommesse di acque
= oro al tramonto sui prati

Era evidente che esisteva una corrispondenza tra ciò che ciascuno di loro due cercava e ciò che vedeva, un distendersi dell’anima nei paesaggi amici, che poteva essere comunicato ma non sempre compreso.
“E se, messi da parte i nostri gusti personali, cercassimo di scoprire nel vangelo quelli del nostro Maestro, che rappresenta l’uomo perfetto anche dal punto di vista tipologico?” Si dissero.
“Benissimo!  Incomincio io” Disse lei
“La montagna è cara a Gesù come il luogo della preghiera,
come il luogo delle beatitudini,
come il luogo della trasfigurazione,
come il luogo della crocifissione,
come il luogo della ascensione al cielo.”
“Certamente” continuò lui “ma il mare gli è altrettanto familiare perché
È il luogo della vocazione degli apostoli,
è il luogo della sua predicazione,
è il luogo della prova nella tempesta,
è il luogo delle sue apparizioni,
è il luogo della pesca miracolosa.”
Pareggio.
Non restava loro che utilizzare questi schemi per imparare ad interpretare e gustare il luogo, qualunque esso fosse, delle loro vacanze.
Del resto conclusero che per i bambini l’ambiente più adatto era il mare, perciò la scelta era obbligata.
Avrebbero avuto tempo di salire sui monti più tardi, nei giorni della loro saggezza, come due bravi pellegrini che, voltate le spalle al mare, sono in cammino verso la sorgente.

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