Necessità di uscire dal vicolo cieco

Necessità di uscire dal vicolo cieco
(estratto dal libro “Bellezza e spiritualità dell’amore coniugale”)

Comunque, la pratica della vita, come pure l’esperienza ottenuta grazie ad essa, fa venire l’idea che forse questa sia proprio l’unica via di uscita dal vicolo cieco, che si sta creando sempre di più intorno al matrimonio. Quel vicolo cieco che viene evidenziato dai fatti, dagli articoli della stampa, dalle pubblicazioni più ampie e, oltre a ciò, anche da un crescente “stile di vita” che con tanta violenza entra anche nei costumi di persone credenti, che sono cristiani non solamente di nome, e che spesso viene accettato come qualcosa di “normale”. Con questo scopo ho raccolto un certo numero di discorsi pubblicistici. D’altronde, anche la nostra esperienza suggerisce che in tantissimi casi la vita di coppia possieda per una persona credente il carattere di una prova delle forze spirituali e morali, delle forze della fede e del carattere cristiano. Il costume sociale e la tradizione dell’ambiente sembrano aiutarci sempre di meno. È importante, quindi che noi, fedeli e pastori, non ci facciamo schiacciare dall’eloquenza di fatti numerosi. Se non vogliamo smettere di credere nel matrimonio quale realtà di Dio, come uno dei terreni su cui gioca un ruolo non solo l’uomo con la sua concupiscenza e, in generale, con la sua natura decaduta, ma anche il Signore con la Sua grazia, dobbiamo non solo acquistare una forte convinzione circa le possibilità di perfezione realizzata in questo stato di vita, ma anche provare a mettere in pratica queste possibilità.Perché proprio in ciò dovrebbe consistere la via d’uscita da questo vicolo cieco? Innanzitutto perché il matrimonio – è il mio parere basato sull’esperienza pastorale – può mantenersi al livello che definiamo “naturale” (cioè conforme alle esigenze della legge della natura e all’ordine morale naturale) esclusivamente I grazie ad una tensione verso la perfezione. Non riuscirà invece a restare su questo livello se già in partenza si sostiene una norma negativa, cioè esclusivamente un certo “non si deve”.


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