Lui e Lei – Un uomo, una donna, un canto

Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, migliore del vino è il tuo amore. Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza, aroma che si spande è il tuo nome: per questo le ragazze di te si innamorano. Trascinami con te, corriamo! (Cantico dei Cantici 1,2-3)

Alzati, amica mia, mia bella e vieni, presto! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico sta maturando i primi frutti e le viti in fiore spandono profumo. (Cantico dei Cantici 2, 10b-13a)

Mi sono alzata per aprire al mio amato e le mie mani stillavano mirra; fluiva mirra dalle mie dita sulla maniglia del mio chiavistello. Ho aperto allora all’amato mio, ma l’amato mio se n’era andato, era scomparso. Io venni meno, per la sua scomparsa; l’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non mi ha risposto. (Cantico dei Cantici 5,5-6)

 

Io sono la sposa del Cantico. La donna più invidiata al mondo.

Colta nel momento fulgido dell’amore sbocciato, corrisposto e pienamente vissuto.

Non ho nome. Qualunque donna può immaginare di essere me, può fare sue le parole che pronuncio per lodare la bellezza del mio amato, può sentire sulla propria pelle le carezze che mi rendono languida e appagata.

La mia storia non ha inizio, né fine.

Fluttua tra il sentimento che la ispira e i corpi che ne danno concretezza.

Non si può dire che sia inventata perché tutte le coppie innamorate possono testimoniare che accade proprio così.

Ci si trova un giorno inebriati d’amore e più nessuna parola ha senso se non per descrivere la bellezza dell’altro, la voluttà del desiderio, la disperazione della sua assenza, l’ansia di ritrovarlo.

Una storia antica che nessuno si stanca di ascoltare.

Che tutti sanno e che quasi tutti hanno provato in prima persona. E chi non l’ha provata l’ha sognata.

Forse anche per me è stato tutto un sogno? Lo so che qualcuno lo crede.

Non gli sembra vero che io, bruna anche se bella, un attimo prima pastorella, un attimo dopo principessa e concubina del re, abbia trovato un uomo che sia rimasto talmente deliziato dal mio aspetto da elogiarmi così tanto e con così bei paragoni.

Voi dite che siano frasi che ha trovato dentro i cioccolatini?

È perché siete cattivi e perché non avete visto i suoi occhi mentre le pronunciava, la bramosia delle sue mani che anelavano a toccarmi.

Sono espressioni di un vero innamorato, vi dico.

Come io sono innamorata di lui.

Fremo sotto il suo sguardo, ogni particolare di lui mi sembra incantevole.

È il più bello tra gli uomini e se anche non lo fosse a me lo sembrerebbe lo stesso.

Allora, visto che non riuscite a scalfire la mia certezza d’amore, sento che, pur muta, c’è una domanda che vorreste farmi e che forse trattenete per pietà, per non far cadere il mio castello di carta.

Per quanto, bella Sulamita, sarai al centro delle sue attenzioni e per te non ci sarà altro che lui?

Di nuovo non capite. Ma per questo attimo eterno!

Il tempo non esiste. Tutto è presente, contemporaneamente.

Prima di questo amore, io non so come fossi, semplicemente non esistevo.

E lui nemmeno.

Sono stata io che l’ho chiamato alla vita anche se da tempo camminava su questa terra.

E io chi ero prima di incontrare il suo sguardo?

Ero goffa e sgraziata, incapace di trovare un senso ai miei gesti I quotidiani.

Forse le mie fattezze saranno state le stesse, ma lo specchio non serviva a restituirmi un’immagine del mio corpo che mi soddisfacesse.

Tutte le donne mi sembravano migliori di me, più adatte ad essere amiate.

Non avevo alcuna fiducia che un giorno anch’io sarei stata felice.

E invece quel giorno è venuto, ed è ora.

Perché dovrei interrogarmi sul futuro? Sarebbe inutile e stolto.

Perderei l’oggi senza per questo guadagnare alcuna certezza per il domani.

D’altra parte, o gli credo o spreco il mio tempo a cercare le prove li ciò che non ha spiegazione.

L’amore è un atto di fede.

Io sono un pastore, un principe, un re, un brigante, uno schiavo.

Non so neanch’io chi sono. Solo un uomo che nasce tra le braccia di questa donna che si degna di accettare il mio abbraccio, di ascoltare il mio canto, di bere il mio miele.

Non mi ha chiesto se sono ricco, se ho una casa in cui condurla o se continuerò per sempre ad amarla distesa sull’erba di queste colline.

Se i capretti a cui la paragono sono miei o del mio padrone.

Se presto non potrò più essere tutto per lei e sarò costretto ad andare lontano per garantire ad entrambi la sopravvivenza.

Non abbiamo parlato di cose pratiche e certo, nelle poche pagine che offriamo al mondo, non ne parleremo mai.

Ogni coppia conosce a memoria la fine dell’incanto e l’inizio del ritorno coi piedi per terra.

Noi preferiamo continuare a volare.

Resteremo per sempre giovani e senza difetti, come agnelli da sacrificare che, finché non insanguineranno l’altare, resteranno appagati e festosi a brucare l’erba più verde.

 

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