L’eiaculazione, un fenomeno ambivalente: unitivo e procreativo

Capitolo V
L’eiaculazione, un fenomeno ambivalente: unitivo e procreativo

Non si può analizzare il fenomeno della relazione genitale umana senza fermarsi a considerare l’eiaculazione.
Essendo questa, quando esiste, conclusiva dell’atto copulatorio dovrebbe apparire qualificante e significativa delle finalità proprie dell’amplesso coniugale più di ogni altro elemento fisiologico.
L’eiaculazione, come si sa, consiste nell’emissione del liquido seminale all’esterno del corpo maschile.
Questo fenomeno si verifica normalmente con l’orgasmo, cioè con il raggiungimento del massimo grado di voluttà e di piacere, quindi di intimità, associato al desiderio imperioso di scaricare l’energia erotica accumulata durante le varie precedenti fasi dell’amplesso.
Poiché il contenuto del liquido eiaculato è prevalentemente costituito da cellule germinali è facile pensare che lo scopo essenziale del fenomeno eiaculatorio sia quello procreativo.
Così infatti si è fino ad ora ritenuto, e quel che è da notare è che da questo rilievo si è passati a prospettare ed interpretare tutta la fenomenologia copulatoria in chiave prevalentemente, se non addirittura esclusivamente, procreativa.
Per una esatta valutazione dei dati naturali bisogna invece osservare che, se l’eiaculazione può esprimere la messa in opera di una certa procreatività mascolina, prima
di arrivare ad affermare che la finalità intrinseca della copula è la procreazione bisognerebbe poter dimostrare, almeno, che questa procreatività, indubbiamente legata alla copula, è ogni volta sufficiente per determinare un concepimento. Il che non è affatto possibile.
Non va certamente ignorato che la copula è essenzialmente un atto genitale della coppia e che per essere capace di procreazione deve essere comprensiva delle procreatività dei due partner.
Se la procreatività mascolina è producibile sempre con l’eiaculazione, come atto conclusivo di ogni copula, questa stessa procreatività, perché sia utile ed efficace, deve prodursi però in coincidenza della procreativìtà femminile.
La procreatività femminile invece è l’insieme dei fenomeni biologici, ovulatori e cervicali, che, come si vedrà nel capitolo che segue, si verificano solo per un brevissimo periodo, ad ogni ciclo mestruale, ed è indipendente da ogni attività sessuale e copulatoria.
Per parte femminile se la copula è dunque condizione per concepire, non è però direttamente ordinata alla fecondità in quanto non coinvolge alcuna sua procreatività.
Questa è poi talmente limitata nel tempo e nello spazio che se la si vuoi utilizzare deve essere direttamente ricercata.
Se la fecondità umana è così molto raramente il « finis operis » di atti copulatori come potrà essere considerata il loro fine specifico o intrinseco?
Sarà forse più appropriato parlare di fine estrinseco in quanto è perseguibile solo responsabilmente con deliberata volontà di ricerca dei momenti di coincidenza delle procreatività dei due coniugi.
Perché di fatto una copula sia realmente procreativa è indispensabile che, in coincidenza del periodo ovulatorio e in condizioni di procreatività femminile, si abbia l’eiaculazione.
L’eiaculazione è senza dubbio, in riferimento al fine procreativo, un elemento fondamentale, ma essenziale quanto l’ovulazione e gli altri elementi di procreatività femminile e va perciò perseguita quanto va ricercato il periodo fertile della donna.
L’eiaculazione non può allora, di per sé, qualificarsi come elemento fondamentale o esclusivamente procreativo, in quanto tale prerogativa è troppo condizionata dalla esistenza dei fattori di fecondabilità femminile.
Ne deriva che l’elemento condizionante e qualificante la finalità procreativa della relazione genitale umana è semmai legato, più che alla eiaculazione, all’ovulazione.
Porsi responsabilmente il fine procreativo vuoi dire dunque, per la coppia umana, non solamente attuare una copula con eiaculazione, ma realizzarla nel preciso momento di fertilità femminile. In altre parole, per la condizione umana, ed in perfetta consonanza con la sua dignità, voler procreare vuoi dire in pratica assumere liberamente e responsabilmente, a livello della persona, la procreatività femminile per farla coincidere con quella maschile.
La finalità procreativa dell’agire umano comporta così la ricerca e l’attuazione di questi due elementi coessenziali.
Non essendo poi, questi elementi, prodotti ambedue direttamente dalla copula, anche se sono, in modo diverso, strettamente legati ad essa, vuoi dire chiaramente che la copula di per sé non esaurisce tutta la sua finalità nella procreazione.
E in particolare se l’eiaculazione non è sufficiente per determinare il concepimento e pertanto se la procreatività che rappresenta non può essere ritenuta il suo fine intrinseco ed esclusivo, deve pur esserci un’altra finalità che sia invece specifica e sempre compresente ad ogni fenomeno eiaculatorio.
Questa nuova finalità sarà quella che non solo dovrà caratterizzare l’eiaculazione, ma anche tutta la sessualità e genitalità umana, quindi tutta la vita coniugale, dando ad essa tutto il suo più vero e primo significato.
Anche se è facile capire, da tutto quanto si è finora scritto, che questa finalità primaria non può essere che quella unitiva, non è però altrettanto semplice riconoscerla, di fatto, nel fenomeno eiaculatorio.
La difficoltà a riscontrare ed accettare questa finalità unitiva insita nel fenomeno eiaculatorio dipende dalla scarsa riflessione e quindi dalla poca chiarezza che si ha a proposito della essenza e della dinamica inconscia, psicologica, oltre che fisiologica, dell’atto coniugale e, in particolare, dell’eiaculazione.
Dobbiamo rifarci allora, come sempre, all’esame dei dati naturali del rapporto coniugale, consci che sono immancabilmente implicite nelle infrastrutture di questi dati le finalità proprie della relazione sessuale e che sono poi queste finalità a costituire il principio dinamico della stessa funzionalità genitale.
Certamente non è facile trovare al di sotto di una data fenomenologia biologica il suo vero significato teleologico, finalistico.
Si può sempre errare o con interpretazioni soggettive o con interpretazioni condizionate da particolari orientamenti socio-culturali.
Sta di fatto però che è sempre meglio una teoria inesatta che una teoria inesistente e che nell’interpretazione dei fenomeni è sempre opportuno accettare e prendere come buona ogni teoria, anche se debolmente esperimentata, nell’attesa di poterla sostituire con una migliore (Haekel).
Con la consapevolezza di questi limiti osiamo offrire allora una traccia di come dovrebbe essere vissuto il rapporto coniugale ed in particolare il fenomeno dell’eiaculazione.
Seguendo, ma con ampia libertà di scelta, l’interpretazione psicanalitica dell’ungherese Sandor Ferencsi possiamo ravvisare nel rapporto coniugale la sequenza di tre processi di identificazione.
Il primo processo si svolge all’inizio della relazione sessuale quando il soggetto si genitalizza, si identifica cioè completamente con l’organo esecutore del rapporto coniugale.
Come già si è detto in precedenza l’apparato genitale non deve essere considerato come un « qualcosa » di estraneo da sé, un « oggetto » di cui si può disporre liberamente per un dare o un ricevere, ma come l’espressione più profonda e più simbolica di sé, come l’organo che più ci rappresenta e ci esprime nel dialogo e nella relazione sessuale.
L’atto coniugale impegna tutto l’essere, non solamente una parte di sé, e per un rapporto interpersonale, unificante e totalizzante, non per una semplice prestazione ludica, cioè per un godere momentaneamente insieme.
Il genitale deve quindi essere sentito e vissuto come il rappresentante di tutta la persona, « come un duplicato, di proporzioni ridotte, dell’Ego intero, l’incarnazione dell’Ego erotico ».
Il rapporto coniugale deve svolgersi poi come un gioioso incontro tra due persone.
Gli atti preparatori al coito: i teneri contatti, le carezze, i baci, gli abbracci, i toccamenti, ecc., e così gli atti propri dell’amplesso: la coabitazione o introiezione vaginale, debbono essere vissuti come « ponti » che realizzano l’aggancio e annullano « il limite tra i due Ego della coppia », per creare una reale unione e fusione, in cui l’uno si possa espandere ed identificare nell’altro.
Ecco la seconda identificazione.
Naturalmente lasciamo che ciascuno approfondisca questo secondo reciproco processo di identificazione di sé nell’altro, come la sua esperienza personale meglio suggerisce.
Certo è che l’altro deve essere in qualche modo vissuto come la proiezione-aspirazione e la proiezione-esperienza di un alter ego (altro io) ideale in cui ci si ritrovi e ci si senta a totale agio, in cui si trovi cioè l’affermazione e la pienezza di sé, reciproci.
È evidente che se questo « significato », unificante ed identificante del rapporto coniugale, che poi è il vero e solo pacificante l’ansia esistenziale degli individui, sotteso al « segno » dell’amplesso coniugale, non viene realizzato si creano non indifferenti turbe conflittuali più o meno latenti.
Se l’altro, ad esempio, è vissuto, nonostante l’ebbrezza dei sensi, come un estraneo, come un « ambiente pericoloso » al quale non ci si può totalmente affidare, si capisce come si possa avere rapporti non completamente soddisfacenti e, in casi in cui l’incoerenza tra il segno ed il significato abbia una risonanza profonda nell’inconscio, come si possa arrivare anche a turbe funzionali capaci di impedire addirittura lo stesso coito.
Così dicasi dello stadio finale del rapporto sessuale, proprio ed esclusivo del partner maschile: l’eiaculazione.
Questa deve essere anch’essa vissuta nel suo significato più squisitamente relazionale.
L’eiaculazione rappresenta l’ultima forma concreta di identificazione: l’identificazione dell’individuo con la sua secrezione genitale.
Tale secrezione (il liquido seminale) deve essere sentita dall’individuo come facente parte integrante della sua persona al punto che, nel momento in cui più vivo è il senso dell’abbandono all’altro, divenga la forma più fedele del dono di sé, nel tentativo di realizzare, nell’intimo del coniuge, almeno una più simbolica fusione, in uno, dei due.
Naturalmente questo significato oblativo dell’eiaculazione potrà realizzarsi a pieno solo sulla linea delle premesse, quando cioè il dono di sé sia l’espressione e la realizzazione di un desiderio sinceramente unitivo.
In caso contrario, anche l’eiaculazione sarà un fenomeno deludente ed avvertita dal soggetto come una penosa ed inutile perdita.
Quando si sia raggiunta questa conoscenza e questa consapevolezza del significato ambivalente della genitalità e della coniugalità, riassunta così mirabilmente ed in modo quasi conclusivo nel fenomeno eiaculatorio, è facile riconoscere ed accettare la connessione e l’inscindibilità dei due significati dell’atto coniugale.
Solamente « salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità » (H.V. Il, 12).
Se tale è dunque, letteralmente, l’insegnamento magisteriale dell’etica coniugale, non possiamo non riconoscerlo in perfetto accordo con i dati sessuologici più autentici e con le esigenze più profonde e più sane della persona umana.

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting