L’educazione alla fedeltà

E’ interessante verificare che cosa Tommaso intenda per amicizia. A suo giudizio, essa «aggiunge all’amare un riamarsi scambievole». Pertanto non è possibile avere amicizia con qualcuno, «se non si crede e non si spera di avere con lui società e commercio familiare». Ma soprattutto l’amicizia è un amore di «benevolenza», che si ha solo quando amiamo l’altro per il suo bene. Se invece amiamo l’altro per il bene nostro «come quando amiamo il vino o altre cose del genere», allora «non si ha un amore di amicizia, ma di concupiscenza». Infatti sarebbe ridicolo dire «che uno ha amicizia per il vino o per il cavallo». Anzi per l’amicizia vera, come abbiamo detto, «non basta neppure la benevolenza, ma si richiede l’amore scambievole: poiché un amico è amico per l’amico (amicus est amico amicus). E tale mutua benevolenza è fondata su una qualche comunanza».

L’amicizia, invece, nella quale si ha una certa utilità e piacere, anche se si vuole bene all’amico, «per il fatto che in definitiva il bene viene indirizzato al proprio piacere o alla propria utilità, […] perde la natura di vera amicizia, poiché si riduce ad un amore di concupiscenza».

Dall’amicizia, dunque, la cui sostanza è un amore di benevolenza, cioè l’amore all’altro per se stesso, deriva la fedeltà e l’indissolubilità del matrimonio:

Ciò che uno vuole per se stesso, lo vuole sempre: ciò infatti che è per sé, è sempre; ciò invece che uno vuole per altro, non è necessario che lo voglia sempre, ma nella misura in cui serve a ciò per cui lo vuole..

L’amicizia vera è un amore così grande che si estende a tutti quelli che appartengono all’amico e a tutti quelli che egli ama, come l’amicizia per Dio è il fondamento di ogni vero amore verso tutti quelli che egli ama, anche verso i nostri nemici. Infatti «l’amore può essere così grande da abbracciare per l’amico quelli che gli appartengono, anche se ci offendono e ci odiano».

E così Tommaso ci introduce nel cuore del mistero dell’amore, che è partecipazione all’amore con cui Dio ama tutto. Qualunque amore vero ci apre al tutto, perché ci lega alla totalità della realtà attraverso quella parte di essa che è da noi particolarmente amata. Ogni vero amore nasce dalla profondità dell’Essere ed è rivolto alla sua totalità.

Un vero amore ti apre all’amore che è Dio stesso, te lo rende più presente e perciò meglio noto.

Questa è la verità profonda dell’amore coniugale: un’amicizia nella quale si fa l’esperienza di Dio, un legame particolare e contingente cui è legato il legame con il tutto e con l’eterno. La fedeltà, dunque, a questo legame coincide con la fedeltà a Dio, a Colui dal quale sgorga l’essere e la capacità di amare. Afferma infatti s. Tommaso che «nell’amore del prossimo è incluso anche l’amore di Dio». E aggiunge: «L’amore verso Dio unisce (est congregativus), perché conduce l’affetto umano dal molteplice all’unità […]. Invece l’amore proprio (amar sui) disgrega l’affetto umano verso cose disparate»11. È questa la ragione per cui persino «il proprio corpo, secondo l’ordine della carità, deve essere amato meno di Dio e del prossimo».

La fedeltà, quindi, come ogni altra virtù richiede un’educazione, un’educazione della libertà come adesione all’essere, cioè come capacità di amare, una educazione all’attenzione al tutto più che al particolare, o meglio al particolare come al tutto.

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting