Le regole dei fidanzati

Le regole per i fidanzati
(estratto dal libro “Lettere e vita di due innamorati per sempre”)

Dopo il permesso di fidanzarci quasi prodigiosamente ottenuto dal mio intrepido ragazzo, placatasi momentaneamente la burrasca che ne era seguita, mia madre stabilisce subito le regole che i neofidanzati devono rispettare: potranno uscire da soli la domenica mattina per la messa e al pomeriggio dalle quattordici alle diciassette per la passeggiata.Il fidanzato potrà frequentare la fidanzata tutte le sere dopo cena, in casa, alla presenza della famiglia; al suo arrivo verrà accolto da un familiare che lo riaccompagnerà anche all’uscita. E assolutamente proibito ai due fidanzati di recarsi insieme nella casa di lui. Se tutto andrà per il meglio di matrimonio se ne parlerà fra quattro anni.Con quest’ultimo comma si chiude il capitolo delle regole, e subito io penso che tutto abbia il fine abbastanza palese di far cambiare idea al malcapitato fidanzato, che invece accetta tranquillo tutto, dicendo che il suo più grande desiderio è quello di andare d’accordo, di approfondire la conoscenza e stabilire una sincera amicizia con tutti. Il programma viene rispettato dai due protagonisti nei suoi minimi particolari e non c’è modo di poter entrare un po’ più in confidenza, anche perché alle regole si aggiungono la mia timidezza e la mia paura di fare qualcosa che possa rovinare tutto. Io voglio troppo bene al mio Bepi e non voglio rischiare di perderlo.

IL PRIMO REGALO DELLA MADONNA: INIZIA LA NOSTRA POSTA SEGRETA
Le regole sono dure, ma c’è qualcuno che viene in nostro aiuto, qualcuno più forte in assoluto e che nessun regolamento può fermare. Si tratta quasi di un miracolo, perché c’è di mezzo addirittura la Madre del buon Dio, la Madonna che, in quella circostanza, è chiamata Pellegrina, e il cui simulacro viene portato in processione presso le parrocchie che le vogliono rendere grazia per la raggiunta pace. Ebbene tocca proprio alla mia famiglia l’onore di ospitare la statua benedetta in visita alla nostra amatissima parrocchia di Santa Giustina. La scelta era stata fatta in base allo spazio disponibile, tale da poter ospitare la sera della cerimonia una folla notevole, come poi avvenne.Infatti la nostra casa è l’ultima della strada e stava allora ai margini di un’ampia distesa di prati che avrebbero fatto da suggestivo sfondo naturale alla cerimonia religiosa che l’evento prevedeva. Bisogna però illuminare la zona, ma soprattutto creare un altare sfavillante di luce dove posare la grande statua della Vergine. Chi meglio del mio fidanzato può fare una cosa del genere? Lo sanno tutti che lui è un bravo elettricista e mia mamma chiede a lui, che subito accetta, di preparare un’illuminazione degna dell’evento.I preparativi hanno inizio la sera della vigilia fra l’entusiasmo generale. Mio papà e mia mamma sono tutti presi per preparare un trono degno della Madre di Dio. I miei fratelli, lasciati liberi, trovano mille modi per giocare e divertirsi.Io sono impegnata come aiutante. Il mio compito è quello di spostare la scala e di porgere gli attrezzi al bravo elettricista che, insistentemente mi raccomanda di non allontanarmi troppo da lui, raccomandazione che mi sembra esagerata dato che la massima distanza tra me e lui è quelli della lunghezza di un braccio. Finalmente tutto funziona a dovere: i festoni luminosi, i riflettori hanno illuminato le tenebre; interruttori, deviatori, spine, prolunghe, tutto è in ordine e al proprio posto.Anch’io sono al mio posto ammirata, accanto al bravo elettricista che mi raccomanda per l’ennesima volta di stare vicino a lui e rimanere zitta, qualunque cosa accada. «Il momento è delicato, – mi dice – sto collaudando l’impianto che ormai è terminato». Mentre mi parla tiene tra le mani un cacciavite e dei cavi che sta tentando, secondo me, di mettere d’accordo fra di loro fino a che non gli riesce di produrre quel corto circuito galeotto che fa calare su tutto e tutti il buio più nero. Io, come da preventiva richiesta, non fiato perché anche se l’avessi voluto non avrei potuto farlo, dato che l’autore di quel traumatico «incidente» mi teneva stretta fra le braccia e mi stava quasi soffocando con un bacio che aveva tutta l’aria di voler durare il più a lungo possibile. Intanto la popolazione domestica grida, si cerca, si muove, inciampa su matasse di fili, borse di attrezzi, scale e sgabelli. Brandendo una torcia elettrica già a portata di mano, il bravo elettricista dopo aver allentata la presa, come per incanto, fa ritornare la luce.Quello fu il nostro primo bacio dopo un mese di fidanzamento e non ci è mai sembrato irriverente chiamarlo anche dopo anni il regalo della Madonna Pellegrina.Proprio quell’abbraccio e quel primo bacio mi suggerì l’idea di scrivere a quel ragazzo sul primo pezzo di carta che mi capitò fra le mani i sentimenti che provavo per lui. Comincia così lo scambio di quei biglietti allora clandestini, che ora rivivono con tutta la loro forza e bellezza nella prima parte di questo volume.


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