Le mete

Capitolo XIV
Le mete

Dopo quanto si è cercato di analizzare, anche se a volte e per alcuni aspetti un po’ troppo superficialmente, circa i presupposti, i mezzi e le difficoltà alla realizzazione della coniugalità responsabile, verrebbe ora quasi spontaneo aspettarsi di vedere, come ultima parte di questa guida, le note più significative e più riassuntive della coniugalità, da proporsi come meta, come ideale da raggiungere e da incarnare.
Sembrerebbe questo una logica conseguenza, una specie di conclusione, a quanto finora si è detto.
Il lettore vorrà quindi aspettarsi di portar via, almeno alla fine, una chiara immagine ideale della coniugalità, una conoscenza definita delle sue leggi, così da potersi con esse confrontare, giudicare, se è il caso correggere, sempre, comunque, impegnare per migliorare, avvicinandosi sempre più all’ideale, alla perfezione. La conclusione di una guida alla coniugalità non potrebbe essere diversamente intesa che come presentazione della stessa coniugalità nei termini più precisi e più elevati, coniugalità posta come vetta, come meta, come punto di arrivo del cammino coniugale già precedentemente tracciato.
Tutto ciò sarebbe però più che giusto se la coniugalità fosse da intendersi veramente come una idea, un ideale, una meta, un fine, ma di fatto la coniugalità è solamente una esperienza di vita, una
realtà data da un qualcosa  che  la  precede  e  la causa,  quindi  una realtà conseguente, un dono, un frutto.
Cercare di proporsi allora la coniugalità come pura meta ideale sarebbe una illusione, un inganno, un pericolo, sarebbe precludersi la realizzazione concreta della stessa coniugalità. Chi vuole invece veramente giungere alla coniugalità responsabile, ed in questo senso più che ideale la coniugalità è semmai un punto di arrivo, deve puntare dunque solo verso la realizzazione di ciò che la coniugalità è, come essenza, come fondamento, come premessa, come forza. Sono queste infatti le vere mete per la coniugalità, e di conseguenza, della coniugalità.
Si potrebbe allora dire che tutto quanto si è precedentemente cercato di presentare a riguardo del cammino coniugale è, in un certo senso, la traccia più vera e più concreta della meta della coniugalità responsabile che ciascuno deve proporsi di raggiungere, di realizzare.
Questa ultima parte, che ora svolgeremo, non potrà che essere, di conseguenza, una semplice conclusione riassuntiva delle precedenti.
Per non ripeterci ci limiteremo a puntualizzare solo alcuni concetti tra i più essenziali così che rimangano come punti cardine della coniugalità responsabile e punti di riferimento per ogni criterio ili giudizio in merito.

Imparare ad amare
Se tornassimo a rivedere, con occhio retrospettivo e panoramicamente, quanto abbiamo detto a proposito della coniugalità, constateremo con stupore che la coniugalità non è mai stata definita con termini astratti e concettuali come una idea, un ideale, ma è stata sempre considerata come una realtà di vita, strettamente legata alla storia dei due partners, quindi una loro maniera di essere, di agire, di vivere, del tutto originale ed irrepetibile, perciò non definibile e non classificabile.
Se poi cercassimo di puntualizzare su quali elementi dinamici è stata posta la realizzazione di questa singolare esperienza di vita comune, constateremmo che la coniugalità è stata vista sempre e solo come conseguenza di una particolare relazione interpersonale, cioè dell’amore, di un amore vero, lucido, personalizzato, totale. Se la coniugalità è dunque una esperienza di vita, una comunione di vita, lo è però solo mediante l’amore e nell’amore.
È solo tramite l’amore infatti, che l’uno si lega all’altro; è solamente nell’amore che si diventa uno, si realizza quella concordanza unificante che riassume e costituisce la coniugalità.
Ciò che è determinante per la coniugalità è dunque solo ciò che uno è nell’amore. La nostra coniugalità si basa solo su ciò che l’amore ha fatto per ambedue. Insomma, io ho e avrò comunione con l’altro, cioè realizzerò la coniugalità solo nella misura in cui sarò entrato nell’amore, saprò amare, in altre parole sono per mezzo dell’amore.
Così, solo per l’amore e nell’amore ci possederemo coniugalmente o ci potremo possedere veramente come coniugi.
Coniugalità significa allora essenzialmente comunione per mezzo dell’amore e nell’amore.
Si potrebbe così definire la coniugalità: la verità dell’amore, perché solo l’amore unisce nella verità.
Se l’essenza della coniugalità è dunque l’unione, il fondamento della coniugalità non può essere altro che l’amore.
È su questi pochi concetti elementari che si basano tutte le indicazioni, le regole, la problematica della coniugalità responsabile.
Proporsi di realizzare la coniugalità vuoi dire allora, in pratica, proporsi di vivere l’amore, perché la coniugalità è solo un frutto, un dono dell’amore.
Non si deve perciò cercare mai di fissare delle linee ideali della coniugalità per sforzarci di realizzarle, perché la coniugalità non può essere mai un ideale a sé, uno schema strutturale assolutizzato.
Ogni immagine, ogni idea che ci si può fare della coniugalità, sulla base di intese relazionali personali e sessuali teoriche, sarà sempre un ostacolo alla realizzazione della stessa coniugalità così come lo è ogni ideologia nei confronti di realtà che devono invece essere vissute esistenzialisticamente.
Il pericolo più facile e più grave è allora proprio quello di cercare di fare della coniugalità una meta ideale in modo da potersi misurare continuamente solo su questo schema concettuale, dimenticando che invece il suo unico fondamento è l’amore e perciò la vera meta da raggiungere non può essere che la realizzazione dell’amore.
Confondere la realtà dell’amore con l’astrazione della coniugalità è erroneo così come proporsi l’effetto ignorandone la causa.
Cercare sinceramente di realizzare la coniugalità vuoi dire allora proporsi come meta, non già di arrivare a vivere un certo tipo standardizzato di coniugalità, ma di realizzare concretamente l’amore, crescendo ogni giorno sempre più in esso. La meta prima e più essenziale della coniugalità responsabile è così quella di imparare ad amare.

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