Le caratteristiche specifiche

Le caratteristiche specifiche
(estratto dal libro “I metodi naturali”)

Per comprendere appieno la natura dei metodi naturali, cioè che cosa sono in sostanza, è importante prendere in considerazione anche le caratteristiche distintive che li pongono in alternativa ai mezzi contraccettivi.
Precisiamo subito che quando si parla di alternativa non si deve intendere che i metodi naturali sono solamente un diverso ripetersi dello stesso fatto o della stessa azione anticoncezionale, una diversità naturale anziché artificiale. Questa interpretazione è, purtroppo, la prevalente per cui si parla quasi correntemente di contraccettivi naturali in alternativa ai contraccettivi artificiali. Come si è già detto più volte, i metodi naturali non sono assolutamente dei contraccettivi, perché sono solamente delle strategie di comportamento riferite all’esistenza di leggi biologiche della riproduzione, cioè a delle regole naturali che guidano i processi riproduttivi specie per quanto riguarda la donna. L’utente dei metodi naturali si limita a conoscere queste regole e soprattutto ad adeguare ad esse il suo comportamento relazionale amoroso, sessuale e coitale.
I contraccettivi, invece, sono degli strumenti che l’utente adotta per controllare, cioè impedire che si verifichino eventi biologici di procreazione.
L’operazionalità soggiacente alle due diverse tecniche è più che evidente: nel caso dei metodi naturali l’utente esercita un’azione pacifica, non violenta in consonanza con il suo modo di essere biologico in stato di sterilità o fertilità accertata. Nel caso dei contraccettivi l’utente esercita invece, senza alcun riferimento all’esistenza di possibilità biologiche effettive di procreatività, un’azione sempre violenta, strumentale, di blocco di eventi biologici riproduttivi, affinché il suo esercizio genitale possa essere liberamente attuato senza preoccupazioni. Le stesse parole contraccettivo, anticoncezionale, portano in sé l’elemento violento di opposizione per quel “contro”, quel “anti” che è dentro lo stesso termine lessicale.
I metodi naturali sono essenzialmente dei mezzi informatori, cioè delle conoscenze, dei test clinici per accertare l’esistenza dei tempi fisiologici di fertilità e di sterilità della donna.
I contraccettivi invece sono degli strumenti manipolatori miranti ad alterare in modo superficiale o profondo, temporaneo, prolungato o permanente le possibilità potenziali e in prospettiva, o effettive e in atto di procreazione.
Mentre i metodi naturali, proprio perché sono informatori circa il verificarsi delle condizioni biologiche di riproduzione, sono ambivalenti, cioè servono sia per favorire una procreazione responsabile che per evitarla, i contraccettivi sono solamente monovalenti nel senso che danno esclusivo impedimento alla procreazione e/o alla natalità.
I contraccettivi essendo strumenti manipolatori possono infatti solamente o alterare le possibilità concezionali dell’utente e nel qual caso sono veramente denominabili anticoncezionali, contraccettivi (contro il concepimento), oppure distruggere la possibilità di portare a termine un concepimento già avvenuto e avviato allo stato gravidico. Nel qual caso più che contraccettivi e anticoncezionali si dovrebbero denominare abortivi (cripto-abortivi), in quanto l’azione d’intervento distruttrice è nelle primissime fasi di sviluppo, appena dopo il concepimento, prima ancora dell’impianto dello zigote o meglio della blastocisti.
Sotto la denominazione di cripto-abortivi dovrebbero essere inglobati i vari mezzi ad azione luteolitica, le spirali e, a volte, anche la stessa pillola estroprogestinica per l’induzione sistematica di una mucosa uterina inidonea all’impianto della blastocisti.
I metodi naturali si differenziano ancora sostanzialmente dagli strumenti di controllo delle nascite e si pongono pertanto in alternativa ad essi nel senso più specifico e logico di una contrapposizione così che, tra le due modalità, se l’una è vera l’altra dev’essere necessariamente falsa, per il diverso modo di fondare e giustificare la loro modalità e finalità operativa.
I metodi naturali si fondono su due principi, su due verità scientifiche, l’una di ordine biologico: la fertilità è nella donna e nella coppia umana limitata nel tempo e a ritmi periodici; l’altra di ordine sessuologico: l’atto copulatorio non è di per sé sempre genitale, cioè procreatore, ma solamente lo può divenire se e quando venga posto nei tempi di fertilità della donna.
I mezzi artificiali di controllo si basano e si giustificano invece su un falso scientifico: la fertilità umana è permanente e sempre presente, e su un falso sessuologico: l’atto copulatorio è, conseguentemente, sempre genitale e procreatore se non viene manipolato dallo strumento.
Sulla base di questi presupposti i metodi naturali danno alla persona la possibilità di esercitare veramente una piena responsabilità procreativa, perché permettono anzitutto di accertare le possibilità temporali e temporanee di fecondità biologica, di decidere all’occorrenza l’agire sessuale da tenere in consonanza con il progetto procreativo formulato, e quindi farsi carico responsabilmente delle conseguenze del proprio comportamento, liberamente esercitato.
Per i mezzi di controllo artificiale della natalità, la persona è invece limitatamente responsabilizzata. L’unica libertà possibile è la ricerca della scelta del tipo di strumento manipolatore che intende adottare per contrapporsi a ogni possibilità generativa, dopo di che si affida totalmente alla sua efficacia tecnica.
Ritenendo sempre possibile la fecondità, la persona è costretta continuamente a manipolare il suo rapporto coniugale, si schiavizza allo strumento, si strumentalizza, perché l’efficacia dell’azione anticoncezionale o abortiva è legata essenzialmente allo strumento tecnico adottato.
Per l’efficacia dei metodi naturali, ai fini di una esclusione dei concepimenti, se si presuppone che la strategia metodologica di accertamento dei tempi di fertilità sia tecnicamente valida, il risultato finale dipende però sempre dalla libera decisionalità degli utenti sia nel definire, per così dire, diagnosticamente tali tempi di fertilità, sia nell’attuare il giusto comportamento coniugale.
In altre parole, mentre per i mezzi artificiali di controllo l’efficacia è strettamente ed esclusivamente affidata allo strumento, per i metodi naturali è la coppia che in ultima analisi li rende affidabili, perché è sempre lei che gestisce liberamente il metodo e il suo comportamento coniugale.
La distinzione e la contrapposizione tra le due modalità operative si pone anche sostanzialmente per il diverso impegno degli utenti nell’ambito della coppia.
Nel caso dei metodi naturali sono coinvolte le due persone che fanno coppia in quanto i metodi possono essere utilizzati solamente se ambedue sono pienamente d’accordo di attenersi alle regole metodologiche da questi imposte.
L’uso dei metodi naturali è così esclusivamente coniugale, mentre invece per i mezzi di controllo artificiale l’uso è generalmente solo unilaterale, tanto che può essere attuato sia all’insaputa del partner che contro la sua stessa volontà, perché il contraccettivo e il mezzo abortivo comportano solo l’applicazione dello strumento che può essere fatta in tempi anche diversi dall’esercizio genitale.
I metodi naturali, se applicati con responsabilità e libera scelta, motivata da valori promozionali della sessualità e dell’amore coniugale, sono perfettamente innocui, mentre i mezzi strumentali artificiali sono sempre dannosi, perché se non altro manipolano sempre, in qualche modo, il corpo dell’utente se non arrivano addirittura anche ad eliminare fisicamente il concepito.
I metodi naturali sono inoltre vantaggiosi, perché promuovono la sessualità coniugale e l’amore che si esprime attraverso il simbolismo gestuale che viene in modo particolare ricercato, rispettato e valorizzato.
Con i contraccettivi e i mezzi artificiali in genere, la sessualità viene invece sempre in qualche modo squilibrata perché, incentrata prevalentemente se non esclusivamente sulla genitalità, deve essere alterata sempre o nella sua formalità gestuale o nella sua significanza amorosa se non la si vuole procreativa.
La dannosità del controllo artificiale delle nascite non si pone dunque solamente a livello di danni fisici che lo strumento comporta, ma anche e soprattutto a livello psico-sessuologico.
La resistenza alla contraccezione, nonostante la grande propaganda ben organizzata dalla politica demografica attuale, ha proprio qui il suo punto di partenza, ma la società, coerentemente con i suoi interessi demografici, tenta sempre di ignorare tali danni e tali resistenze psicologiche o di minimizzarli al massimo.
E’ da dire ancora che i metodi naturali sono in pratica semplici da usare anche perché il loro impiego non comporta interventi sanitari esterni alla coppia, come invece spesso avviene con i mezzi artificiali. Basti pensare anzitutto che questi strumenti debbono essere acquistati con una spesa economica non sempre indifferente, non solo per l’utente, ma anche per la società che spesso li offre gratuitamente.
Inoltre per alcuni sono indispensabili interventi medici e clinici specializzati che devono operare controlli rigorosi. Basti pensare alla pillola estro-progestinica e alla spirale.
Niente di tutto ciò è esigito dai metodi naturali, perché comportano solamente che vengano conosciuti nel modo più esatto e corretto possibile.
Una volta appresi, i metodi naturali possono essere utilizzati con successo, per sempre, cioè per tutto il periodo di maturità genitale della donna, fino alla menopausa.
Per i mezzi artificiali invece l’uso di essi, specie per i più efficaci, è spesso limitato nel tempo e quel che è peggio è che proprio nei momenti nei quali la coppia avrebbe più bisogno di sicurezza, non esistono mezzi artificiali ad alta efficacia applicabili se non gli abortivi diretti e la sterilizzazione chirurgica definitiva.
Da questa breve e schematica panoramica di caratteristiche specifiche e distintive dei metodi naturali emerge senz’altro in modo evidente la loro natura.
Certamente il loro apprezzamento non deve limitarsi a un calcolo economico di vantaggi materiali, ma deve arrivare al cuore dei metodi naturali, cioè a cogliere i valori promozionali umani che essi portano con sé e per i quali si costituiscono e si propongono.

Per ulteriori approfondimenti

  • Bonomi G., “La differenza essenziale tra metodi artificiali e metodi naturali”, in Lateranum, Pontificia Università Lateranense, Roma, N.S., Anno XLIV, 1978 n. 1: 146-168.
  • Bonomi G., “Regolazione delle nascite”, in Enciclopedia di bioetica e sessuologia, ed. Elledici, Torino, 2004: 1484-1488.

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