L’attesa

Non sembrava possibile, eppure c’era stato un tempo in cui non si conoscevano: lui e lei vivevano nella stessa città, frequentavano ambienti comuni, si erano forse incontrati, sfiorati, guardati, senza riconoscersi.
La grande sorpresa di chi improvvisamente scopre l’altra parte di sé, di cui sentiva acutamente la mancanza e che non sapeva di avere vicino.
Un giorno perciò decisero di ricostruire quel tempo perduto, se non altro con la memoria fotografica che lo documentava.
L’idea veramente era venuta da lei, si sa che le donne sono fatte per conservare, curare, nutrire anche i ricordi.
Si procurarono dunque un bellissimo album, come quelli che si usano per le foto di nozze, e di nozze si trattava davvero, solo che la coppia di sposi, con gli abiti di cerimonia, appariva soltanto nell’ultima pagina.
Nelle altre c’era invece tutta la storia della sua formazione, dall’origine fino ai giorni nostri.
Ne risultò un gioco molto interessante.
Le due pagine a fronte riportavano da un lato la storia di lui, dall’altro, dopo alcuni fogli bianchi per motivi cronologici, quella di lei.
Così si poteva ripercorrere per ciascuno le tappe proprie di ogni uomo che viene in questo mondo e vi compie la sua maturazione.
Le fotografie erano lì, a fissare con le loro immagini i momenti di due storie distinte che erano destinate a congiungersi e avrebbero dovuto fornire, come in un racconto giallo, gli indizi che portavano alla logica conclusione della vicenda.
Era possibile trovare un filo conduttore, lungo tutto il percorso, che facesse presagire l’incontro finale?
E, se c’era, come individuarlo?
I tratti somatici erano naturalmente diversi, le famiglie di contorno diverse, perfino gli sfondi delle foto erano diversi, eppure una corrente invisibile sospingeva i due verso la stessa direzione.
Forse il segreto stava in quella intitolazione che avevano messo ad ogni pagina:
“Anno Domini…” perché negli anni del Signore erano successi tutti quegli eventi preliminari e le persone vi erano vissute come all’interno di un teatro, in tante scene dirette da un unico grande Regista.
Lui sì sapeva la conclusione della storia, per questo si era divertito a scavare in ciascuno dei due il desiderio dell’altro nell’arco della loro vita.
“Vedi questo bambino con la testa rasata, seduto vicino al maestro?” disse lui “Doveva stare fermo e composto, insieme a tutti gli altri suoi compagni, per la foto di classe, ma dalla bocca e dagli occhi che gli ridono si capisce che non resisterà molto tempo ad aspettare. Non ho mai avuto tanta pazienza e non ho mai sopportato di essere costretto”
“Bravo!” disse lei “E vedi questa bambina, con il vestitino bianco di organza e l’aria un po’ smarrita che si regge appena in piedi, sostenuta delicatamente dalla mano del padre che sta dietro e non si fa vedere?
Questa sono io, si vede lontano un miglio che ho bisogno di protezione e di sostegno, specialmente maschile!”
“Invece io ho sempre avuto preferenza per la compagnia femminile” confessò lui “Si nota anche nelle foto di gruppo.  Qui siamo in una gita di studenti.  Eravamo tutti molto allegri, almeno in apparenza.  Io facevo un po’ il pagliaccio, ma in realtà mi sentivo abbastanza solo, non ero contento di niente, neanche di me.”
“Almeno eri simpatico” disse lei sorridendo”guarda me, seduta  in posa per la foto di classe, con l’aria scostante di chi non vuole farsi coinvolgere dalla situazione.
Mi prendevano un po’ in giro perchè ero troppo seria, ero molto timida e preoccupata di tutto.”
“Qui sembri allegra, però” replicò lui “ti avevo finalmente trovato e ti ho fatto subito una fotografia con il mio cappello in testa, è stata una specie di investitura e ricordo che l’hai presa molto bene.”
“Certo” riprese lei “Quel cappello, di cui non ti separavi mai, era diventato una parte di te, ma non ti è dispiaciuto darmelo, guarda: la tua faccia, che ho fotografato subito dopo senza cappello, ha un sorriso davvero smagliante.
Qui, però, siamo ritornati di nuovo seri.
E’ l’ultima foto: stiamo firmando, finalmente, sul grosso registro parrocchiale, il nostro contratto di nozze.”

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