L’amore e la volontà di vita

L’amore di una coppia è certamente una forza che porta in sé il germe dell’immortalità .
Esso nasce all’improvviso, con l’evidenza semplice e immediata delle cose naturali, ma cresce poi e supera ben presto i limiti della natura per aprire l’uomo all’infinito e all’eterno, sospingendolo imperiosamente nel mondo dello spirito.
Certo, tutto questo sa di poesia, non c’è pagina della storia e della letteratura umana che non ne riporti qualche frammento, ma non è solo poesia, è l’espressione più vera della natura profonda dell’uomo.
Ognuno che ne faccia autentica esperienza sente che l’amore dà la vita in tutti i sensi, la dà in pienezza e la dà per sempre, come suo compito specifico, può perciò passare indenne attraverso mille prove e, quando tutto sembra operare contro di lui, sempre riesce a lietamente risorgere, come la fenice, dalle sue ceneri.
Che amore sarebbe se non portasse in sé questa garanzia di vita?
Voler bene all’altro vuol dire volere che l’altro viva perché l’uno si è affidato completamente all’altro e da lui dipende ontologicamente come coppia.
La coppia diventa così un organismo vivente che ha bisogno di nutrirsi convenientemente in ogni momento della sua storia facendo ricorso alla comune volontà di bene che è anche volontà di vita.
Ne consegue che di questo amore si deve avere cura, come di un bambino che nasce ed ha bisogno, per crescere, di tante vigili attenzioni, specialmente nei momenti di maggiori difficoltà e di pericolo.
Molti sono gli attacchi che dovrà subire nel tempo e contro i quali dovrà combattere, ma la battaglia più dura sarà contro la morte, di fronte alla quale gli uomini sono tentati di arrendersi, come la natura si arrende.
La formula di uso corrente, che augura vita felice agli sposi “finchè  morte non vi separi”sembra non possa chiedere nulla di più, ma non soddisfa assolutamente il desiderio di vita della coppia.
Quel “finchè” è in contrasto stridente con il “per sempre” che costituisce la promessa e la speranza di ogni persona amante.
Quando interviene la morte a lacerare il tessuto della comunità coniugale si deve fare allora appello ad alcuni valori che non sono facilmente reperibili all’istante, ma che devono essere già stati preparati da tempo con costanza e previdenza: servono fede, coraggio, forza, speranza, ostinazione nella ricerca…
Si tratta, per chi rimane, di affrontare una situazione nuova, innaturale, che però fa parte della storia  umana.
Non è facile e nemmeno possibile ritrovare l’equilibrio perduto, ma è assolutamente necessario cercarne un altro, rifiutando le forme consolatorie che vorrebbero portare alla rassegnazione.
Non ci si deve “rassegnare”alla volontà di Dio, perché la volontà di Dio è buona e non merita di essere sopportata, ma amata.
Questo non vuol dire che non ci sia una croce da portare, ma, anche qui, l’amore sostiene e dà forza.
Poi ci vuole l’intelligenza per vedere dentro le cose e per affidarsi, quando la ragione umana deve riconoscere i suoi limiti, alle spiegazioni che la fede dà con tutta la sua autorevolezza.
La parola di Dio, che ha creato il mondo, che ha inventato la coppia dandole uno statuto di amore,
è la stessa parola che ha assicurato la vita eterna a chi l’ascolta e a chi ama.
Quante volte nel suo vangelo Gesù ci dice e ci ripete la sua promessa!
“Chi ascolta la mia parola…è passato dalla morte alla vita”
“Chi crede nel Figlio ha la vita eterna”
Queste affermazioni acquistano il loro peso quando vengono meditate sotto il pungolo del dolore del distacco e sono l’unica vera risposta ad esso.
Ma non basta crederci, non basta sapere che l’altro, quella parte della coppia che per prima se n’è andata, ha una vita nuova ed eterna,  questa, in qualche modo, deve essere propria anche di chi è rimasto, perché l’unità non si spezzi ma, in qualche modo, si rafforzi.
Qui soccorre la preghiera e l’invocazione dello Spirito che dà la vita ed è capace di fare nuove tutte le cose, di far rinascere anche chi, per la partenza dell’altro, si è sentito morire con lui.
Può esistere dunque una nuova coppia, in cui lo Spirito fa da intermediario e aiuta i due a conoscersi ed amarsi meglio e di più.
Vi è come una misteriosa gestazione, durante la quale la coppia ora si forma per la vita eterna.
E’ quasi un ritorno al periodo felice del fidanzamento, al momento della promessa e dell’attesa.
Si apre, per chi è rimasto, uno spiraglio sul cielo, a cui ha diritto, in nome della comunità sponsale di cui è parte.
E’ una via difficile da percorrere, ma è anche una vocazione nuova che chiama la coppia a rendere testimonianza dell’esistenza di realtà eterne, che superano e nello stesso tempo giustificano quelle terrene.
E, come vera testimonianza, è anche martirio, ma contrassegnata dalla grazia della speranza, di cui si è chiamati a rendere ragione.

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