L’amore e la risurrezione

Mai come nel festoso clima della Pasqua si fa sentire più forte il tema della risurrezione e il richiamo a ciò che essa significhi, nell’ambito del rapporto di coppia, nei confronti del corpo, del quale sperimentiamo continuamente l’importanza, anche, e specialmente , nella comunicazione amorosa più “spirituale”.
E’ con il corpo, infatti, che nasce e si sviluppa la conoscenza dell’altro.
Solo attraverso i nostri sensi ci è dato avere la rivelazione dell’altro, rivelazione che è destinata a progredire e ad affinarsi col tempo, ma che inizia proprio da quegli aspetti esteriori che, manifestandosi per primi, ci colpiscono e ci sollecitano all’approfondimento della conoscenza.
Attraverso il corpo passa la comunicazione dell’anima e quanto più questa si rivela tanto più quel corpo diventa desiderabile e caro.
In questo procedimento complesso di relazione, in cui entrano in gioco gli elementi più disparati, consci ed inconsci, non è più possibile, a un certo punto, operare una dicotomia.
L’uomo tutto intero, misterioso composto di anima e di corpo, risulta comunque un essere unico, identificabile proprio attraverso il suo aspetto e il suo comportamento, che non può essere negato senza negare l’intera persona.
In questa ottica si fa più pressante per la coppia, sottoposta come ogni mortale alle leggi della natura decaduta, l’esigenza di una ricomposizione armoniosa dell’anima e del corpo, in un tempo e in un luogo certi, benché misteriosi, dove la morte sia sconfitta per sempre.
Il valore del corpo, infatti, specifico della coppia, che viene sottolineato in modo convergente da tutto il pensiero moderno, non si potrebbe reggere se lo si confinasse tra le cose effimere di questo mondo, destinato a cedere davanti all’eternità dello spirito.
Non basta perciò parlare di immortalità dell’anima, a cui erano giunti anche i filosofi antichi, o di reincarnazione, secondo la concezione induista.
Per salvare l’identità e la completezza dell’uomo non vi è che l’annuncio del cristianesimo, che introduce alla speranza di cieli e terre nuove, dove tutto si ricostruirà nella sua perfezione e si ricomporrà in Cristo risorto.
Brilla qui in tutto il suo splendore la novità di Cristo, morto e risorto nella sua ben individuata identità ( “Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho) in una pienezza di vita che è destinata a tutta l’umanità redenta in Lui.
La risurrezione della carne: un dogma di fede che noi ripetiamo ogni giorno nella recita del “Credo” e che, unico, risponde pienamente alla nostra esigenza di una vera vita eterna, a cui tendere nella gioia.
In Cristo la morte e la vita hanno combattuto il grande duello e ha vinto la vita.
Un’icona della risurrezione, che mostra il Figlio di Dio disceso agli inferi, ci fa vedere Adamo ed Eva che si aggrappano alle mani di Cristo, loro salvezza eterna: ora possono riprendere quel dialogo iniziato con Lui, quando, prima del peccato, passeggiava con loro nel giardino, alla brezza della sera.

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