L’amore e la revisione

E’ indispensabile che gli sposi, specialmente oggi, con il ritmo della vita moderna, si fermino ogni tanto a riflettere, a revisionare  la propria vita coniugale, per verificare se, e fino a che punto, siano   ancora coniugi..
Sì, perché il matrimonio è un punto di arrivo per quanto riguarda la sua preparazione e la sua costituzione formale, ma è anche un punto di partenza per un cammino che procede verso una meta che non si prospetta mai come definitiva
Fermarsi a considerare a che punto si è in questo cammino coniugale, controllare se non si è, per caso, sbagliato strada, se si deve cambiare rotta, in vista della giusta direzione della via che si è deciso di percorrere  insieme, è per lo meno prudente.
Ma per poter fare questo lavoro di revisione, perché il tagliando d’obbligo di verifica della nostra macchina matrimoniale sia compiuto secondo tutte le norme richieste, è necessario che  ci si richiami a quelle che sono le realtà concrete dello stato coniugale e alle sue leggi di sviluppo.
Che cos’è il matrimonio?  Non è un atto che si compie  e si conclude con un rito, ma uno stato di vita che non è mai perfetto e che  richiede una continua  volontà positiva di realizzazione.
Quando ci si sposa si dichiara di volersi mettere reciprocamente nelle condizioni e nello stato di sposi, nella relazione funzionale e ontica di marito e moglie.
Tale relazione, l’unione, il vincolo, che si instaura tra le due persone è così specifico e profondo che supera lo stesso vincolo naturale di paternità e di maternità: “per questo l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie e i due saranno una carne sola.”
La coniugalità è dunque una maniera nuova di essere, di agire, di vivere, non esiste più un io e un tu assoluti, ma un noi.
Si fa presto a dirlo, ma quanto è difficile realizzarlo!
Sentirsi non più una singola individualità a sé stante, ma sempre, per il fatto di essere sposati,   un noi, un io duplicato che coinvolge un altro io che ormai non posso più ignorare, che in fondo è, o dovrebbe essere, ancora il mio stesso io.
E’ un mistero di fusione senza confusione, analogo a quello Trinitario di Dio.
Esso però richiede che i due coniugi si impegnino in un lavoro di coeducazione alla coniugalità.
Sono solo loro che possono costruire questa realtà, con l’aiuto della grazia,e nessun altro li può sostituire, loro devono impegnarsi a lavorare insieme alternandosi continuamente e simultaneamente nel ruolo di educatore e di educando.
Bisogna sapere dove si vuole arrivare, cosa si deve raggiungere, ma anche il modo e i mezzi per arrivarci.
Coniugalità vuol dire unione a tutti i livelli, quindi totalità, esclusività reciproca (lui solo, lei sola può divenire il mio io coniugale), oblatività, perpetuità…
Per arrivare a tutto ciò ci vuole anzitutto il rispetto reciproco della persona.
Non basta dire che si ama l’altro, bisogna saperlo valorizzare  nella ricerca di un incontro, di un legame, di un’unione sempre più profondi e, nello stesso tempo conoscersi con umiltà, verità e coraggio, nei propri limiti, nei propri condizionamenti,nella propria immaturità.
La verifica può essere scomoda, disturbare la nostra pigrizia e il nostro orgoglio, ma non si può rinviare a lungo, si può rischiare di trovarci di fronte ad una macchina che non possiamo più riparare.

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