L’amore e la “regola” di Wojtyla

Non c’è amore senza regola: è questo in sintesi ciò che ha voluto dirci  Karol Wojtyla.
Le sue riflessioni hanno origine alla fine degli anni quaranta, quando era viceparroco a Cracovia e quando incominciarono a radunarsi intorno a lui dei giovani con i quali condivideva giorni di ritiro, pellegrinaggi, gite ed escursioni.
E mentre don Karol diventava docente universitario il gruppo dei ragazzi che l’ascoltavano si trasformava nello “Srodowisko”, l’ambiente di diversi carismi, aperto alle coppie e alle famiglie.
Wojtyla
Per loro, per gli sposi che accompagnava nel cammino verso l’altare, il futuro Giovanni Paolo II scriverà la sua regola, con l’idea di chiarire che l’amore è da intendere in tutta la sua ricchezza di atto della persona che si dona ad un’altra persona e che la vita spirituale nel matrimonio non è un sistema di doveri e divieti, ma una via concreta attraverso la quale incarnare l’amore sponsale di Cristo.
Il dattiloscritto inedito, scoperto da un dottorando polacco, è stato presentato recentemente presso l’Università Lateranense, in una giornata di studio dedicata alla spiritualità coniugale secondo Karol Wojtyla .
Ecco che cosa abbiamo letto:
“La presente Regola sorge da una serie di esperienze pastorali con alcune coppie di sposi e, allo stesso tempo, sulla base dell’esperienza matrimoniale delle coppie stesse.
Essa nasce contemporaneamente all’uscita dell’enciclica Humanae vitae, la quale ripropone alle coppie di sposi  e ai loro pastori le esigenze evangeliche di un matrimonio autenticamente cristiano. Il gruppo di coppie che adotta questa regola potrebbe prendere, di conseguenza, il nome di “Humanae vitae”.
La regola si rivolge alle coppie matrimoniali nella loro interezza e non ai singoli coniugi.
E’ importante infatti che essa venga adottata e realizzata dalle coppie di sposi e non dai mariti o dalle mogli, senza l’impegno dei rispettivi coniugi.
In linea di massima, la Regola impegna gli sposi solo alla vita secondo le norme della morale cristiana che attengono all’ordine dei Comandamenti: non obbliga, invece, alla vita secondo i consigli evangelici, strettamente intesi.
In senso stretto, infatti, la realizzazione dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza può darsi solo per quelle persone che sono chiamate alla vita religiosa.
Tuttavia, l’esperienza della vita coniugale dimostra che l’osservanza delle regole morali annunciate dalla Chiesa non è possibile senza un certo grado di ascesi; le coppie di sposi appartenenti ai gruppi
“Humanae vitae” devono, dunque, riflettere su come mettere in pratica lo spirito dei consigli evangelici.
Il fine particolare dei gruppi “Humanae vitae” è il continuo impegno verso l’atteggiamento spirituale suddetto, affinché l’insegnamento integrale di Cristo Signore su matrimonio e famiglia, annunciato dalla Chiesa, possa compiersi nel loro matrimonio con piena comprensione e con pieno amore.
Si tratta quindi  di formare un’adeguata spiritualità – ossia una vita interiore – che permetta di configurare la vita coniugale e familiare in modo cristiano.
Tale spiritualità non può esistere in una forma definitiva, sul modello delle congregazioni religiose, ma deve essere costantemente rielaborata.
La rielaborazione della spiritualità è un altro importante compito dei gruppi.
Mezzo di questa rielaborazione è la messa in pratica, da parte delle singole coppie di quell’atteggiamento spirituale menzionato sopra.
Il secondo fine particolare dei gruppi “Humanae vitae” è l’apostolato.
In questa sede, però, non ne vengono definite le forme precise.
Tuttavia, le coppie di sposi che fanno parte dei gruppi assumono l’impegno di un certo apostolato e, soprattutto, della preghiera costante in favore delle altre coppie di sposi e per la fondamentale questione del matrimonio e della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo.
La forma dei diversi modelli di apostolato o della preghiera suddetta sarà da elaborare progressivamente.
Si lascia alle stesse coppie di sposi la decisione di impegnarsi a realizzare i compiti delineati attraverso una promessa particolare.”

Un Commento a “L’amore e la “regola” di Wojtyla”

  • Franca Negosanti:

    Sono interessata, per un lavoro che sto svolgendo in parrocchia, al testo originale della regoga di K. Wojtyla.
    E’ possibile averlo?
    Franca Negosanti

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