L’amore e la prima lettera di Paolo ai Corinzi

Una moltitudine di persone, assetata di saggezza e spiritualità, si raccoglie intorno a un predicatore.
La parola viene data  a un giovane missionario seduto fra gli ascoltatori, Henry Drummond, che ha vissuto per alcuni anni in Africa.
Henry apre la Bibbia e legge la Prima Lettera  di San Paolo ai Corinzi.
Al centro dell’epistola è l’amore, che è superiore a tutto, non ha confronto con nessun’altra facoltà dello spirito, neanche la fede, ed è il dono supremo che culmina nell’inno alla carità del capitolo tredicesimo.
A partire dal libro “La miglior cosa del mondo” del pastore protestante Henry Drummond, Paulo Coelho riflette sul messaggio contenuto nella prima Lettera di San Paolo ai Corinzi.
Questa la presentazione che si può leggere in copertina del libro di Paulo Coelho: “Henry Drummond   Il dono supremo” ed. Bompiani.
Il libro è dunque una intelligente riflessione sul capitolo tredicesimo della prima Lettera di San Paolo ai Corinzi.
Riportiamo qui il passo dell’epistola, perché sempre nuova nel suo splendore, e invitiamo a leggere il libro che ne fa brillare ancor più la sapiente bellezza.

Se anche parlassi le lingue
Degli uomini e degli angeli,
ma non avessi Amore,
sarei come il bronzo che risuona
o il cimbalo che tintinna.
E se anche avessi il dono
Della profezia e conoscessi
Tutti i misteri e tutta la scienza;
se anche possedessi
una fede così grande
da trasportare le montagne,
ma non avessi Amore,
io non sarei nulla.
E se anche distribuissi
Tutti i miei averi ai poveri
e offrissi il mio corpo
perché fosse bruciato,
ma non avessi Amore,
niente di tutto ciò mi gioverebbe.
L’Amore è paziente, è benigno;
l’Amore non arde di gelosia,
non si vanagloria,
non s’insuperbisce,
non si comporta
in maniera sconveniente,
non persegue il proprio interesse,
non si indigna,
non nutre alcun risentimento
per il male ricevuto,
non si rallegra dell’ingiustizia,
ma gioisce della verità.
Tutto ammette, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.
L’Amore non avrà mai fine.
Invece le profezie scompariranno,
il dono delle lingue cesserà,
la scienza svanirà.
Perché la nostra conoscenza
È imperfetta,
e imperfetto è anche quello
che profetizziamo.
Ma quando verrà
Ciò che è perfetto,
tutto quello che è imperfetto
sarà annullato.
Quando ero bambino,
parlavo da bambino,
sentivo da bambino.
Ora vediamo come in uno specchio,
in maniera oscura,
ma allora vedremo in modo chiaro,
faccia a faccia;
adesso conosco
soltanto in modo imperfetto,
allora invece conoscerò
come sono conosciuto.
Ora, dunque, rimangono
La Fede, la Speranza e l’Amore.
Questi tre.
Ma quello più importante di tutti
è l’Amore.

14 Commenti a “L’amore e la prima lettera di Paolo ai Corinzi”

  • Adolfo:

    Bellissima,immortale, infonde coraggio, e spinge ad amare gli altri senza condizione alcuna.

  • Luciano:

    In realtà nella Prima Lettera ai Corinzi(13), riportata su vari siti, S.Paolo parla sempre e solo di “carità” non di “amore”, ma riconosco che, con una libera interpretazione, si possa adattare all’ amore forse ancora meglio.
    Non c’è dubbio, comunque, che la vera carità è anzitutto amore…

  • […] Se anche parlassi le lingue Degli uomini e degli angeli, ma non avessi Amore, sarei come il bronzo che risuona o il cimbalo che tintinna. E se anche avessi il dono Della profezia e conoscessi Tutti i misteri e tutta la scienza; se anche possedessi una fede così grande da trasportare le montagne, ma non avessi Amore, io non sarei nulla. E se anche distribuissi Tutti i miei averi ai poveri e offrissi il mio corpo perché fosse bruciato, ma non avessi Amore, niente di tutto ciò mi gioverebbe. L’Amore è paziente, è benigno; l’Amore non arde di gelosia, non si vanagloria, non s’insuperbisce, non si comporta in maniera sconveniente, non persegue il proprio interesse, non si indigna, non nutre alcun risentimento per il male ricevuto, non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce della verità. Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’Amore non avrà mai fine. Invece le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà. Perché la nostra conoscenza È imperfetta, e imperfetto è anche quello che profetizziamo. Ma quando verrà Ciò che è perfetto, tutto quello che è imperfetto sarà annullato. Quando ero bambino, parlavo da bambino, sentivo da bambino. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera oscura, ma allora vedremo in modo chiaro, faccia a faccia; adesso conosco soltanto in modo imperfetto, allora invece conoscerò come sono conosciuto. Ora, dunque, rimangono La Fede, la Speranza e l’Amore. Questi tre. Ma quello più importante di tutti è l’Amore. […]

  • Nessuno:

    Questo passo di S. PAOLO è così pieno di tutto, cioè anche l’amore con il quale egli stesso pervaso ne parla, che non ho commenti da fare! Sarebbero inadeguati a tanta bellezza, tanta poesia, tanto Amore vero, per descrivere il sentimento più bello e grande che ci è stato donato: sarebbe bello seguirne passo passo, riflettendo ciascuno nel proprio animo, tutto ciò che ci viene descritto, perchè purtroppo non sempre l’Amore viene interpretato e soprattutto praticato come San Paolo ci indica! La vergogna che colpisce il genere umano è che si serve dell’Amore per commettere in suo nome atrocità incomprensibili, inique e dove l’Amore non ha un posto, se non nella malattia di molti che ne fanno una proprio ossessione, nel loro egoismo per il quale l’Amore non è sincero mai, ma una forma unilaterale di potere usato per distruggere gli altri solo per soddisfare il proprio ego! Questo dovrebbe far riflettere, perchè molti sono coloro che non hanno capito il vero significato dell’amore!

  • Federica:

    E per i separati…?
    Per coloro che non ce l’hanno fatta.
    Quelli che non sono stati “sopportati”, o che non hanno potuto sopportare…?
    Per quelli che soffrono, che hanno capito magari tardi, magari lo sapevano cos’era il vero amore ma non hanno potuto accettare di vederlo calpestato, umiliato…
    Per quelli che non hanno avuto insegnanti, e hanno sbagliato, sono scappati perché spaventati di fronte a tanta bellezza, e ora continuano a piangere, continuano a voler disperatamente amare chi è diventato povero in spirito, sperando di cambiarli… sana intenzione, ma tanto tanto dolorosa.
    Coloro che continuano ad amare e a volere il bene di chi li ha feriti, ma non ce la fanno più a condividere il proprio spirito con quella persona, perché han scoperto che quella persona è povera di spirito, e non riesce a ripartire nella pienezza dell’amore caritatevole che dice San Paolo…
    Per loro, Dio non concede altro amore, altra unione di Spirito? altro cammino di condivisione?
    Aiutatemi.

    • Amministratore:

      Carissima Federica,
      La ringraziamo del suo commento, anche se ci è dispiaciuto cogliere nelle sue parole così tanta angoscia e difficoltà.
      La parola di Dio spesso ci mette in conflitto, perché dà un giudizio preciso su quello che viviamo, ma mai per gettarci nell’angoscia e nella disperazione perché pensiamo di non riuscire ad adeguarci alle aspettative di Dio.
      Dio ci conosce personalmente e sa quello che abbiamo vissuto, perché e chi ci ha consigliato e diretto (magari non troppo bene), quindi qual è la fetta di responsabilità che abbiamo effettivamente nella situazione in cui ci troviamo.
      La cosa migliore è sempre metterci davanti a Lui confidando nella Sua bontà, che è tanto più grande di quello che possiamo immaginare. Non ci ha creati per condannarci, sapendo bene le nostre debolezze, ma per salvarci e renderci felici. già a questo mondo, se solo ci guardiamo un po’ intorno e sappiamo cogliere i doni di cui ci ha circondati.
      Naturalmente non possiamo darle dei consigli specifici legati alla sua situazione, su cui non è precisa, ma non crediamo che sia comunque il caso di gettare la spugna.
      L’importante è comprendere bene l’esortazione alla carità che San Paolo ci regala: possiamo essere pronti a darci completamente per il bene degli altri, ma senza dimenticare che nel rapporto coniugale la reciprocità è indispensabile perché sussista il legame stesso. Altrimenti si può voler bene all’altro, come una persona qualunque, ma non nell’ottica del matrimonio.
      In generale, nei rapporti umani, il trucco è sempre cercare di amare, senza stare troppo a chiedersi quanto si è amati a nostra volta, ma questo non può valere nello stesso modo per l’amore coniugale, che se non è reciproco, è avvilente per entrambi.
      Può essere, come la Sacra Rota verifica sinceramente, che non ci siano state neanche all’inizio le condizioni per il matrimonio stesso e così ci troveremmo a intestardirci a protrarre un rapporto, e a sentirci vincolati, laddove in realtà il rapporto non è mai esistito.
      E’ una questione molto seria, che va analizzata con calma e con persone religiosamente e psicologicamente adatte.
      E’ certo una verifica dolorosa, che va fatta di fronte a Dio, nella piena consapevolezza della responsabilità che ci si assume, ma questo non vuol dire che si debba subire qualcosa che oggettivamente ci avvilisce e non porta a nulla, solo perché si crede di avere un obbligo indissolubile.
      Dio vuole persone impegnate fino in fondo nell’amore, ma non anime tristi e logorate che credono di essere senza via di scampo.
      Si può voler molto bene a una persona a cui siamo stati legati, pur riconoscendo che il nostro rapporto non era all’altezza di quello che speravamo. Proprio ontologicamente non lo era. E allora è inutile chiedergli quello che non può dare.
      Le consigliamo quindi, oltre che a rasserenarsi e ad aver fiducia nella vita che Dio le ha dato, a rivolgersi a qualcuno competente per capire meglio la sua situazione e vedere come metterla in ordine.
      A furia di star male e di sentirsi obbligati a vivere quello che non riusciamo, può capitare che ci stacchiamo anche da un dio che secondo noi ci chiede oltre le nostre possibilità, cosa che invece non succede mai.
      Dio è misericordioso e preferisce figli felici a martiri disperati.
      Ci scriva ancora e le risponderemo con molto affetto
      Lo Staff di Amore Coniugale

  • Susanna:

    Quanta disperazione mi sembra di leggere nelle parole di Federica: quella disperazione che si percepisce quando si scopre che, pur in coppia, ad amare si è da soli. Dopo anni di matrimonio nel quale non si è coltivata la crescita di coppia e ci si è inariditi, abbiamo scoperto che dovevamo dare una svolta alle nostre vite. Ed è iniziato un percorso di coppia con un terapeuta e poi uno personale. Durante questo, mio marito capisce che mi desidera con la testa e con i sensi, ma non con il cuore. Io, invece, scopro di essermi di nuovo innamorato di lui.
    Cosa fare? Da chi farsi aiutare? LA psicologia dice che senza un sentimento non può rinascere o esserci l’Amore. Ma il nostro è un matrimonio cristiano e così cerchiamo di allevare i figli; dove possiamo attingere la Speranza di un nuovo futuro insieme? O forse proprio non c’è speranza e non ci resta che accettare la sconfitta di non avercela fatta? Aiutateci.
    Susanna

    • claudio:

      Ho cercato per caso su un motore di ricerca “la carità tutto sopporta”, quasi per trovare conforto a una situazione coniugale delicata, e mi sono imbattuto nei commenti di Federica e Susanna, e alla vostra risposta. È inutile che racconti in poche frasi anni di difficoltà, chiedo solo un aiuto per potermi rivolgere a qualcuno di competente che mi/ci possa aiutare.
      Grazie, Claudio

    • Francesca:

      Io penso che può essere normale che un uomo ami con testa e sensi – e la donna con il cuore. Anzi potrei descrivere proprio così la differenza di sentimento tra uomo e donna…….Possono essere semplicemente differenze di modalità. A meno che l’uomo non affermi che di solito “ama con il cuore” e la moglie non l’ama più così….
      Che poi, anche se fosse. L’amore dopo i primi tempi è DECISIONE. PROGETTO. Non è esattamente un trasporto di cuore. Anche se noi donne siamo fortunate perché il cuore ce lo mettiamo sempre.
      Questa è la mia visione delle cose.

  • ANTONELLA:

    secondo voi questo passo può essere letto in chesa nella celebrazione di un matrimonio??’ perché è uno dei passi della Bibbia più bello…

  • Francesco:

    Per chi dice che San Paolo parla di carità… È vero in parte. Nel testo greco si parla di αγάπη, ovvero amore. Purtroppo l’italiano non è preciso come il greco che ha più parole che indicano il nostro concetto di amore. Sta di fatto che la traduzione di “amore” è pienamente corretta.

    • Maria:

      Ciao ragazzi, non affligetevi con i mali di questo mondo, poiché l Amore di San Paolo è ‘caritatevole,’di fede e speranza, è su un piano spirituale più alto un Amore che tutto sopporta proprio perché Amore. Nei conflitti di coppia spesso sono i cattivi pensieri che logorato i rapporti fateci caso. Pensate amorevolmente positivo, visualizzate con pazienza il meglio di chi ci circonda è pensate con il cuore pieno di speranza, guardiamo gli alti con occhi di caritatevole amore. All’ inizio (e non solo in verità) vi guarderanno con diffidenza tanto non siamo più abituati a gesti di amorevole altruismo, penseranno che sia opportunismo, ma abbiate fede e speranza nell’ Amore, abbiate fede in Dio che è puro Amore. Un abbraccio Maria

  • jessica:

    Se anche parlassi le lingue Degli uomini e degli angeli, ma non avessi Amore, sarei come il bronzo che risuona o il cembalo che tintinna. E se conoscessi Tutti i misteri e tutta la scienza;se anche possedessi una fede così grande da trasportare le montagne, ma non avessi Amore, io non sarei nulla. E se anche distribuissi Tutti i miei averi e offrissi il mio corpo perché fosse bruciato, ma non avessi Amore, niente di tutto ciò mi gioverebbe.L’Amore è paziente, è benigno; l’Amore non arde di gelosia, non si vanta,non s’insuperbisce,non manca di rispetto, non persegue il proprio interesse,non si indigna, non nutre alcun risentimento per il male ricevuto, non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce della verità. Tutto ammette,tutto spera, tutto sopporta. L’Amore non avrà mai fine.

  • Antonella:

    L’amore non è’.qualcosa che si ha o che si fa, e’ qualcosa che si è’.

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