L’amore e la contemplazione sponsale

Il rapporto sponsale, più di ogni altro rapporto umano, va vissuto al di là delle apparenze, per cogliere il mistero di grazia che contiene.
C’è in ogni essere umano un luogo inaccessibile nel quale è “se stesso”, questo luogo è sacro e costituisce l’identità profonda di ogni uomo, la sua verità.
Esso rimane in ogni situazione intangibile, inviolabile, indistruttibile, inconoscibile.
Questo luogo sacro è il “fanum”= il tempio, il principium, l’initium, l’archè di sé, è l’identità dell’io.
Grazie ad esso l’uomo può dire di sé: “io”.
La comunione sponsale di due identità crea un “fanum” comune.
Ciascuno diventa il fanum che è l’altro.
La contemplazione ( cum templo ) è diventare tempio insieme all’altro.
Uno nasce dall’altro, l’io diventa il tu, il tu diventa io e nasce l’unità del “noi”.
Nella solitudine non c’è un io personale, persino Dio è comunione.
Pensare all’altro nella sua sacralità e orientare su di esso tutto se stesso vuol dire crescere nella contemplazione.
La contemplazione sponsale è un incessante stupirsi perché mette continuamente di fronte all’ initium dell’amato e quindi di fronte a qualcosa di eternamente nuovo.
L’atto di incontrarsi nel sacro lo possiamo chiamare sacramento, senza del quale la coppia si dissolve e si esaurisce nel profano.

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting