L’amore e il “Nexus Amoris”

Oggi che la Chiesa è ulteriormente e sensibilizzata e maturata nella comprensione del mistero trinitario, come “Ecclesia de Trinitate”, possiamo capire meglio anche la dimensione mistica e trinitaria di quella particolare forma di comunità religiosa che ci è data dalla coppia cristiana.

Essa attinge infatti la profondità del proprio essere dalla Comunità trinitaria partecipata mediante il suo innesto in Cristo, nella docilità allo Spirito Santo.

Seguendo le indicazioni del Concilio, in questi anni, vi è stato il tentativo di una rilettura dell’intero progetto di vita religiosa a partire dal mistero trinitario, che fa intravedere in questo nuovo orizzonte prospettive feconde di comunione e di missione.

Sappiamo che nella tradizione latina lo Spirito è visto, con San Bonaventura, come “nexus amoris”, il legame d’amore tra il Padre e il Figlio e, nel Figlio, tra le creature e il Padre.

Egli, venendo, porta in dono l’amore, consentendo così la comunione.

Noi dobbiamo riprodurre, dice San Tommaso, quell’unità che esiste in Dio, quindi non basta che abbiamo, mediante la grazia, la medesima vita divina, la quale ci rende partecipi della natura di Dio, ma occorre essere uniti con Dio e fra noi mediante l’Amore personale che è lo Spirito Santo.

Ecco allora che la comunità formata dalla coppia religiosa entra nel circuito della stessa relazione di agape che lega il Padre e il Figlio.

Animata dallo Spirito essa è unificata come tempio vivo spirituale e gli sposi, nel mistero della loro unità, diventano luogo sacro, luogo unico per il Signore.

Lo Spirito, che è sempre nuovo, porta  in dono la propria creatività, impedendo loro, di fossilizzarsi nell’abitudine e di chiudersi in una soddisfazione egoistica, ma  dilata il loro cuore aprendolo agli altri per comunicare, come coppia, il propria amore a chi li circonda, coinvolgendoli nel processo di unificazione in cui essa stessa è stata coinvolta dallo Spirito.

 

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