L’amore e il legame di coppia

La reciprocità originaria dell’uomo e della donna e la loro potenzialità generativa rendono il legame di coppia il “paradigma” delle relazioni orizzontali paritetiche.
Nel “mistero grande” della comunione tra uomo e donna (“non più due, ma una sola carne”) si rivela la persona come segno, immagine di Dio.
La sfida all’impoverimento degli affetti e del valore della relazione, a favore di un solitario quanto inesistente astratto individuo, ha dunque nella relazione di coppia l’espressione più alta ed impegnativa.
Per questo l’educazione alla vita di coppia è un lavoro di accompagnamento che deve partire da lontano: noi facciamo fatica a parlare di matrimonio ai ragazzi e ai giovani; anche l’educazione sessuale è spesso trattata come un problema di tipo puramente tecnico o in un’ottica di conoscenza e controllo individuale.
La coppia rimane una questione da adulti.
Sfugge troppo spesso la portata educativamente rivoluzionaria dell’esperienza dell’amore coniugale che testimonia al mondo la possibilità di realizzare sulla terra un legame che ha qualcosa di divino, che parla di eternità in un mondo dominato dalla precarietà, di fiducia e speranza alle nuove generazioni così spesso scoraggiate e rassegnate; di futuro e di generatività ad una società schiava dell’immediato e spaventata dal domani.
Educare all’affettività e alla vocazione matrimoniale è educare alla formazione della Persona nella sua interezza; è educare al senso del limite e della propria finitezza: l’altro ci aiuta a superare l’illusione di onnipotenza narcisistica di cui oggi il mondo è malato.
E’ educazione al dono gratuito, alla capacità di sacrificio e alla riconoscenza per il dono dell’altro non dovuto, ma liberamente elargito: tutti atteggiamenti oggi tanto rari quanto necessari alla nostra convivenza sociale.
E’ educare a puntare in alto e a non  bruciare le tappe sprecando esperienze di vita fondamentali per la crescita: in questo senso, l’educazione alla gestione ordinata e finalizzata della propria sessualità e dei propri desideri, liberati dalla prigione individualistica e riconosciuti nella loro natura relazionale e generativa, è una garanzia di formazione di persone autentiche, capaci di coniugare sentimento e volontà, passione e ragione e di dare un senso alle propri scelte.
L’educazione all’affettività di coppia consente dunque un percorso di crescita vocazionale che può guidare i giovani a scelte più consapevoli sia verso l’esperienza generativa della coniugalità e della famiglia, sia nella complementare e non meno generativa scelta vocazionale verginale e di speciale consacrazione..
La vita affettiva rientra dunque in un percorso di scoperta della propria vocazione, di risposta ad una chiamata da parte di un Padre a realizzare un disegno personale pensato per ciascuno di noi.
Questa è l’origine della vera speranza: la sicurezza che la risposta a tale chiamata è un destino buono, prepensato da una paternità che ci precede e ci ama da sempre.
Questa è anche la forza che sorregge i percorsi vocazionali più incerti ed accidentati e gli itinerari più difficili.
Nella confusione antropologica attuale, dove la libertà individuale pare essere l’unico criterio guida nelle scelte, dove si arriva anche a confondere i modelli di identificazione sessuale, mettendo sullo stesso piano le scelte eterosessuali e quelle omosessuali, sganciando quindi l’affettività dalla sua portata relazionale e generativa, porre l’educazione affettiva al di fuori degli aspetti valoriali e vocazionali può condurre a gravi difficoltà, specie per gli adolescenti ed i giovani sempre più disorientati nelle loro scelte affettive e nel loro percorso di costruzione dell’identità.
A fronte di tali problemi, la scelta di sposarsi oggi è sottoposta a innumerevoli ostacoli.
La diminuzione dei matrimoni, l’aumento delle unioni libere, le separazioni e i divorzi ne sono chiara testimonianza.
Alla fragilità del legame coniugale pare contribuire, da una parte, quella che potremmo chiamare la “tirannia dell’intimità”, che teorizza una fusionalità senza incrinature tra i due partner, spesso abbagliati da aspettative reciproche troppo elevata e pertanto facilmente soggette a delusione; dall’altra parte, la perdita dell’aspetto sociale del vincolo coniugale, che va sempre più sullo sfondo, lasciando in primo piano una coppia autoreferenziale che si vive in uno spazio totalmente privato, svincolato da appartenenze familiari e sociali: in altre parole una coppia sola.
Lo sbilanciamento della relazione sul versante affettivo-emozionale a scapito di quello etico e di impegno del patto fa sì che il vincolo si rappresenti da subito come non necessariamente duraturo e ciò provoca nella coppia un senso di precarietà sempre incombente.
Tuttavia, nonostante questi segni allarmanti, il matrimonio rimane, soprattutto per i giovani, secondo quanto evidenziato da diverse ricerche, una meta ideale altamente desiderabile.
E’ dunque su questo desiderio di felicità che occorre puntare per lanciare senza remore alle nuove generazioni il messaggio di speranza e di gioia insito nell’amore tra l’uomo e la donna.
Occorre pertanto rintracciare gli aspetti fondamentali dell’identità di coppia per individuare ciò che in questo panorama socio-culturale necessita di maggior cura e sostegno.
La relazione coniugale è fondata su un patto fiduciario su base affettiva (attrazione, soddisfacimento dei bisogni reciproci) ed etico-valoriale (impegno e promessa – in presenza di testimoni –  di coltivare nel tempo il legame “nella buona e cattiva sorte”).
Ciò significa che gli ingredienti di un rapporto di coppia soddisfacente e stabile saranno al tempo steso l’intimità, la comprensione, una buona capacità di comunicazione e in generali tutte le dimensioni affettivo-sessuali, ma anche le componenti  “etiche”, quali l’impegno e la fedeltà verso il legame, la dedizione e il supporto reciproco, la capacità di accettare e perdonare anche i limiti dell’altro, lo spirito di sacrificio, la forza di affrontare insieme le prove della vita.
Lo sbilanciamento sul versante emozionale dei legami, a scapito di un riconoscimento della loro ineludibile valenza etico-sociale di cui si è detto, affida completamente alla discrezione dei partner la libertà di decidere l’ufficialità, la durata, la possibile interruzione o frattura del patto.
E’ su questo aspetto che pare pertanto urgente supportare e educare la coppia, spesso legata da patti fragili, senza progetto, contingenti ed emozionali, in cui la scelta reciproca è priva di impegno.
In particolare,  il salto critico è quello che va dall’innamoramento all’amore, durante il quale si passa da un processo di “presunzione di somiglianza” e di attribuzioni marcatamente positive (spesso acritiche) ad una condizione di comunanza, fondata sulla reciprocità e sulla capacità di vedere anche gli aspetti “deboli” dell’altro.
Le coppie abbisognano comunque di supporto non solo nella fase della loro costituzione, ma anche nel tempo.
Aver cura del patto coniugale comporta, infatti, non tanto il costruire una volta per tutte un armonico equilibrio tra aspetti etici ed affettivi, ma attuare un rilancio continuo del legame di coppia: la costruzione del patto è un processo costante, continuamente modificato e messo alla prova dagli eventi della vita, intrinsecamente esigente per la sfida implicita che porta dentro di sé  nel tendere a fare di due persone “una cosa sola”, ossia nel ricondurre ad unità due differenze.
Il compito fondamentale a cui la coppia è chiamata è proprio quello di saper gestire la conflittualità derivante dalla differenza tra uomo e donna, dall’incontro-scontro  tra due storie familiari e sociali differenti (da rielaborare in modo originale attraverso il complesso processo di distinzione di coppia dalle famiglie di origine e la costruzione graduale di una nuova ed originale rete relazionale condivisa), dai mutamenti cui il patto è sottoposto dal trascorrere del tempo.
D’altra parte non ci sarebbe bisogno di un patto (la cui radice etimologica rimanda a pax-pacis) se non ci fosse nulla da “pacificare” se nella relazione coniugale l’accordo fosse “automatico”e “spontaneo”.
Infrangere il mito del “naturalismo” dell’amore coniugale (se due non stanno bene insieme “naturalmente” senza sforzi, significa che non si amano), superare la visione idealizzata della relazione tra partner (l’altro deve essere a tutti i costi colui che soddisfa ogni mio bisogno in ogni momento della vita), per approdare ad una consapevolezza realistica del diritto di ogni persona (anche del proprio partner!) di avere dei limiti, di poter cambiare, di non vivere ogni evento allo stesso modo, si pone allora come una delle sfide più intriganti del percorso di una coppia che decida di investire sul futuro del proprio legame.

Tratto dalla “Introduzione all’ambito: vita affettiva”
della Prof.ssa Raffaella Iafrate al 4°Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona

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