L’amore e il dono

Nella nostra società, dominata dall’economia, tutta volta a realizzare il massimo come guadagno e come successo personale, è grande la meraviglia se ci fermiamo a contemplare la gratuità dell’amore sponsale e la sua caratteristica fondamentale di dono.
Non si può fare a meno di riconoscere in esso una misteriosa origine divina.
Certo Dio ha amato gratuitamente gli uomini e li ha tanto amati da concedere loro di sperimentare, di vivere e  realizzare in modo libero e personale le stesse caratteristiche del suo amore.
Anche se ricoperta dalle scorie e dalle tenebre dell’egoismo, brilla pur sempre nell’uomo la capacità intrinseca e il desiderio di farsi dono per gli altri e, in forma particolarissima, per l’ “altro”, per antonomasia, colui che si rivela come l’altra parte di sé.
Quando accade l’incontro e i due si riconoscono come protagonisti di un’unica storia, è come se dentro di loro si liberasse questa forza oblativa che chiede solo di potersi espandere in pienezza.
E’ una novità che riempie di gioia e illumina ogni vero rapporto di amore.
Sono note le sue manifestazioni più comuni: i regali che si scambiano gli innamorati, per rimanere negli aspetti più visibili, ma non per questo meno significativi, perché rimandano a una volontà di donazione più profonda che cerca mille modi per esprimersi.
Ci sono poi le forme più sublimi e spesso drammatiche che arrivano al sacrificio di sé per l’altro, esempi resi famosi dalla letteratura di tutti i tempi, ma che non sono che l’apice di una disposizione di fondo che non ha potenzialmente limiti.
Lo sposo e la sposa si sentono infatti spontaneamente “dono” uno per ‘altro e, una volta entrati in questa dimensione, possono diffonderla intorno a sé, impregnandone il mondo.
Che cosa sono infatti i figli se non il frutto più visibile e concreto del dono dei loro genitori, a dispetto delle storture e della negatività di tante situazioni sociali?
E che cosa non sono pronti a donare i genitori ai figli, non appena se ne presenti il bisogno  o semplicemente l’occasione?
La trama delle donazioni è qui così fitta che corrisponde in definitiva a quella dell’intera vita.
Questo è il carisma della coppia, fatto di una ripetizione “naturale” di gesti oblativi, che si estende nell’ambito della famiglia e poi a quello dei parenti e degli amici e, in definitiva, nei rapporti con tutta la società che le ruota attorno.
Ciò indica che è possibile guardarsi intorno con uno sguardo di amore, ricercando il bene dell’altro per un bisogno di espansione del cuore e ritrovando quella dimensione positiva di condivisione, così tristemente negata dalla filosofia e dalla prassi mondana.
Si realizza così la verità di quella massima di Cristo, l’unica non riportata dagli evangelisti, ma da San Paolo, che dice: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”.
Non si tratta di un’utopia , ma di una magnifica realtà da meditare e da diffondere, perché rivela l’esigenza del cuore umano di farsi dono.

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