L’amore e il dialogo

Quando usiamo il termine dialogo che cosa vogliamo intendere?
E’ quanto mai opportuno porsi questo interrogativo.
Etimologicamente il termine deriva dal greco “dià-logos”; dià vuol dire attraverso, a mezzo, mediante, logos vuol dire parola.
Dialogo propriamente significa: attraverso la parola, mediante la parola, scambio di parole, è dunque una particolare modalità verbale di relazione.
Attraverso la parola noi possiamo comunicare un messaggio, trasmettere un significato, esprimere qualcosa, rivelare noi stessi.
Ma il dialogo non è soltanto da intendere come relazione attraverso la parola, concepita propriamente come verbum, esso può essere realizzato anche senza il verbum, senza la parola, addirittura con il silenzio.
Tutti sanno quanto il silenzio, spesso, sia eloquente, parlante!
Eloquente non tanto in quanto assenza di parole, ma perché ne è l’eco.
Il silenzio riceve il suo valore sempre dalla parola a cui fa eco e di cui è una tonalità diversa, o ne è il preludio o la fine.
Si integra così sempre con la parola, le dà la sua forma di realtà o almeno la autentifica nella sua realtà, e, in questo senso, il silenzio è dialogico.
Esso poi, visto nella coppia, acquista anche una realtà del tutto originale : il silenzio è la lingua dell’amore.
Dice un vecchio adagio: “Chi ha il cuore pieno ha la lingua muta.”
Il noi dell’amore si esprime immediatamente ed immediatamente si rivela senza bisogno dell’intermediario del linguaggio.
Di solito il parlare comune è un linguaggio mediato, fondato sulla riflessione, ma quello della coppia, del noi dell’amore, è immediato, è assertivo, è il linguaggio del sì.
Ed è povero di parole perché chi parla, in tal caso, non è l’intelligenza, ma la sapienza del cuore.
Le parole, le scarse parole, che gli amanti pronunciano, o si scambiano, quando veramente sono nel “modus amoris”, non sono giudizi sulla dualità Io-Tu, ma di questa sono riconoscimenti, senza presupposti  o preconcetti, nella reciproca trasparenza.
L’Io e il Tu vivono nell’amore in uno stato di comunione da cui deriva, con piena eloquenza, la verità del loro modo di relazionarsi.
Il vocabolo veramente proprio della coppia è il pronome “tu”, che si arricchisce di infinite allusioni.
Nel tu espresso è implicito anche il significato di “tu mio” e di “io tuo”, è implicita anche la forma della affermazione dell’amore “io ti amo”.
Il tu è ripetuto infinite volte.
Monotona appare  questa ripetizione, se considerata dal di fuori, tuttavia il suono del tu è ascoltato e pronunciato dagli amanti come sempre nuovo.
Nella coppia, nel “modus amoris”, la ripetizione è sempre esperita come rinnovamento.
Il dialogo della coppia, dell’amore, è dunque monotono in apparenza, è poverissimo di vocaboli, trapuntato da lunghi silenzi, ma svariatissimo in sostanza, ricchissimo di espressioni e di rivelazioni.
Insomma, nel dialogo dell’amore ciò che ha importanza non è tanto il significato delle parole, ma le persone che dialogano, il fatto che sei “tu”che pronunci quella parola.
La parola, nella coppia, più che espressione di concetti, è dunque essenzialmente relazione, diretta e reciproca rivelazione di sé.

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