L’amore e gli abbracci

Sembrerebbe superfluo parlare dell’importanza dell’abbraccio, come elemento forte di comunicazione, oggi, in una società estroversa e permissiva come la nostra, quando ogni giorno abbiamo sott’occhio abbracci di tutti i generi, da quelli sfegatati dei calciatori che hanno vinto una partita, a quelli ipocriti dei politici in cerca di consenso,a quelli più propriamente erotici che si sprecano in ogni spettacolo televisivo.
Ma non è di questi che vogliamo parlare, pensiamo invece coerentemente al nostro tema di fondo, cioè l’amore coniugale, a quelli che devono alimentare la vita di coppia.
Anche qui la cosa sembrerebbe ovvia, e invece non lo è.
Qualcuno dice: è questione di temperamento, è questione di abitudine…
Dopo gli slanci dei primi tempi, l’amore, anche quando rimane, non ha più bisogno di simili manifestazioni.
Quasi ci si vergogna, specialmente a una certa età, di mostrarsi ancora in atteggiamenti ed effusioni che sono propri dei giovani innamorati.
A parte il fatto che l’amore di due sposi ha come qualità essenziale la capacità di rinnovarsi continuamente, ritornando a quei valori che hanno costituito l’attrattiva del loro primo incontro, cioè di “innamorarsi di nuovo”, dovrebbe essere chiaro che il loro rapporto ha bisogno, come ogni forma di vita, di essere alimentato.
Ora l’abbraccio è una forma di incontro che ha proprio queste qualità nutrienti e tonificanti.
Ma quale abbraccio?
Non quello che si può dare salutandosi, quando si esce di casa o ritornando dal lavoro, (anche se non è da trascurare), ma quello preparato da una serie di elementi propedeutici.
Il primo di questi è lo sguardo: si abbraccia l’altro prima di tutto con lo sguardo quando lo si “vede” e lo si coglie con tutta quella affettuosa compiacenza che lo distacca, lo differenzia dal mondo che lo circonda, sia esso formato dalla compagnia più eterogenea che dall’intimità della casa .
E lo sguardo deve essere reciproco.
Non conviene abbracciare la moglie mentre è indaffarata in cucina o sta telefonando alla madre, né il marito mentre sta leggendo o guidando la macchina.
Ci deve essere prima una convergenza di sguardi, una intesa ed una attesa negli occhi di ambedue, che riveli la disposizione ad accogliere e ad essere accolto.
Perché il vero abbraccio è un’accoglienza reciproca, che dice all’altro, e lo dimostra: “io sono qui per te”.
L’amore ha bisogno di queste conferme, non perché manchi di fiducia, ma perché, come ogni cosa viva, si nutre e si rinvigorisce con gesti concreti e ripetuti.
L’abbraccio opera ed esprime il ricongiungimento di due persone che si appartengono e si sentono completi e vivi solo in questo rapporto esistenziale.
Si parlava un tempo del “debitum” coniugale, si potrebbe ora considerare questo nuovo dovere come altrettanto importante e tale da non dover essere trascurato da chi abbia a cuore il suo matrimonio.
Il vero abbraccio infatti, anche fisicamente, rinnova l’apertura all’altro, riaccende la sicurezza dolce di un rifugio possibile in ogni circostanza, riscalda il cuore con il calore di un corpo che trasmette un sentimento di tenerezza e un desiderio di comunione e testimonia al mondo che può esistere la pienezza della gioia.

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