L’amore dell’altro

B. B. – «L’amore dell’altro» non evita di viverci come stranieri, come diversi, ma al contrario ce lo consente?
J. K. – Straniera, diversa? Sin da subito ho appreso che anche la mia condotta amorosa doveva essere quella che si usa in tempi di guerra. Più tardi avrei scoperto che anche la «mia» santa, Teresa d’Avila, pensava la stessa cosa. «Non sono d’accordo con te»: che si tratti della Cina, alla quale Philippe si accosta alla luce della sua immensa memoria culturale in grado persino di trasformare le costrizioni della finanza mondiale e della burocrazia confuciana; o che si tratti dell’umanesimo, del quale si beffa considerandolo un pensiero debole e ironizzando sulla mia idea di rifondarlo per mezzo della trasvalutazione delle eredità religiose…, potete immaginare le ire che suscitano in noi incontri di pugilato come questi, che solo in apparenza so: astratti… ire che non risparmiano litigi sulle nostre frequentazioni, sulle elezioni, sui vip ecc. ecc. Per fortuna, le contrapposizioni nette finiscono per armonizzarsi senza mai appianarsi.
Perché l’amore nella durata, di cui io parlo, sarebbe in fin dei conti una continuazione della guerra dei sessi con altri mezzi: reciprocità, relazione, affetto, desiderio… E qui trova il suo posto il perdono, che non è la cancellazione delle ostilità-aggressività-odi, ma corrisponde alle loro «interpretazioni» – se posso adottare il termine «psi» – che, nel quotidiano, prendono la forma del chiarimento: ricordo di quali sono gli antecedenti, comprensione dei limiti, tatto, risa e… silenzio!
Vi parlo di un amore che comprende la traversata dell’impossibile: né il diniego né l’accettazione. La parola «silenzio» mi sembra adatta a questa dimensione dell’alchimia amorosa.
E, se non possiamo sopportare questo silenzio, se non possiamo sentirlo – visto che non si tratta di sopportarlo ma di sentirlo, di accompagnarlo, persino di vederlo…
B. B. – Di non averne paura…
J. K. – Di non averne paura, proprio così. Se non esiste questo accordo del silenzio, non accade niente.
Ecco, accordare il silenzio: è questo il segreto della composizione.

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