La vocazione

“Sai” disse Lei in un giorno di sole, mentre erano fermi davanti al fiume che rifletteva ai loro piedi un azzurrissimo cielo “io, fin da bambina, avevo deciso di farmi suora. Tu non hai mai pensato di darti alla vita religiosa?”
Lui sorrideva.  “Più di quanto tu creda” rispose “ma adesso parliamo di te.”
“Sì” ripetè Lei con forza “suora di clausura, o meglio eremita, volevo andare a vivere nel cavo di una montagna, come i padri del deserto, senza dovermi più preoccupare del vestito, né del taglio dei capelli, né del pranzo da preparare o della casa da curare.   Solo pensare a Dio e alla vita eterna, per prepararmi bene a quello che ci aspetta di là.
Ho sempre pensato che fosse la cosa più intelligente e che tutto il resto, in fondo, non sia che distrazione e perdita di tempo…”
C’era gente intorno a loro che camminava lungo il fiume o stava sulle panchine a prendersi il sole: vecchi con il giornale e il bastone, coppiette occupate solo di se stesse, bambini che si rincorrevano, mamme che li richiamavano o si divertivano con loro.
“E tutto il resto è distrazione e perdita di tempo?” riprese Lui interrogativo.
“Forse no, non sempre” rispose Lei dubbiosa “Però a volte mi sento impaziente.  E’ come se ci fossero due strade da percorrere: una piena di imprevisti, di ostacoli, di labirinti, l’altra che va diritta alla meta senza deviazioni a destra o a sinistra.   Sarebbe più logico prendere questa, non credi?  Perché una sola cosa è necessaria, come ha detto il Maestro.
“Non siamo noi a aver fatto il mondo” disse Lui pensieroso “ con tutte le sue magnifiche distrazioni, come le chiami tu, che poi non sono distrazioni, se pensiamo che le ha fatte per noi, ma regali preziosi da restituirgli con la nostra riconoscenza.”
“E poi a me piacciono le cose che durano” riprese Lei ostinata “Tutto il mondo è una scena di passaggio, bella ma breve, c’è chi dice che anche il matrimonio è una cosa passeggera, destinata a finire con il mondo, che di là saremo tutti come gli angeli…”
Questa volta lui si arrabbiò davvero.
“Chi dice queste cose?”
“Ma” rispose timidamente Lei “S. Paolo, S. Agostino, S. Gerolamo…”
“Alt!” la interruppe Lui “Con tutto il rispetto io non so chi ha inventato il celibato, so però chi ha inventato il matrimonio: il Padreterno in persona!”
E lo splendido passo del Genesi, con la creazione dell’uomo e della sua donna, rieccheggiò con forza nei loro cuori, abituati ad attingere alla parola di Dio.
Non c’era niente da obiettare, solo cercare di capire.
Ci fu un lungo silenzio.
Poi Lui tirò fuori tutte le sue carte e Lei sapeva già che sarebbero state vincenti.
“Se tutto il creato ha un senso e uno scopo, come rivelazione della bontà di Dio e preparazione del suo regno, tanto più l’uomo e la donna insieme hanno in particolare un compito, una vocazione: quella di rappresentare sulla terra la comunità di amore che è, in cielo, la Trinità.
Non mi pare che si possa parlare di cose passeggere.  Il mondo non è un giocattolo che Dio si è fatto per poi buttarlo via!   Ci si è incarnato, nel mondo, e Gesù Cristo risorto è il pegno che il mondo, come lui, risorgerà in una dimensione nuova e perfetta, finalmente libera da tutto quello che sa di effimero e di negativo.
Dobbiamo incominciare qui, nel tempo e nel luogo dove ci ha messi a vivere, con le persone che ci ha dato, a realizzare il regno di Dio, scoprirlo in mezzo a noi, fidandoci della sua parola, lasciando agire il suo Spirito che ci vuole trasformare, preparare secondo i suoi disegni dall’eternità e per l’eternità.   Senza di Lui niente è stato fatto di quello che è stato fatto, e tanto meno la nostra coppia.
Mi è sempre piaciuta l’idea dell’immagine e dello specchio: la coppia è lo specchio che ha il compito di riflettere con la sua vita di amore l’immagine della Trinità.
E’ molto bello, ma non è tanto facile!  Uno specchio opaco, imbrattato, non riflette niente. Dobbiamo ripulirlo continuamente, togliere insieme le incrostazioni (e sono tante!)
E’ un lavoro di purificazione, di ascesi, se vuoi, che richiede tutta la vita.  Non ti basta?”
Lei era stata a sentire a capo chino, in silenzio.  Alzò la testa rasserenata: “Bravo, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti metterò a capo del molto!  Entra nella gloria del tuo Signore.”
Lui replicò ridendo: “Attenta tu piuttosto a non seppellire per paura il tuo talento, lo so che non sei portata per gli affari, ma lo faremo fruttare insieme!”.

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