La tenda

“Mi piacerebbe avere un camper” diceva lui spesso, quando si parlava di viaggi o di vacanze.
“Pensa, avere un camper, che ha tutte le comodità e ti porta dove vuoi tu.
Potremmo visitare tanti luoghi diversi: andare al mare, in montagna… e poi, la sera, lo parcheggiamo nella piazza di una bella città e dormiamo tranquilli, come fossimo a casa nostra..”
“A parte il fatto che non credo sia facile parcheggiare un camper dove vuoi tu” rispondeva lei piuttosto scettica “l’idea di mangiare e dormire stando sempre chiusi in una macchina, anche con tutte le comodità, non mi sorride per niente.
Vuoi mettere, invece, avere una tenda?
E’ meno impegnativa, quando non la usi non hai problemi per collocarla e poi mi dà l’impressione di favorire un rapporto più diretto con la natura.
Non puoi negare che è molto più romantica!”
In realtà la tenda aveva in sè qualcosa di biblico, rievocava situazioni di precarietà, di nomadismo, di ricerca della terra promessa sotto le stelle del deserto.
Piantare una tenda in un luogo che avesse un significato era molto più coinvolgente che fermare il motore di una macchina.
L’idea della tenda, pian piano, conquistò anche lui e, un giorno, trovata una buona occasione, andarono a vederne una.
Rimasero affascinati: era primavera e la tenda, di un bel colore azzurro cielo, si pavoneggiava perfettamente montata nel bel mezzo di un piccolo prato, con la fresca bellezza di un fungo cresciuto magicamente in una notte.
La cosa più esaltante era senza dubbio l’erba verde, appena tagliata, che  le formava intorno quel perfetto prato inglese che riempie di invidia chiunque abbia o desideri avere un giardino.
L’erba non era compresa nella vendita della tenda, ma formava con essa un tutt’uno così armonioso che non si poteva immaginare l’una senza l’altra, era un’euforica promessa di Arcadia.
Naturalmente la comprarono e, dopo aver smontato il tutto e ridotto ai suoi freddi elementi costitutivi, lui e lei erano impazienti di farlo rivivere, bello come era apparso la prima volta ai loro occhi.
Portarono il materiale in collina e, nell’opera di costruzione, incominciarono i guai.
Anzi tutto il terreno non era così morbido e livellato come il precedente, il che costituiva già un ostacolo, ma questo era un fatto previsto e certamente non determinante.
Si consolarono pensando che si trattava di una prova,  nessuno degli operatori aveva mai fatto lo scout.
Però lei, la tenda, era un po’ meno baldanzosa, i paletti non erano molto profondi e simmetrici, i tiranti non tiravano bene, il tessuto faceva un po’ di grinze e l’insieme risultava piuttosto disarmonico.
Lui era sfiduciato, forse rimpiangeva il suo camper; lei più conciliante, cercava di sminuire i difetti; i bambini si divertivano giocando con i paletti che non erano stati utilizzati.
L’esperienza non era stata felice, perciò la tenda rimase per un po’ in disparte, ripiegata, in attesa di una occasione migliore.
Poi, una volta, sembrò ritornare in auge: avevano deciso di passare almeno un giorno sotto la tenda, in riva al fiume.  L’ambiente era pianeggiante e piacevole, né troppo civile né troppo selvaggio e una piccola casa vicina all’acqua faceva tenerezza.
Ma evidentemente alcune qualità sono innate, altrimenti non si acquistano facilmente e non si improvvisano.
Bene: nei due l’esprit de finesse aveva certamente la meglio sull’esprit de geometrie di pascaliana memoria.
In definitiva, anche quella volta il risultato dell’operazione di costruzione fu deludente, molto al di sotto delle aspettative.
Allora incominciarono ad interrogarsi.
“Ho capito”. disse lui “Ci vuole ordine, precisione e un buon coordinamento nell’azione per montare bene una tenda, tutte cose che noi non abbiamo.
Può darsi che i nostri figli, crescendo, le imparino. Io ci rinuncio e gliela lascio!”
I figli, crescendo, non superarono i genitori, ma questi si consolarono ricorrendo alla “tenda simbolo” nel loro terreno pellegrinaggio.
La “piantarono” ad ogni tappa della loro vita, per invitare Dio a fermarsi con loro, quando si doveva decidere insieme qualche cosa di importante, ed erano certi che il loro Maestro e Pastore accettava volentieri di entrare nel luogo dell’incontro.
E si sentivano in compagnia di Sara che, per l’incredula felicità, rideva dentro di sé, all’ingresso della tenda.

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