La sponsalità della Chiesa principio di santità coniugale

Se chiedessimo alle coppie di sposi cristiani cosa aiuta la loro vita insieme a mantenersi salda e gioiosa nel corso degli anni riceveremmo molte e variegate risposte: l’amore, la pazienza, il rispetto, la passione, la complicità… Tutte sfumature dell’agire umano che sono necessarie alla vita a due ma non bastano per fare di noi una coppia cristiana.

Cosa ci unisce, ci rafforza, ci spinge ad amarci e sceglierci ogni giorno non è solo la nostra buona volontà o la mitezza d’animo di chi ci vive accanto: è il Sacramento del Matrimonio.

Molti intendono il Sacramento come una specie di benedizione, insomma un mettersi in regola davanti a Dio uscendo pubblicamente allo scoperto e chiedendo a Lui la protezione nei confronti di questa nuova avventura che si sta intraprendendo.

Ebbene, non è questo il nostro matrimonio!

Il Signore attraverso il sacramento del matrimonio ci porge un dono immenso, ci fa partecipare dell’amore che lega la Trinità, che lega il Signore alla sua Chiesa. Non è che noi, dopo esserci sposati, riceviamo un’immagine di amore da Dio a cui ci adeguiamo divenendone una sorta di fotocopia. No! Noi ci amiamo dello stesso amore, siamo assunti nell’amore di Cristo per la sua Chiesa.

Non rifletteremo mai abbastanza su questa frase del Santo Padre rivolta ai Foyers des Equipes de Notre Dame: “La nuova alleanza modella dall’interno l’amore di due sposi; essi si amano non solamente come Cristo ha amato, ma già, misteriosamente dell’amore stesso di Cristo poiché il suo Spirito è loro donato, nella misura in cui essi si lasciano modellare da Lui”.

Non è soltanto una imitazione dell’amore di Cristo, è questo amore realmente partecipato e agito dalla coppia: lo Spirito può fare dell’amore coniugale l’amore stesso del Signore (qui il Santo Padre fa il paragone con la transustanziazione): come trasforma il pane nel Corpo di Cristo, così può trasformare l’amore della coppia nell’amore del Signore.

Si comprende che questo non è un traguardo morale, che si può raggiungere attraverso uno sforzo di volontà, ma è un dono della grazia gia in atto, è un prodigio della fede che sa accogliere la Parola di Dio, come ha fatto Maria, lasciandosi modellare da essa.

Se poniamo al centro del nostro rapporto di coppia questa verità di fede, se iniziamo ad aprire il nostro cuore a questo dono fattoci da Dio, non può che venirci la vertigine.

Ecco, noi due, proprio noi con tutti i nostri limiti, le nostre paure e fatiche, noi ci amiamo dello stesso amore che lega il Padre al Figlio attraverso lo Spirito Santo. Ci amiamo sospinti non solo dalla nostra buona volontà o impegno. Come potremmo noi che non possiamo neppure comandare ad un nostro capello di diventare bianco comandare al nostro cuore di amare per sempre il nostro sposo? Ci rendiamo conto che non è solo questione di costanza o determinazione, dietro due sposi che si amano ogni giorno di più e condividono gioiosamente insieme la loro vita c’è ben altro: c’è Dio stesso.

Farci entrare nel Suo amore è il dono più grande che il sacramento del matrimonio ci fa, così grande che supera la nostra fantasia, le nostre aspettative, e a nessuno di noi sarebbe mai venuto il coraggio di chiederlo. Ebbene, Dio ci ha donato tutto questo racchiudendolo nel nostro cuore.

Eppure noi ci comportiamo spesso come se ciò non fosse mai accaduto. Non chiediamo la grazia di vivere pienamente il nostro sacramento ogni giorno, ogni ora. Abbiamo in noi la sorgente e andiamo a morire di sete nei deserti attorno a noi attratti da falsi idoli (carriera, soldi, casa…) che ci promettono una vita di coppia superficiale e francamente insoddisfacente.

Ma se almeno una volta nella nostra vita di sposi ci siamo fermati a contemplare le meraviglie compiute in noi dal nostro matrimonio, le conversioni quotidiane che ci sono state nel nostro animo e in quelle del nostro sposo, allora abbiamo toccato con mano quanto è forte il sacramento, quanto e come agisce ogni giorno nella nostra casa.

Vivere la grazia sacramentale significa per gli sposi entrare nel mistero del sì incondizionato e assoluto di Cristo al disegno del Padre, e del sì di Maria al mistero dell’incarnazione: come il sì di Cristo significa l’estasi di sé, lo stare fuori di sé per l’altro e nell’altro, così in questa luce, il sì degli sposi riproduce ed incarna il dono nuziale di Cristo e della Chiesa. E’ un amore meravigliosamente nuziale, forte e passionale, rispettoso delle diversità, tenacemente rivolto alla sua amata: Dio non smette mai di seguirla anche quando essa si allontana, tradisce o si perde. Troviamo descritto questo amore così intenso in tutta la Sacra Scrittura dalla quale apprendiamo che Dio è per Israele non solo il padre o l’amico, ma lo Sposo e vuole celebrare le nozze con la sua sposa, cioè l’umanità intera.

La comunità di vita e di amore della coppia e della famiglia è chiamata chiesa domestica perché incarna e manifesta il rapporto nuziale d’amore tra Cristo e la Chiesa. Siamo chiamati ad amarci come Cristo ama la Chiesa. La nuzialità è la forma del mistero di Dio, il modo di essere di Cristo, il modo di essere e di operare della Chiesa che, come sposa si presenta e si offre rispondendo alla chiamata del Cristo suo sposo.

E’ grazie a questa sponsalità che si può parlare di santità della Chiesa prima e degli sposi poi. La santità della Chiesa deriva proprio dal fatto che essa è intimamente unita a Cristo e dipende quindi totalmente dall’unione con Lui. Lumen Gentium, il documento conciliare sulla santità della Chiesa, usa due immagini per esprimere la profondità di questa unione. Quella del “corpo mistico” dove il Corpo è l’insieme di tutti i membri uniti al Capo (Cristo) e tra di loro, e quella che in questa sede più ci interessa della nuzialità.

La nuzialità rappresenta forse l’intuizione teologica più bella del Concilio Vaticano II che sottolinea come lo Sposo (Cristo), amando la Sposa (Chiesa) e donandosi a Lei la santifica. Viene così sottolineata la categoria dell’amore come elemento che unifica e fa diventare i due “una caro”.

C’è dunque uno stretto parallelismo tra unione e santità e noi crediamo fermamente che più diventiamo uno in coppia più ci avviciniamo alla meta della santità. Cari sposi, volete diventare santi? Bene, vivete fino in fondo la realtà del vostro sacramento che attraverso il vostro dono personale, totale e fecondo vi rende “una cosa sola”. Ciascuna famiglia è chiamata ad avere questa consapevolezza perché possa manifestare nell’ordinario la santità vivendola concretamente ogni giorno grazie al dono dello Spirito Santo. La via alla santità per una famiglia passa attraverso l’ascolto dello Spirito Santo. Saper discernere con chiarezza la sua voce in ogni momento della nostra vita, essere duttili ai suoi “suggerimenti”, sono esercizi quotidiani dai quali non possiamo prescindere. L’azione dello Spirito Santo nell’edificazione della coppia non si esaurisce nella creazione dell’una caro, ma è all’opera anche nel suscitare e “compaginare” i doni dati al marito e alla moglie, facendo sì che essi si completino a vicenda, non si pongano in concorrenza e siano tutti ordinati e resi efficaci nell’agape, nella carità. “Imparare ad essere due in una sola esistenza concreta, passare dalla diversità lontana e antagonista alla comunione-cooperazione-unità; sentirsi non più padroni di sé e degli altri ma servi, comporta una dura scuola quotidiana, allenamento continuo nelle virtù, grande vicinanza con Dio, coscienza di svolgere un grande compito”. Tutto ciò diventa possibile se impariamo a riconoscere chi è lo Spirito Santo e come agisce nella nostra coppia.  La santità infatti è una, ma differenziata, non si può fotocopiare. Per questo dobbiamo metterci in ascolto dello Spirito, poiché il nostro rapporto con Dio è personale. La chiamata alla santità comporta che ognuno entri fino in fondo nella sua realtà, nella sua vocazione e su quel terreno accolga e si sottoponga all’azione dello Spirito Santo. E’ ovvio che ciò non significa in alcun modo ritagliarsi una propria santità all’insegna del soggettivismo più arbitrario. Lo sappiamo, che i cammini personali per il cristiano sono inseriti nella comunione della Chiesa e hanno il riferimento oggettivo nella Parola e nei Sacramenti. E’ anche bene ricordarsi che la santità si nutre di misericordia. La santità è un cammino permanente nella misericordia del Signore. Santità non è perfezionismo. Il perfezionismo è un’immaginazione illusoria che ci costruiamo noi sulla santità. Il Vangelo non vive mai di illusioni: “nessuno è buono, se non Dio solo”. L’autentica santità, lo ripetiamo, è Dio che ci partecipa la sua stessa vita nel dono dello Spirito e ci chiama a vivere nella docilità dei figli scegliendo l’amore in ogni nostra risposta.

Il matrimonio cristiano è in questo senso una pasqua, una morte a se stessi e una vita per Dio e per l’altro perché questo essere riferito all’altro è essenzialmente pasquale.

Questo rappresenta per gli sposi una vocazione a rivivere, nella loro esperienza di vita, i misteri che hanno caratterizzato la vita di Cristo, a partire da quello dell’incarnazione fino a giungere a quello della Pentecoste, passando attraverso la Pasqua, mistero di morte e risurrezione.

L’esperienza alla quale gli sposi sono chiamati è quindi un vivere ed un ri-vivere, nella propria carne attraverso il dono totale di sé, il mistero dell’amore di Cristo, che si è dato per noi fino all’estremo, fino alla morte e oltre la morte.

Le stagioni che attraversa una famiglia sono tante e a volte si susseguono così velocemente che se non ci radichiamo in Cristo corriamo il rischio di essere travolti dagli eventi e perdere noi stessi, il nostro coniuge e i nostri figli correndo forsennatamente non si sa dove e perché. Forse mai come oggi una coppia santa è quella che riesce a mettere al primo posto la relazione che la costituisce e si ingegna a trovare il modo per mantenerla sempre profonda e lo testimonia con il suo rapporto.

Gli sposi, vivendo il sacramento del matrimonio, sono chiamati a diventare santi vivendo una spiritualità incarnata nella ferialità e nella corporeità.

Dal sacramento scaturisce la spiritualità della coppia che si pone dentro la trama degli eventi quotidiani, vissuti nella dinamica del dono di sé, e costituisce il tessuto concreto dell’amore sponsale.

La preghiera genera e rafforza il dono e l’accoglienza reciproca, e induce a mettere l’altro al centro dell’attenzione, a servirlo e promuoverlo nella sua originalità.

La potremmo chiamare la spiritualità di essere un solo corpo, dell’essere una sola carne, questo corpo con il quale voglio vivere pienamente l’accoglienza del tuo corpo, vale a dire della tua persona, in modo concreto, continuo, come Cristo si è incarnato in una situazione concreta, a Nazareth, con un dialetto, con un tipo di casa, con un tipo di lavoro e si è incarnato fino in fondo.

L’imitazione di Cristo Sposo significa una spiritualità della gratuità, piena, completa, concreta che mi porta a mantenere sempre viva la relazione tra di noi e così il sacramento del matrimonio: è lo Spirito che ci viene incontro e sostiene in questo percorso, compresa la sopportazione di quel difetto, di quella noia, di quella difficoltà, di quel problema…

È la spiritualità dell’ordinario perché è sinonimo di incarnazione.

Ciò significa che devo recuperare il valore spirituale dell’ordinario come possibilità di crescita nella vita della Spirito, che vuol dire nella vita dell’amore.

Quando noi sposi sfruttiamo un’ora di Messa ma non sappiamo sfruttare tutte le altre ore dei sette giorni della settimana, che alleanza abbiamo celebrato?

Che amore totalizzante abbiamo celebrato nell’Eucaristia se questa non riesce ad andare ad arricchire il nostro vissuto ordinario?

Quando ci alziamo alla mattina, quando andiamo a lavorare, ecc., tutto viene arricchito se siamo, capaci, come sposi, a vivere nella dinamica del dono che scaturisce dal sacramento che abbiamo scelto, le varie situazioni e circostanze che si presentano

È ancora una spiritualità della riconciliazione. L’amore grande che è dentro nel cuore di Cristo Sposo è l’amore capace di riconciliazione costante.

Sempre guardando a Cristo Sposo nella Pasqua è una spiritualità gioiosa: Familiaris Consortio al  n°52 afferma: “La famiglia cristiana, soprattutto oggi, ha una speciale vocazione ad essere testimone dell’alleanza pasquale di Cristo”, gli sposi sono chiamati ad esprimere questa alleanza pasquale nella loro carne “mediante la costante irradiazione della gioia dell’amore e della sicurezza della speranza, della quale deve rendere ragione”.

Se chiedessimo a Dio cosa sognava quando ha creato la coppia forse ci risponderebbe questo: “Sognavo una realtà viva e pulsante che dicesse al mondo il volto del mio amore, sognavo una fede annunciata da sposi e genitori che, luminosi nella loro gioia, fossero il sale e la luce della terra con la forza scaturita dal sacramento che li unisce. Ed ora guardando a voi, cari sposi, vedo la bellezza del progetto che si sta attuando nei vostri cuori, nella vostra famiglia e nella Chiesa tutta”.

Davide e Nicoletta Oreglia

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