La scienza di Dio

Non le era mai piaciuto rimanere indietro nelle cose importanti: se vedeva qualcosa di valido lo volevo anche per sè, a tutti i costi, mettendoci tutto il suo impegno per ottenerlo.

“ Ora, però, tu sei terribilmente  avanti rispetto a me!”

 Disse lei quel giorno guardando il suo sorriso beato.

Naturalmente lui,ora, godeva pienamente di quella scienza che dà la conoscenza  d Dio e che è il massimo della beatitudine, ed era anche giusto che fosse così perché, da quando lo aveva conosciuto, Dio era stato sempre l’argomento principale dei suoi pensieri e dei suoi discorsi.

Perciò, dopo che lui se ne era improvvisamente andato, dopo il terremoto e i movimenti di assestamento che ne erano derivati, lei aveva pensato di iscriversi a una Facoltà teologica per stargli al passo e partecipare così, in qualche modo, a quelle conoscenze di cui lui ora godeva.

Ma la teologia non è sempre un luogo di avvicinamento a Dio, a volte dà l’impressione di girare a vuoto, di perdersi in discussioni puramente teoriche, senza permettere che la forza della Parola operi nell’uomo e lo attragga nella sua orbita, introducendolo veramente in Dio.

Così, un po’ delusa, un po’ stanca delle sue esperienze teologiche, lei cercò, come faceva sempre, la sua guida e il suo aiuto.

“ Senti” gli disse “io non ho più tanto tempo, né voglia di perdermi dietro a questioni pneumatiche, ( che mi ricordano tanto le gomme delle automobili!); quello che mi interessa è lo Spirito in azione, quello che mi adopera per i suoi scopi, che vorrei tanto conoscere meglio, perché spesso sono nell’oscurità più completa.”

“Forse”rispose lui dolcemente “ quello che noi chiamiamo “conoscere” viene inteso come: possedere con la mente,ha un significato captativo, pensa al verbo comprendere,e non è questa la scienza di Dio.

Lui non si lascia contenere nei nostri limiti, altrimenti non sarebbe più Dio.

La vera scienza di Dio, invece, nasce da quella umiltà che ci fa ricercare il suo volto e riconoscere il dono che Lui ci fa della sua rivelazione.

E’ come attingere a una sorgente: non devi pretendere di esaurirla, ma devi accettare e ringraziare per quello che ti dona, solo non ti devi staccare da lei, ma aspettare, nei tempi dell’aridità o della abbondanza, che ti giunga quello che ti è necessario, secondo il suo beneplacito.”

“Vuoi dire che non bisogna forzargli la mano? Che dobbiamo accontentarci di quello che dona alla nostra povertà?

“Tu però sei ricco” disse lei “riconoscilo! Tu ora non hai più bisogno di cercare, perché hai già trovato e godi della tua conoscenza definitiva. Puoi almeno immaginare come mi senta io?”

Chissà come, lui non perdeva mai la pazienza davanti alle sue rimostranze e non perdeva il suo sorriso benevolo:

“ Certo, non lo immagino, ma lo so, perché ti conosco e quello che  provi tu l’ho provato anch’io, ma, vedi, anche ora io non ho finito di conoscere Dio, perché Lui è infinito e noi siamo uomini!

La beatitudine del paradiso non è statica, ma dinamica, perciò non siamo mai sazi di cercare il suo amore, anche se siamo certi di non poterlo più perdere.

Capisci? E’ un po’ come succede tra due innamorati che trovano la loro gioia nel cercarsi e rivelarsi reciprocamente, ma senza le loro paure e i loro turbamenti”

Lei taceva e pensava come era stato fortunato il loro incontro, così libero da paure e ricco di promesse.

Ricordava una sera: loro appoggiati a un parapetto a guardare in silenzio lo scorrere del fiume…

A un tratto lui aveva detto: “Noi cercheremo Dio insieme, nella nostra casa, e la nostra vita   sarà un volo verso l’Amore!”

E a lei era saltellato il cuore nel petto, per la gioia che l’aveva invasa!

Non erano state parole vuote.

Scoprirono che la loro vita di coppia era il terreno privilegiato per l’esperienza e la ricerca teologica, perché la vera scienza, quella che conta, non si impara studiando i capitoli di un libro, ma riconoscendo Dio nell’uomo e  l’uomo in Dio, secondo le leggi del suo amore.

Lui, medico, si era tuffato nello studio delle leggi naturali che regolano la generatività umana, in particolare quella femminile, e con entusiasmo aveva potuto verificare come esse corrispondessero alla legge morale delle coscienze e allo splendore del progetto di Dio sui suoi figli.

Una simile scoperta andava diffusa e, allora, eccolo studiare, spiegare, pubblicare testi sull’argomento.

Il suo discorso, anche se non sempre condiviso, interessava e coinvolgeva la gente, ma la reazione più comune era di diffidenza; bisognava, in primo luogo, restituire credibilità e fiducia nelle leggi naturali, predisposte per la perfezione e la felicità umana.

“Dottore, ho paura!”Dicevano spesso le donne preoccupate all’idea di una gravidanza indesiderata.

“Ho paura ad avere rapporti completi senza la difesa di qualche mezzo anticoncezionale!”

“Ma se le recenti scoperte scientifiche” rispondeva “ci dimostrano che i rapporti coniugali sono procreatori solo se attuati, durante il mese, nei pochi giorni fertili che il Creatore ha stabilito per la donna, non ha più senso avere paura!

Perché temerli se dipende solo da noi, dalla nostra libera volontà renderli, o no, fecondi, usandoli con intelligenza nei giorni adeguati?

Per vanificare queste paure ataviche non c’è niente di meglio che acquisire la consapevolezza delle proprie possibilità concrete di fertilità, accertate attraverso i numerosi test clinici a nostra disposizione e comportarsi di conseguenza.

Allora soltanto la coppia potrà parlare di amore e procreazione responsabile!”

Questa è dunque la scienza di cui abbiamo bisogno, umana e divina allo stesso tempo, perché la scienza serve la natura, la natura serve il suo Creatore e ne rivela le meraviglie.

La tentazione è di non rispettare la natura una volta conosciuti i suoi ritmi, ma di servirsene per i propri scopi,di manipolarla, facendo dei grossi disastri non solo ecologici.

Ma come faremo – pensava lei – a purificare il nostro cuore e la nostra mente, in modo che sia libera dalle suggestioni e dai tranelli del mondo, e vada libera verso la verità?

“Ci sono tanti modi” disse lui rassicurante “Proviamo a passare in rassegna i nostri sensi, quelli che ci introducono alla conoscenza,e sono preziosi maestri, una volta che si è fatta l’opzione fondamentale per Dio.

“Se i nostri occhi sono limpidi e sani e non li chiudiamo volutamente, non possiamo fare a meno di vedere in noi e intorno a noi le meraviglie di Dio.

Che tu contempli il cielo stellato, oppure osservi al microscopio la struttura di una cellula, sempre hai motivo di stupirti per l’armonia che governa tutte le cose.

Quando ero studente di medicina e dovevo fare quel mattone che è l’esame di anatomia, nonostante la fatica che richiedeva, mi ritrovavo sempre a sorprendermi e ad ammirare la quantità e la perfezione degli elementi che formano il corpo umano, e ancor più la loro fisiologia!

Ma se gli occhi sono importanti, altrettanto lo è l’udito: ex auditu, infatti, viene a noi la Parola, quella che si è incarnata per farci suoi discepoli e insegnarci la sua verità.

E poi c’è il tatto, che ci permette di metterci in contatto sensibile con le persone e le cose, e i sensi del gusto e dell’olfatto che ce le fanno apprezzare nelle loro più sottili caratteristiche.

Da tutte queste strade entra in noi la percezione della bellezza e della verità del creato, che ci guida da meraviglia in meraviglia.

Pensi ancora di poterti ingannare facilmente, nonostante  tutto questo?”

“No” disse lei più serena “però devo dirti una cosa: ti sbagliavi quando mi dicevi di cercare nell’orto una violetta fiorita.

Non c’era proprio sotto la vite, ma, in compenso, ne ho trovato tre ai piedi dell’albicocco!

Erano lì, piccole e profumate, e mi guardavano divertite della mia sorpresa.

 

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento

Subscribe without commenting