La preghiera di comunione

Funzione della preghiera è di aprire il nostro cuore a Dio, di metterci in comunione con Lui, di farci entrare consapevolmente in quel rapporto di amore esistenziale su cui siamo stati fondati.
La preghiera può assumere le forme più diverse: essere privata o pubblica, silenziosa o vocale, affettiva oppure arida, a seconda dei momenti, delle situazioni e della Grazia che la ispira, ma, se ne cerchiamo l’elemento essenziale, vi troviamo sempre l’esigenza di un incontro, di una relazione profonda con Dio.
La coppia è avvantaggiata in questa ricerca di intimità perché naturalmente chiamata ad un dialogo di amore che si affaccia sull’infinito.
L’amore richiede l’unità e questa diventa una forma di vita, se costantemente e pazientemente ricercata.
Viene così spontaneo, anche nella attività della preghiera, il rifiuto di ogni superficialità e frammentazione.
Si ricerca la comunione, che qualifica ogni vera vita sponsale.
Comunione con l’altro, che rimanda all’amore di Dio che lo lega a noi, comunione con Dio, che passa ed esprime il suo amore attraverso l’altro.
E come, nel rapporto a due, si impara a valorizzare il silenzio, che riveste una ricchezza maggiore della parola, quando si sia raggiunto un profondo accordo interiore, così le parole diventano superflue anche nella preghiera, quando l’unica cosa che conta è la presenza.
Presenza a sé, all’altro, a Dio: ecco la formula della pienezza e della felicità.
In un suo libretto, intitolato appunto: “Sulla felicità”, Teilhard de Chardin scriveva
La vera felicità è una felicità di crescita e, come tale, ci porta in una direzione segnata
I – dalla unificazione di noi stessi nell’intimo del nostro cuore,
II – dall’unione del nostro essere con altri essere a noi uguali,
III – dalla subordinazione delle nostre vite ad una vita più grande della nostra.
Questi tre atteggiamenti si ritrovano nella preghiera di cui può godere una coppia religiosa, nel silenzio, nel quale i sentimenti si incontrano in un movimento empatico divenuto abituale, negli slanci del cuore unificato dalla disciplina coniugale.
Si può dire che la vita di coppia sia anche e soprattutto una scuola di preghiera, scuola che non finisce mai, che non si può adagiare in una routine, ma continuamente si protende verso una maturazione, dove il lavorio delle gioie e delle sofferenze quotidiane edifica gli animi, alla luce e con la forza della speciale grazia del Sacramento che li ha uniti.

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