La pietà – dono divino

“Questo è davvero un dono di cui non saremo mai abbastanza riconoscenti” Pensava lei, tuffandosi nei ricordi della loro vita a due “il dono di sentirsi legati a Dio con un dolce e forte legame di figliolanza”.

Prima ancora,  di riconoscersi come appartenenti l’uno all’altro si erano sentiti figli di un Padre comune e su quella base si era mosso   con fiducia il loro rapporto.

Che cosa infatti sarebbe potuto accadere di male a due figli di Dio che avevano avuto la grazia di incontrarsi?

Chi o che cosa può ostacolare il cammino di due persone che hanno Dio come Padre?

Tutti gli uomini hanno questo dono, ma esserne consapevoli dà una particolare forma di orgoglio e di umiltà.

Certo, ci sono diversi livelli di consapevolezza e diversi momenti nel mutare della vita nei quali tutto ciò viene percepito con maggiore o minore evidenza, ma un dono è sempre un dono e rimane lì, tranquillo, in attesa di essere goduto.

Lui, lo aveva ricevuto in abbondanza, forse si chiama fede ed è quella famosa base di roccia sulla quale si può costruire tranquillamente la propria casa.

“Ora, poi, la cosa si è fatta così evidente e chiara per te che  la ti si legge addirittura in faccia!”

Disse lei con una punta di invidia, guardando il sorriso di lui che la seguiva costantemente dal suo ritratto e la interpellava con insistenza perché ne interpretasse il linguaggio.

“Proprio così, devo ammetterlo” rispose lui con un po’ di rammarico “vorrei che potessimo goderne insieme, ma abbi pazienza, la situazione è questa e dobbiamo cercare di viverla nel modo migliore.

C’è un cammino da percorre per ciascuno di noi e ogni tappa ha il suo significato.

“Nelle tue mani sono i miei giorni” dice il salmista, prova a ripeterti questa frase fino a sentire queste mani che ti sorreggono e ti guidano.

Verrà il momento in cui vedremo insieme anche il suo volto, secondo la sua promessa.

E’ come se Dio stesso ci sollevasse con le sue mani, portandoci al suo livello e di là vedremo tutte le cose di cui Lui è padrone in una luce diversa e niente ci farà più paura.”

“Ma finchè siamo su questa terra” replicò lei pensierosa “il soffio dello Spirito Santo non sempre riesce a farci volare così in alto! Sperimentiamo continuamente la resistenza e la pesantezza del nostro io”

“E’ vero” disse lui “ora però io sono in posizione privilegiata, non dimenticare che siamo una cosa sola e possiamo fare una cordata e salire insieme.

Proviamo a vedere insieme le cose dall’alto, incominciamo da quella più difficile, incominciamo dalla morte.

Quando uno muore si dice:”Poverino! E’ tornato alla casa del Padre!”

Ora, che cosa c’è di più bello che tornare a casa?

Il fatto è che quando si parla di casa nessuno pensa a quella del cielo, è più naturale pensare a una bella casa di mattoni, con tutti i confort moderni, con un bel giardino intorno e il box per la macchina.

Questa è la casa che gli uomini normalmente sognano e, appena possibile, si comprano, magari facendo un mutuo che dura tutta la vita.

E quando, finalmente, si è estinto il mutuo dispiace veramente lasciarla per tornare alla casa del Padre, che non si sa bene come sia!

Noi, invece, il mutuo non l’abbiamo mai pagato e abbiamo fatto bene, non ti pare?”

Sì, in effetti non avevano mai comperato casa, con il risultato di sentirsi più leggeri  e di cambiare spesso abitazione, a seconda delle esigenze della famiglia…un po’ da nomadi, insomma, anche se, a volte, avrebbe fatto comodo poter mettere le radici (pensava lei).

“Ma le radici le abbiamo in cielo!”

Le ricordò subito lui.

“Questa è la nostra realtà che tanto spesso dimentichiamo.

Le radici in cielo! Non è tanto facile da capire: siamo così abituati a vedere le radici delle piante così solidamente attaccate al suolo che è  difficile pensare a noi come strane piante dalle radici aeree, che ricevono dall’alto nutrimento e vita, eppure è così.

Solo se siamo in grado di ribaltare la nostra situazione terrena, vedendola al di là delle apparenze, potremo leggerne in modo autentico e soddisfacente il percorso.

Forse ci può aiutare metaforicamente il pensiero della vita e del calore che il sole trasmette alla terra,  senza di lui  fredda e vuota, ma noi non siamo solo terra, e aspettiamo, come figli di Dio, i cieli e le terre nuove, secondo la promessa.

Questa è la prospettiva giusta.

Ci sono alcuni santi che, in certi momenti, sembrano vincere il peso della carne e si sollevano letteralmente verso il cielo, con quel fenomeno noto con il nome di levitazione: è prodigioso, ma, in un certo senso, anche “normale” che questo succeda!

Esiste una legge di gravitazione universale, per cui la massa più grande esercita una attrazione verso quella più piccola, come avviene per le maree o per i pianeti che sono attratti dal sole, che li mantiene nella loro orbita, ma, mentre la scienza avanza sempre più decisamente nella sua indagine, la mente del cristiano è timorosa di muoversi nel campo del soprannaturale e si ferma alle soglie di esso, per rispetto, ma anche una certa pusillanimità.

Se non ci fosse lo Spirito Santo che a volte soffia con tanta evidenza da irrompere e abbattere le povere difese della nostra ragione, nessuno si accorgerebbe di ciò che sta al di là del proprio naso.”

“Ho sempre ammirato la tua visione della vita, così chiaramente metafisica” disse lei convinta “è una bella sicurezza che non so bene se sia dovuta alla tua rigida educazione, alla tua intelligenza pratica o alla grazia di Dio che ti ha sempre assistito.

Devo riconoscere che spesso ti ho invidiato per questo.”

“Voglio raccontarti una cosa”

Disse allora lui.

“Quando ero molto giovane e non ti conoscevo ancora, ero incline a sentimenti ed atteggiamenti ascetici. Spesso meditavo i novissimi, che mi venivano insegnati in modo molto più rigoroso di quanto si usi ora, e, per farlo con più efficacia, andavo spesso al cimitero.

Lì, passando tra le tombe, meditavo e pregavo.

Un giorno ( era d’inverno e già faceva quasi buio) io camminavo assorto lungo i vialetti.

Ricordo lo scricchiolare dei sassolini bianchi sotto i miei passi e l’ombra che cresceva intorno a me.

Avevo il cuore e il corpo avvolti dal freddo e stavo chiuso in me stesso, come per difendermi da tutto quello che mi circondava, incapace di ricavarne un pensiero o una preghiera che fosse di aiuto per il mio spirito.

Ad un tratto, non so come, sentii sciogliersi qualcosa dentro di me,avvertii come una liberazione interiore che mi ridestava dal mio torpore.

Mi guardi intorno sorpreso: vedevo tutta la scena con occhi nuovi.

Le pietre tombali, i monumenti funebri, i lumini accesi che brillavano nella sera, i mazzi di fiori e le erbe che crescevano nelle fessure, mi sembravano far parte di un gioco a cui ero completamente estraneo.

Perfino la figura di quella donna che, davanti a me,  si affannava a lucidare il marmo nero di una tomba fiorita, mi sembrava del tutto senza senso.

Improvvisamente avevo realizzato tutta la differenza che sta tra ciò che è vivo e ciò che è morto, l’immensa distanza tra l’apparenza e la sostanza delle cose, la vanità di ciò che si vede e la splendida verità del reale.

Ecco, in quel momento si era operata in me la conversione, il rovesciamento dei giudizi.

Mi sembrò di essere sfuggito ad una trappola che, stupidamente, stava per irretirmi e respirai più liberamente: avevo capito che la nostra vita, essendo eterna, aveva ben poco a che fare con tutto il cerimoniale funebre con cui gli uomini credono di consolarsi, esorcizzando la morte.

Così, paradossalmente, avevo scoperto il dono della pietà che non è, come molti credono, legato alle opere di pietà verso Dio e verso il prossimo, ma è la risposta ubbidiente e fiduciosa dell’uomo allo sguardo paterno di Dio su di lui.

L’anima si allarga allora a infinite aspirazioni, non si lascia più incatenare da ciò che appare, ma gode della stupenda libertà donataci da Cristo.

Posto sul piano spirituale, tutto viene capovolto, come per divina pazzia, e si capisce il gaudio, la pace, la pienezza di vita, l’abbandono in Dio dei suoi santi!

“Poi sei venuta tu” aggiunse lui sorridendo, come per farsi perdonare l’esaltazione del suo dire “e il mio ascetismo si è trasformato in misticismo, ma qui dobbiamo ancora lavorare molto insieme …”

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