La giovane coppia

Non è facile raccontare della nostra coppia appena entrata ufficialmente nella condizione coniugale.

I luoghi comuni solitamente abbondano sia per presentarne le difficoltà che le gioie;  forse, però, la descrizione più efficace può essere data, più che dalle parole, da quelle immagini fiabesche che troviamo nei dipinti di Chagall, dove i due sposi, trasfigurati, “volano” su di un mondo onirico che amorevolmente li circonda.
Le loro figure ci parlano di intensità e leggerezza, in una situazione in cui i corpi e gli spiriti hanno trovato la loro giusta collocazione, di una libertà raggiunta attraverso lo stringersi di un legame buono, che li guida e sospinge verso l’alto.
Sappiamo che i due ragazzi hanno parlato tanto fin dal momento del loro primo incontro, ora le parole non sono più così importanti perché ogni gesto, ogni sguardo, ogni respiro è una parola e il corpo è il grande rivelatore dei pensieri e dei sentimenti più nascosti.
Hanno ritrovato ora il loro equilibrio naturale, quello pensato dal Creatore per loro, e si possono muovere insieme in una dimensione che assicura allo stesso tempo stabilità e slancio per affrontare il futuro.
Tutto ciò non è senza qualche fatica: non sono più due ma una sola carne e questa carne non è perfetta, non sa ancora come gestirsi in completa armonia, una nascita non è mai senza dolore, ma, nonostante tutto, la gioia di una nuova vita irrompe e canta dentro di loro.
Questa non è una idealizzazione, è una visione profonda di una realtà troppo spesso banalizzata e dolcificata ad arte, che sottintende l’aspettativa di una successiva delusione, alla fine della cosiddetta “luna di miele”, quando il senso comune, il “buon senso” del mondo pensa che dopo l’esperienza esaltante dei primi tempi, il matrimonio sia destinato a ricadere nella pesantezza e nella superficialità caratteristica di ogni relazione umana di routine.
Ma per fortuna non è così e lo dimostrano tante coppie, che vediamo ancora, ad ogni età, guardarsi negli occhi e camminare tenendosi per mano.
I nostri due non hanno fatto neppure il viaggio di nozze, hanno incominciato invece un viaggio interiore ricco di avventure e non privo di difficoltà, che si rivelava così impegnativo ed appagante da non richiedere ulteriori distrazioni.
Era il loro periodo di apprendistato, nel quale imparare veramente a conoscere e amare l’altro nella concretezza della sua persona  e, per fare questo, dovevano mettere in opera tutte le facoltà possedute, tutta l’intelligenza e la volontà di cui disponevano, e tutta la Grazia del loro Sacramento.
Possiamo alleggerire un po’ l’atmosfera, affinché non si pensi ad un trattato teorico della vita coniugale?
Ricordiamo allora le rose e le spine, le allegre follie e gli incidenti di percorso, le divertenti “stranezze” vicendevolmente e benevolmente scoperte…
“Perché mai mangi il carbone?”
“Per combattere l’areofagia: è la miglior medicina!”
“Perché non chiudi le imposte, la sera, quando andiamo a dormire?”
“Per vedere le stelle e la luna dal nostro letto.”  “Giusto, è bellissimo!”
“Perché non ti sei cambiato la camicia?”
“Perché non occorre: io sono pulito!”  “Magnifico! E anche logico!”
E gli spaventi infantili di una coppia ancora bambina, come quando lui, uscendo di casa, chiuse la porta a chiave e lei, temendo di non saperla aprire, si sentì prigioniera.
O quando lui, arrivato a casa affamato all’ora del pranzo, trovò che non c’era niente di pronto e neppure tavola messa.
La tavola era stata invece apparecchiata con cura in un’altra delle tante stanze di cui allora disponevano, improvvisamente adibita a sala da pranzo.
Ma lui non lo sapeva e lei gli ricorderà spesso, scherzosamente, la sua preoccupazione di quel momento e il suo sguardo smarrito.
La decisione di affidarsi completamente all’altro comporta anche il superamento dei nostri timori atavici, della paura inconscia di abbandono, la vittoria sui fantasmi dei nostri archetipi negativi.
Un giorno decisero di andare a pescare.
A lei non piaceva affatto, a lui molto, ma pensavano ancora di dover fare tutto insieme.
Bastarono però poche esperienze del genere per farli ricredere e stabilire che ciascuno aveva diritto di usufruire liberamente del suo spazio libero, senza che questo mettesse in pericolo a loro unità di coppia.
Ma l’unità più vera e felice la raggiungevano certamente nella preghiera: lì davvero uno sentiva il sostegno dell’altro, uno rivelava all’altro la presenza e l’amore di Dio.
Le Lodi del mattino, celebrate nella loro casa al risveglio, la Compieta, che chiudeva la giornata, le tante occasioni di richiesta e di ringraziamento, la consapevolezza di una comprensione e di una reale partecipazione ai sentimenti dell’altro, in una sincera e intelligente ricerca di Dio, li introduceva ad una intimità tale da facilitare ed arricchire la stessa intimità sessuale, che ne diveniva felicemente la naturale espressione.

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