La genitalizzazione coniugale

Capitolo IX
La genitalizzazione coniugale

La coniugalità responsabile non si realizza evidentemente solo a livello della persona, col processo di personalizzazione coniugale sopra illustrato, ma anche a livello della corporeità col processo di genitalizzazione coniugale che ora cercheremo di descrivere.
Per evitare equivoci circa il significato delle parole sarà bene dire subito che per genitalizzazione coniugale si deve ritenere il processo coeducativo che porta a realizzare la più profonda, totale ed armonica co-unione genitale dei due partners.
Per l’unità originale del composto umano e l’inscindibilità della persona dalla sua corporeità i due processi, la personalizzazione coniugale e la genitalizzazione coniugale, si pongono in modo distinto solo a scopo descrittivo didattico, in realtà si svolgono simultaneamente richiamandosi ed integrandosi continuamente.
Non sarebbe infatti possibile avere una vera e completa personalizzazione coniugale senza avere contemporaneamente raggiunta anche una autentica genitalizzazione coniugale. Così, al contrario, una genitalizzazione coniugale che non sia sostenuta da una solida personalizzazione coniugale non reggerebbe al tempo perché troppo illusoria ed effimera.
I due processi non possono dunque che essere portati avanti in modo sincrono ed uniforme.
II processo di genitalizzazione coniugale comporta ovviamente, come qualsiasi altro strumento educativo, una sua particolare, propria, modalità di attuazione che merita di essere ora indicata, anche se solo in termini generici, perché fa parte integrante dei mezzi operativi della coniugalità responsabile.
La genitalizzazione personale vuoi dire il raggiungimento della capacità di esprimere fedelmente tutta la personalità dei singoli nella loro propria genitalità.
La genitalizzazione personale
Tutta la verità della genitalità umana è data infatti dalla presenza in essa della persona così che ogni esercizio genitale, ogni rapporto genitale possa sempre essere il segno rivelatore della persona che si esprime, si apre all’altro, comunica con l’altro, in  altre  parole,   l’espressione  di   un  vero  dialogo   interpersonale.
La genitalizzazione personale così prospettata ovviamente non si improvvisa, si raggiunge solo mediante una adeguata educazione sessuale. Questa a sua volta comporta anzitutto il riconoscimento che ogni atto, ogni manifestazione fisica, sessuale, erotica, genitale è un « segno », avente un preciso significato relazionale, quello cioè di porre la persona in presenza dell’altro, in una precisa relazione con l’altro.
Bisogna avere così una chiara coscienza dei significati sottesi a tutte le forme di espressione della sessualità e della genitalità in modo da potersi liberamente esprimere attraverso questi stessi segni, secondo ciò che essi in realtà significano.
Per raggiungere la genitalizzazione personale bisogna perciò imparare ad utilizzare il proprio corpo, la propria genitalità in modo appropriato come il mezzo più adeguato per rendersi presente, per rivelarsi, per esprimersi, per comunicare con l’altro, con il proprio partner.
La comunicazione che si fa attraverso la corporeità, cioè attraverso il linguaggio genitale, ha un contenuto ben preciso che non può essere né ignorato né modificato a volontà.
Pur in una apparente singolarità e varietà di forme espressive, la genitalità umana vuoi sempre arrivare a significare una ricerca, un incontro, uno scambio, un dono, un’appartenenza, in definitiva un autentico dialogo anche se non verbale.
Il compito principale di chi vuoi arrivare alla genitalizzazione personale è dunque quello di continuamente revisionare i propri comportamenti sessuali, genitali, per verificare se sono rispondenti a queste esigenze di dialogo, e cercare continuamente il modo di usarli sempre più adeguatamente ed opportunamente.
La genitalizzazione personale deve portare così ad una genitalità vissuta in una forma sincera e trasparente. Sincera perché la persona si deve trovare presente in tutta la sua autenticità e singolarità nel dialogo o nel rapporto genitale. Trasparente perché la genitalità deve riflettere in ogni manifestazione fisica il profondo significato dialogico della relazione interpersonale.
Questo tipo di genitalizzazione comporta naturalmente il superamento della genitalità intesa, comunemente ancor oggi, come semplice funzione biologica strutturata su determinismi ed automatismi genitali a cui l’essere umano si affida in modo più o meno consapevole.
La genitalità umana va intesa invece sempre come un qualcosa di più, o meglio, un qualcosa di completamente diverso, cioè come una dialettica del vivere con l’altro, un modo veramente originale e singolare di realizzare l’incontro e l’unione con il proprio partner.
È lapalissiano che per realizzare e vivere una simile genitalità è indispensabile che l’individuo sia padrone di sé, dei suoi impulsi, dei suoi riflessi, in modo tale da sapersi sempre ordinare alle finalità intrinseche e proprie del dialogo genitale ogni qual volta voglia liberamente e consapevolmente accedervi.
La genitalizzazione personale è quindi un processo di educazione alla padronanza ragionata della propria genitalità, un processo di educazione alla castità, che in altre parole più esplicite vuoi dire corretto ed appropriato uso del genitale, un processo di educazione alla vera maturità genitale.
La maturità genitale ha ovviamente qui un significato tutto speciale, un po’ diverso ed un po’ più profondo di quello di uso corrente.
Non si tratta infatti solo di una raggiunta maturazione biologica degli organi riproduttori e neppure di una raggiunta capacità di attuazione dei rapporti genitali con orgasmo, ma di una raggiunta capacità di padronanza di sé tale da poter esprimere e realizzare sempre in modo appropriato e completo, sia sul piano della persona che del corpo, l’incontro ed il rapporto coniugale.
È forse bene sottolineare a questo proposito che il rapporto genitale è, per sua specifica natura, solo e sempre un rapporto coniugale; è infatti strutturato ed ordinato ad essere un rapporto coniugale, per ciò presuppone sempre per la sua piena attuazione la coniugalità, intesa sia come istituzione che come comportamento.
Anche il processo di genitalizzazione personale allora, proprio in quanto comporta un esercizio genitale come compito educativo, non può mai essere adeguatamente realizzato se non entro l’ambito coniugale.
Per rendersi ragione di questa affermazione basta riflettere sulla genitalità pre-coniugale ed extra-coniugale; non sarà difficile constatare che queste due forme di attività genitale sono in realtà degli artefatti sessuologici, delle disfunzioni sessuali fondate su delle immaturità, ma quel che è peggio, è che queste forme contribuiscono sempre a creare difficoltà più o meno profonde alla realizzazione della maturità genitale e della stessa coniugalità.
Non è tanto, dunque, l’inesperienza genitale che rallenta la coniugalità quanto invece l’esperienza genitale, una certa iniziazione attuata in condizioni, non idonee e fuori dalla coniugalità.
In tutti questi casi, il processo di genitalizzazione personale e di genitalizzazione coniugale si rendono particolarmente difficoltosi in quanto il lavoro si duplica sia perché si devono risolvere prima quei riflessi, quelle abitudini contratte in una esperienza precedente, fondata quasi sempre più sullo sfogo di tensioni libidiche che per realizzare un vero dialogo genitale interpersonale, sia perché si deve ricostruire ex novo un comportamento genitale che sia autenticamente personale e coniugale.
La genitalizzazione duale o coniugale
In altre parole, la genitalizzazione personale, che è una condizione fondamentale per la realizzazione della coniugalità responsabile, si attua nello stesso momento e con gli stessi strumenti operativi della genitalizzazione coniugale.
La genitalizzazione coniugale, si è già detto, ha come scopo quello di portare i due partners   alla   realizzazione della coniugalità sul piano della corporeità e della genitalità.
Analogamente al processo di personalizzazione coniugale, anche per la genitalizzazione coniugale, il principale strumento operativo è il dialogo; dialogo, in questo caso, ovviamente di tipo corporeico, genitale.
Per realizzare allora la genitalizzazione coniugale bisogna rifarsi alle stesse caratteristiche proprie del dialogo, precedentemente indicate, alle stesse condizioni fondamentali all’attuazione del dialogo, e trasferirle naturalmente al piano corporeico e genitale. Solo così facendo si potranno ottenere o raggiungere quelle stesse mete di coniugalità che abbiamo constatato a proposito del dialogo impostato e perseguito per raggiungere la personalizzazione coniugale.
Si è detto, infatti, che il dialogo è anzitutto, nella sua essenza, una comunicazione realizzabile, di solito, attraverso la parola, perché questa parola in fondo è sempre una rivelazione, una espressione di sé e contemporaneamente un’occasione di incontro con l’altro in quanto ponendosi questi in ascolto si rende anche disponibile ad un accoglimento reciproco e ad uno scambio interpersonale.
Anche per la corporeità la caratteristica fondamentale del dialogo genitale deve essere dunque la comunicazione.
Naturalmente, in questo caso, la comunicazione non sarà realizzata con la parola, ma attraverso la rivelazione di sé, l’incontro, il contatto con l’altro determinato dai vari organi di senso, dal corpo e dal genitale.
Come si sa, la funzione del corpo ed in particolare quello degli organi di senso, è di creare per l’io personale il contatto, il rapporto concreto, la relazione con tutto il mondo esterno ed in specie con le persone.
Sul piano della relazione interpersonale, sessuale e genitale, i sensi sono strumenti primari insostituibili.
Molti infatti che pretendono di poter ottenere una reattività sessuale, capace di portarli ad una intimità genitale vera e profonda, senza tenere conto di queste premesse di attività sensoriale sono costretti a lamentarsi di andare incontro a difficoltà enormi sul piano della coniugalità e a facili insuccessi sul piano della genitalità. E la ragione di questi fallimenti è spesso tutta in questo voler ignorare le esigenze e la strumentalità della corporeità.
Il processo di genitalizzazione, elemento cardine della coniugalità responsabile, deve allora essere svolto proprio a partire dalla comunicazione interpersonale realizzabile attraverso le varie forme di attività sensoriale corporea e genitale coniugale.
Si tratta di prendere atto anzitutto della importanza e della funzione operativa dei vari organi di senso nella realizzazione della comunicazione tra i due partners e di esercitarsi ad utilizzare le sensorialità e la genitalità sempre più adeguatamente ed efficacemente come mezzo di conoscenza reciproca, di incontro e di dialogo coniugale.
L’esperienza sensoriale perché si risolva in senso positivo e, impregnandosi di cariche erotiche, renda la comunicazione, la relazione interpersonale più autenticamente sessuale coniugale, deve ovviamente essere coerente con il sistema di valori propri della sessualità e della genitalità umana.
È all’incarnazione di questi valori umani della sessualità che si vuoi infatti arrivare.
Si è posto perciò nella prima parte di questa guida, come presupposto indispensabile alla coniugalità la chiarificazione dei significati più veri della relazione coniugale in quanto questi significati devono essere sempre tenuti presenti come finalità di ogni agire sessuale e quindi, a maggior ragione, ora, come finalità di ogni forma di educazione alla sessualità ed alla genitalità mediante la sensorialità.
Quello che si deve esplicitamente sottolineare, e con una certa marcatura, è che tutti gli organi di senso, dalla vista al tatto, dall’olfatto al gusto e all’udito, in quanto esprimono e rivelano sempre, più o meno direttamente, ciò che si è, ciò che si sente e si desidera, sono elementi principali di comunicazione anche sessuale e genitale e pertanto vanno inseriti a grado diverso nel dialogo coniugale come strumenti di genitalizzazione coniugale.
Senza voler entrare nei dettagli di questo lavorio di ricerca di consapevolezza dei vari stimoli sensoriali e di reattività personale a tali stimoli, lavorio che lasciamo alla sensibilità e all’inventiva delle singole coppie, vorremmo però, al fine di sottolineare ancor più l’importanza della sensorialità per la vita coniugale, prospettare qualche traccia del cammino da farsi almeno nei confronti degli organi di senso, come la vista ed il tatto, più direttamente coinvolti nella sessualità e nella genitalità.
Prendiamo in considerazione la vista. Questo è indubbiamente un prezioso mezzo di comunicazione e di dialogo.
La sensorialità visiva
È infatti attraverso gli occhi che spesso si rivela tutto l’intimo di sé, il proprio mondo interiore fatto di desideri, di gioia, di dolori, di paure, di aspirazioni, di bisogni, ecc., ecc..
Attraverso lo sguardo, attento, penetrante, nella scoperta di tutto ciò che l’altro a sua volta sa rivelare, nell’incontro degli sguardi, si realizza molto spesso un dialogo più profondo e più ricco di sfumature di quanto non lo possa sempre la parola.
Coltivare questa esperienza, questa facoltà sensoriale, è allora quanto mai importante e doveroso per la coppia che vuoi dialogare.
Imparare, ad esempio, a guardarsi l’un l’altro, guardarsi in modo sempre nuovo in tutta la persona, nelle più svariate situazioni di vita, mentre si parla, mentre si svolge qualche attività, quando si è abbigliati, quando si è nudi, imparare a guardarsi reciprocamente negli occhi, sempre più a lungo, in silenzio oltre che quando si parla, e così via, per infinite altre forme.
è questo un modo del tutto singolare ed insostituibile per intrecciare una relazione interpersonale autentica perché quando si guarda, normalmente, è quella persona che sta davanti, che si sta contemplando, lei sola, è quella che si ammira, si desidera, per la quale si sente crescere una forza di attrazione, di spinta ad un incontro sempre più intimo, più penetrante, più unitivo:
Attraverso la sensorialità della vista, se questa non rimane un fatto sporadico, non solamente la relazione si erotizza in quanto si accende e si rende sempre più vivo il desiderio dell’altro, ma, quel che conta di più, la relazione diviene sempre più, anche e proprio sul piano genitale, personalizzata in quanto si concentra sulla singolarità e l’insostituibilità delle due persone dialoganti.
La sensorialità della vista è dunque per la coppia un elemento fondamentale non solo per instaurare, ma anche per mantenere ed alimentare nel corso degli anni quella corrente emozionale di simpatia e di desiderio reciproco, indispensabile per ogni vero dialogo sessuale, genitale, coniugale.
Non c’è menzogna più grave di quella di una vita coniugale, di una attività genitale determinata ed ancorata ad un erotismo e ad una genitalizzazione del tutto impersonale.
La sensorialità visiva ha proprio, nel processo di coeducazione coniugale, il compito precipuo di portare invece alla verità della sessualità, dell’amore, del coniugio, cioè di strutturare o di ristrutturare, se è il caso, l’erotismo sulla realtà delle persone coinvolte.
L’investimento libidinale del proprio partner, per cui lui solo può essere il movente primo di ogni possibile dialogo erotico, deve trovare in questa sensorialità, lo strumento operativo, più idoneo e più efficace, anche se non il solo.
La sensorialità tattile è un altro mezzo insostituibile di genitalizzazione coniugale personalizzata.
La sensorialità tattile
Se la vista permette in modo particolare di individuare l’altro, posto nella sua realtà concreta di fronte a sé, il tatto permette una esperienza ancor più profonda, facendo invece sentire l’altro vicino a sé in un contatto sempre più intimo e penetrante.
Ciò che caratterizza l’esperienza tattile è il fatto che l’altro è sempre raggiunto con l’atto del toccare, e questi a sua volta non può non reagire a questo stesso stimolo.
Mentre con la vista è sempre possibile un agire ad una sola direzione in quanto l’oggetto che cade sotto il campo d’azione dello sguardo può rimanere del tutto indifferente potendo anche non avvertire di essere guardato, con la sensorialità tattile invece il soggetto che tocca e l’oggetto toccato sono costretti ad un reciproco condizionamento, ad una simultanea interazione.
Se poi l’oggetto che viene toccato è una persona allora è più che evidente che la sensibilità tattile del soggetto agente si potenzia arricchendosi di tutti gli stimoli reattivi posti in atto da quella persona che, toccata, a sua volta, immediatamente reagendo, si comporta come un altro soggetto stimolante.
L’esperienza tattile è quindi per eccellenza uno scambio reciproco, interpersonale, una vera e propria comunicazione di stimoli, di messaggi, non verbali, ma altamente eloquenti e significativi.
L’esperienza tattile è così essenzialmente strutturata sullo schema del dialogo e pertanto se si vuole che raggiunga le sue intrinseche finalità deve essere realizzata e vissuta proprio in questo senso dialogico.
L’azione del toccare porta infatti il soggetto agente ad una inequivocabile rivelazione di sé, delle sue più vere e profonde intenzioni di incontrarsi con l’altro, di aprirsi all’altro, di esprimere all’altro i suoi desideri, le sue esigenze, insomma tutto o parte del suo mondo interiore.
Certamente in questa originale forma non verbale di rivelarsi ha estrema importanza il modo con cui viene attuato questo contatto fisico, questo toccare l’altro.
Spesso sono proprio queste diverse modalità del toccare che esprimono precisi messaggi, evocano l’invisibile movente interiore del soggetto che proprio per quel gestire affiora all’esterno e si rende direttamente visibile ed apprezzabile.
Il linguaggio del tatto ha così tutta una sua proprietà di forme espressive che va rispettata e coltivata in modo che diventi sempre più trasparente, autentica e pertanto sempre più efficace.
C’è infatti un modo originale, anche se universalmente comune a tutti gli esseri umani, di rivelare attraverso la sensorialità tattile, il proprio sentimento o il proprio desiderio di affetto, così pure di esprimere il bisogno di identificazione, il desiderio di essere riconosciuti dall’altro, di essere rassicurati, confortati, ecc., ecc.
È ancora un certo tipo di sensorialità tattile che può esprimere il proprio desiderio di soddisfazione sessuale, l’intima esigenza di una appartenenza reciproca anche e non solo mediante il rapporto genitale.
Tutta questa gamma di strumenti tattili devono essere appresi dai coniugi come parole che accostate appropriatamente e a tempo opportuno formano la trama di un singolare ed intimo dialogo coniugale.
Il carattere dialogico della esperienza tattile si ha poi ancora per il fatto che mentre l’uno si comunica cercando il contatto con l’altro, questi a sua volta ed immediatamente da la sua risposta positiva o negativa allo stimolo ricevuto disponendosi o no ad un atteggiamento di attenzione, di accettazione, di accoglimento dell’altro.
Se il messaggio dell’altro viene benevolmente accolto nasce allora un vero dialogo che si attuerà mediante una integrazione reciproca che, facendosi poi progressivamente sempre più profonda e completa, per un reciproco adattamento, realizzerà una comune esperienza di autentica fusione, di co-unione personale.
E, come si è precedentemente sottolineato, è proprio il raggiungimento di questa finalità comunicativa ed unitiva che autentica ogni forma di dialogo.
È bene sottolineare però che l’esperienza sensoriale tattile, in questa sua prospettiva dialogica e di genitalizzazione coniugale, deve naturalmente svolgersi non solamente a livello genitale ma a tutti i livelli della corporeità umana. Se il rapporto genitale rappresenta per le sue stesse strutture relazionali e per eccellenza il dialogo inter-personale coniugale, è però accertato che questo dialogo genitale è realizzabile solo nella misura in cui è stato immediatamente preceduto e preparato da una esperienza dialogica sensoriale interpersonale non genitale.
La genitalità è perciò una forma di incontro e di fusione coniugale, senz’altro la più significativa ed espressiva, ma da considerare come un punto di arrivo, di per sé non sempre necessitato, o come la naturale conseguenza di una già raggiunta intesa e fusione sul piano della persona, della corporeità o sensorialità non genitale.
Volendo generalizzare in termini concettuali astratti si può anche dire che come la personalizzazione coniugale così l’esperienza di comunione personale realizzabile sensorialmente è da considerare una indispensabile pregiudiziale alla realizzazione di un vero rapporto genitale.
Volendo invece scendere al concreto dobbiamo riconoscere che non solo è proprio la sensorialità tattile realizzata attraverso il bacio, l’abbraccio, il contatto epidermico, cioè attraverso tutta una gamma di sensorialità non direttamente genitali che apre i due partners all’incontro amoroso, ma anche che è proprio l’esperienza positiva di questa sensorialità non genitale che permette di poter realizzare a pieno ed orgasmicamente lo stesso rapporto genitale.
Non si finirà mai di chiarire e di raccomandare abbastanza, ai partners che vogliono realizzare una autentica e soddisfacente genitalizzazione coniugale, che devono imparare a dare molto più valore e spazio al dialogo sensoriale non genitale.
Ovviamente questa sensorialità non deve però essere assolutamente ricercata o posta in atto solo quale mezzo tecnico-erotico, preparatorio al rapporto genitale, come comunemente viene insegnato da una certa letteratura sessuologica.
Anche se la sensorialità tattile e visiva, sperimentata sul piano di una intesa affettiva ed amorosa, è sempre in grado di risvegliare sensazioni erotiche e libidiche che fluiscono verso la regione genitale sollecitando il desiderio e l’eccitazione sessuale di un rapporto genitale, questa funzione erotizzante e sensualizzante della sensorialità non può essere mai preposta alla sua primaria funzione dialogica.
E ciò anche per il semplice fatto che lo stesso rapporto genitale è anch’esso, nella sua essenza, un rapporto di dialogo interpersonale, una esperienza tattile strettamente dialogica prima che ludica.
L’importanza della sensorialità non genitale, anche ai fini del rapporto coniugale genitale, va ricercata dunque non già nella sua valenza libidica, ma nella sua funzione di educazione alla comunicazione interpersonale e di concreta attuazione del vincolo e della co-unione sponsale.
È infatti in questa prospettiva e sulla base del dialogo sensoriale che si arriva a trattare ora del rapporto genitale.
II rapporto coniugale genitale detto anche coito, amplesso, stretta genitale, è di per sé, l’abbiamo già visto, un rapporto tutto dialogico e come tale deve essere allora realizzato.
Il rapporto coniugale genitale
Non staremo ora a dimostrare come le strutture dinamiche del coito siano, volendolo, gli elementi operativi più semplici e più idonei per una comune apertura ed incontro all’altro, per un reciproco accoglimento, uno scambio interpersonale profondo ed intimo, una progressiva integrazione per una totale fusione, cioè per un autentico dialogo, perché il loro valore e la loro funzione dialogica sono più che evidenti, solo che ci si voglia fermare anche per un solo momento a considerare la fenomenologia copulatoria con mente sgombra da pregiudizi culturali moderni, che vorrebbero invece fare del rapporto genitale un puro e semplice strumento di piacere, di comune sfogo di tensioni libidiche.
Riteniamo invece importante ed urgente soffermarci per indicare il modo pratico di accedere a questa realtà dialogica e realizzare così il rapporto genitale come un sempre valido e rinnovato dialogo interpersonale.
Si deve subito far notare che per chi inizia l’esperienza genitale nell’ambito coniugale, cioè in un clima di raggiunta intesa affettiva e di unione personale, il cammino è più semplice, perché partendo da uno stato di « verginità » senza precedenti esperienze negative, è più facile strutturare subito i riflessi di un rapporto che sia autentica espressione di una coniugalità in atto.
Per chi invece parte con una genitalità già sperimentata in senso non coniugale, ovviamente si dovrà compiere un più lungo cammino in quanto si dovrà prima cercare di annullare i riflessi acquisiti per ristrutturarne altri più veri e più rispondenti alle finalità dialogiche e di coniugalità che si vuoi raggiungere.
Per tutti comunque è indispensabile conoscere e attenersi ai procedimenti dinamici propri di ogni agire umano e quindi anche di quello genitale.
Vediamo di indicarli almeno brevemente.
I procedimenti dinamici dell’agire genitale
È stato accertato ormai che ogni esperienza di sensibilità organica si introietta nella mente dell’individuo come una precisa «immagine» sensoriale che finisce con il rappresentare poi il «significato» profondo di quell’azione che l’ha provocata ed automaticamente divenire il «movente» o il principio dinamico per la ripetizione di quella stessa esperienza.
Evidentemente tutti questi tre momenti, fondamentali all’elaborazione del comportamento e dell’agire umano, indicati ora solo schematicamente sono in realtà il risultato di complesse attività sensoriali, nervose, mentali, inconsce e consce. È del resto più che logico che una immagine sensoriale per divenire significato debba essere elaborata sulla base di tutto un vissuto proprio dell’individuo ed integrata con tutto un bagaglio di altre precedenti esperienze.
Non sarebbe fuori luogo entrare nei dettagli di questa dinamica operativa, troppo stesso ignorata e di conseguenza quasi mai introdotta nei piani educativi del comportamento umano in generale ed in particolare di quello sessuale e genitale, se non ci portassimo troppo lontano dal nostro preciso compito di essere guida pratica.
Crediamo perciò che basti ora sottolineare questi tre momenti dinamici ed additarli come compiti specifici del processo di coeducazione coniugale, per ottenere lo scopo propostoci.
In parole povere, chi vuole operare una genitalizzazione coniugale cioè arrivare a attuare il rapporto genitale come dialogo interpersonale deve tener conto di questi tre momenti dinamici mentre pone in atto il rapporto stesso. Il rapporto genitale va inizialmente controllato nei suoi principali momenti ed elementi costitutivi e per ciascuno di essi va fatto oggetto di particolari attenzioni per la messa in opera di semplici accorgimenti psico-somatici e psico-pedagogici.
• In pratica va posto molta attenzione anzitutto al formarsi dell’« immagine sensoriale » propria del contatto genitale.
Si dovrà avere somma cura di imparare ad avvertire, attraverso la sensazione del contatto genitale, la presenza dell’altro.
Certamente ciascuna coppia che si proponga questo compito troverà il modo suo proprio per arrivare a realizzare questa esperienza sensoriale.
L’immagine sensoriale deve essere comunque una immagine di presenza dell’altro, di appartenenza all’altro.
Perché si possa formare questa immagine sensoriale è necessario però che il contatto corporeico, genitale, avvenga in una condizione particolare di recettività, cioè è indispensabile che il soggetto si metta in un atteggiamento di disponibilità ad accogliere le sensazioni che il contatto stesso produce.
Per realizzare ciò è necessario che si sia presenti a quello che si fa o si sta facendo, si percepisca cioè esattamente i vari momenti del proprio agire non però nel senso che si debba pensare a quello che si sta compiendo ma solamente nel senso che si deve solo registrare o sentire con precisione tutto il corteo di sensazioni associate a quell’atto.
Non si deve pensare all’atto per guidarlo secondo uno schema mentale precostituito, si deve piuttosto lasciarsi passivamente invadere, penetrare dalle vibrazioni, dalle sensazioni che la sensorialità di quell’atto produce in ciascuno. Solamente a questa condizione di recettività, di coscienza recettiva è possibile permettere ai sensi della vita di relazione di dare delle impressioni giuste, delle immagini sensoriali non deformate.
Se dunque ad esempio la coabitazione, la penetranza profonda e completa dell’organo maschile in vagina viene vissuta in questo stato di recettività, recettività che comporta naturalmente pause di immobilità fisica al fine di poter avvertire le sensazioni tattili della presenza dell’altro e della reciproca fusione in uno, determinata dal modo e dal tipo di atto genitale compiuto, immancabilmente si formeranno immagini sensoriali conformi al significato simbolizzato dall’atto stesso.
La ripetizione di tale esperienza non potrà poi che rafforzare l’immagine sensoriale ad esso strettamente collegata.
Quando si sia raggiunta questa meta, si sia cioè esplorato e realizzato tutto questo primo momento della dinamica comportamentale si potrà allora passare a realizzare anche il secondo momento cioè quello della trasformazione dell’immagine sensoriale nel significato intenzionale del rapporto genitale.
L’immagine sensoriale acquisita deve divenire in seguito significativa, progetto, intenzionalità, abbozzo di azione.
• Per operare questa trasformazione bisogna passare allora ad esercitarsi a vivere il rapporto genitale con la mente concentrata sull’immagine gioiosa della presenza dell’altro, dello scambio, cioè del dialogo interpersonale corporeo, genitale, acquisito precedentemente. Questa concentrazione volontaria della mente, del pensiero su quella immagine sensoriale è indispensabile per poter fissare e dirigere tutte le energie psichiche e mentali, cioè per poter investire tutto il corpo di quel significato intimo, profondo dateci in precedenza dall’immagine sensoriale e che ora deve divenire il significato ed il movente dello stesso agire genitale.
Se prima era dunque necessaria una certa passività per poter cogliere nitida e veritiera l’immagine sensoriale dell’atto genitale ora è indispensabile una certa attività per poter imparare a ritrovare il significato di quell’immagine nel fine o nel principio dinamico dello stesso agire genitale.
È perciò importante che ci si eserciti a lungo a controllare e a rallentare il rapporto genitale in modo tale da poter arrivare a cogliere ancora l’emozionalità sensoriale dialogica e contemporaneamente ad orientare e muovere il corpo in quella stessa espressività.
Questo momento, come pure il precedente, è ovviamente il cardine della coeducazione alla coniugalità o alla genitalizzazione coniugale.
Senza di esso non è infatti possibile arrivare a realizzare il rapporto coniugale, sul piano genitale, nel senso più propriamente dialogico, non solo, ma non è neppure possibile arrivare a realizzare a pieno il rapporto genitale sullo stesso piano ludico.
È infatti scientificamente accertato che solo l’esercizio di un siffatto autocontrollo della genitalità può permettere di dominare il riflesso eiaculatorio al punto da consentire di prolungare la coabitazione fino a garantire un reciproco appagamento erotico, libidico ed orgasmico.
Non è certo ora il caso di sottolineare l’importanza, ai fini dell’armonia genitale e quindi del perfezionismo coniugale, di questa capacità di intesa orgasmica, perché oggi è già fin troppo reclamizzata, piuttosto è opportuno rammentare ancora una volta che questa perfezione tecnica è ottenibile solo mediante un esercitato controllo di tutte le varie fasi del rapporto coniugale.
Sarebbe però uno sterile ed alienante tecnicismo se questo autocontrollo non venisse posto, come abbiamo fatto noi, al servizio di quella forma di dialogo interpersonale che rappresenta lo scopo primo della coniugalità.
La genitalizzazione coniugale si attua così essenzialmente nell’apprendimento e nella realizzazione sempre più autentica e sempre più originale e personalizzata dal dialogo genitale.
Proporsi questa meta del dialogo genitale ed operare concretamente al suo raggiungimento ed alla sua realizzazione vuoi dire porre le basi per una solida costruzione di tutto quanto concerne la pienezza dell’armonia e della responsabilità coniugale.

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