La forza dell’incontro

Una volta avvenuto l’incontro tra le due persone destinate a formare la coppia, il seme è stato gettato.

Ora può aver inizio il grande processo vitale per cui ogni pianta si sviluppa e cresce secondo leggi che riguardano sia la qualità del seme,sia il terreno in cui è seminato, sia le cure o i disagi a cui è sottoposto.

Di solito questo inizio non è problematico, anzi la nuova coppia è come un virgulto rigoglioso pieno di promesse; le difficoltà, piccole o grandi, si faranno sentire subdolamente più tardi.

Alcune coordinate sono però indispensabili perché il miracolo avvenga.

Come la pianta non può crescere se non ha a disposizione sufficiente acqua e luce, così il rapporto d’amore non può trovare la sua vitalità e la sua identità se non in presenza di due elementi fondamentali: l’apertura dell’uomo e la grazia di Dio.

Una buona apertura nasce da una positività interiore che garantisce l’equivalente bontà di base in tutte le cose e, in particolare, nelle persone.

Nell’autentico “incontro”, in quell’unico incontro esistenziale che porta all’innamoramento, vengono alla luce tutti quegli elementi positivi che uno vuole ritrovare e riversare nell’altro.

Chiaramente più uno è ricco per sé e più sarà pronto a riconoscerli e riversarli nella persona che ha di fronte a sé.

E’ inevitabile che uno porti tutto se stesso e si spenda completamente in questa occasione, con le sue qualità e i suoi limiti, le sue gioie e le sue sofferenze di fondo, a seconda di come le esperienze precedenti lo hanno strutturato.

Questo però non sarebbe sufficiente a garantire la nascita e la durata vitale di quella realtà prodigiosa che è la coppia.

Spesso senza che gli interessati ne siano consapevoli, a volte per grazia di Dio a livello cosciente, interviene qui la potenza di quello che viene chiamato il “nexus amoris”: il legame divino dello Spirito Santo che agisce secondo la propria natura che l’amore.

Il cristiano sa bene che in Lui è la sorgente dell’amore,una fonte che non si esaurirà mai e a cui si potrà rivolgere tutte le volte che ne avrà bisogno.

E il bisogno ci sarà sempre perché l’amore è una forza così grande che non potrebbe reggersi sulla nostra povertà esistenziale.

L’amore dell’uomo chiede aiuto a Dio, l’amore di coppia  lo fa ancor più insistentemente.

Anche chi non crede sente, nel momento dell’innamoramento, di sfiorare l’eterno e di averne l’esigenza.

Nella nostra pedagogia, direi nella nostra pastorale, dovrebbe essere coltivata la prospettiva dell’amore umano che apre all’amore di Dio, gli permette di farvi irruzione e di rivelarsi come la vera forza che muove il mondo.

E’ necessaria una lunga, paziente preparazione, è necessario imparare il valore dell’attesa.

Il pericolo è quello della banalizzazione.  

Se si rimane in superficie e ci si accontenta del piacere di una relazione amorosa che obbedisce alla attrazione naturale tra l’uomo e la donna, si perde non solo

Il profondo significato antropologico e teologico  che contiene, ma anche la garanzia di una durata, in vista di una  sempre maggiore maturazione e perfezione.

La vera natura dell’uomo non è mai soltanto “naturale”, per essere autentica deve completarsi con il divino che è alla sua origine, e si fa evidente nel cuore di chi ama.

Ripensando dunque all’incontro della nostra storia, troviamo che lui e lei si sono subito nutriti di tale risorsa, hanno saccheggiato il potenziale amoroso fornito loro dall’alto con la facilità con cui i figli adoperano e sfruttano i beni del padre.

Non si sono fatti mancare niente, perché tutto era loro abbondantemente a disposizione.

Li rivediamo in un momento di smarrimento, quando la presenza di una forza divina si è fatta sentire con una voce amica, sapiente ed autorevole.

Hanno appena fatto una lunga passeggiata nella esuberante campagna estiva, ma i loro cuori sono oppressi.

Lei è seduta ai bordi di un prato e sta sgualcendo tra le dita un povero fiore appena colto.

Lui è un po’ discosto, guarda davanti a sé ma non sta osservando niente di particolare, vede solo la sofferenza che improvvisamente li ha assaliti e blocca le loro parole.

Nel vangelo si parla di persone rese mute dal demonio: uno dei segni della sua azione nella coppia è proprio il  tentativo di dividere ciò che l’amore unisce, di interrompere la comunione incominciando dalla comunicazione.

Ora i due hanno scoperto che non sono trasparenti l’un l’altro come speravano.

Lei è tornata ad essere riccio, lui si è sentito offeso e impaurito.

“Possibile che non capisca?” pensava lei rattristata “ Le persone non sono scatole che si possono aprire a comando per guardarci dentro!

Anche se non ha niente da nascondere uno può non sentirsi di dire tutto e subito, può aver bisogno di mantenere i suoi spazi e i suoi tempi.”

“Possibile che non capisca?” pensava lui spazientito “Uno non può vivere sempre con la preoccupazione di non capire l’altro se l’altro non collabora!

Sarebbe così semplice chiarire subito le situazioni e così evitare equivoci e sbagli reciproci!”

Senza volerlo toccavano così il problema principale di ogni relazione, la impossibilità di uno svelamento totale del proprio io a dispetto di ogni buona volontà, il mistero del cuore dell’uomo noto solo a Dio.

“Io non riesco a dirti bene tutto quello che mi dà gioia o dolore” sospirò lei “vorrei che tu lo intuissi usando la tua intelligenza e la tua pazienza.

Non voglio fingere per semplificare le cose.”

“Certamente non lo voglio neanch’io!”rispose lui, già rasserenato “però, in certi momenti, sei troppo complicata, faccio fatica a seguirti, e questo mi dispiace molto!”

Annaspando in cerca di una soluzione lei si ricordò di quelle parole del vangelo che le erano sempre tanto piaciute e le ripetè a bassa voce:

“Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli! 

Vedi? Quando saremo entrati nel regno dei cieli, allora, saremo finalmente semplici come bambini e capirci sarà la cosa più facile del mondo, e anche la più bella!

Per ora ci vuole ancora pazienza.

Hai pazienza di aspettare fino all’eternità per conoscerci e amarci perfettamente?”

“Sì” disse lui, raggiante, sedendosi vicino a lei “ma credi che basterà l’eternità?”

 

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