La fiducia come frutto dell’amore fedele

Giurando amore, dobbiamo subito passare alla seconda parola, nonché secondo elemento del giuramento, della promessa matrimoniale. E quindi “ti giuro amore, fede”. Di quale fede si parla qui? Sappiamo che la fede indica un certo atteggiamento religioso [verso] il Signore Dio. Il riconoscere come verità ciò che Dio dice. In questa parte della promessa matrimoniale non intendiamo la fede in questo senso. Si tratta di qualcos’altro. Si tratta della fedeltà. E quindi “ti giuro fede” significa più o meno “ti giuro fedeltà”. Amore e fedeltà.

Due cose, due sostanze, due atteggiamenti, due forme di impegno che si trovano l’una nell’altra, delle quali la seconda è conseguenza della prima. Conseguenza e conferma, o, in altre parole, preparazione alla prima, via verso di essa. Perché che cosa significa fedeltà — ti giuro fedeltà, fede? Avere fede in una persona significa avere fiducia nella persona, cioè puntare su una persona. Quando dunque nel momento del matrimonio ciascuna di queste due persone, ciascuno degli sposi giura fede, cioè fedeltà, significa: “Ti do la garanzia che puoi scommettere su di me nella vita. Ti garantisco che puoi fidarti di me. Ti giuro fede”. Naturalmente questa promessa in questo momento è essenziale, indispensabile. “Puoi scommettere su di me”. È una promessa addirittura molto ambiziosa.

Il matrimonio in generale è una cosa ambiziosa. E anche questa promessa è ambiziosa. Ma l’uomo ha il diritto di essere ambizioso in questo modo, non solo il diritto, ma il dovere. In questo momento l’uomo deve essere ambizioso, cioè deve essere maturo al punto che si possa scommettere su di lui. Così stanno le cose dal punto di vista di chi presta giuramento. Voglio essere colui, quella persona su cui tu scommetterai nella vita. Voglio essere colei su cui tu scommetterai nella vita. Dal punto di vista dell’altro, cioè di colui che riceve questa promessa, dal punto di vista di lei, se consideriamo la promessa fatta dallo sposo, o dal punto di vista dello sposo, se consideriamo la promessa fatta dalla sposa. Questa è la fiducia attiva. Da una parte [c’è] il fondamento della fiducia, la garanzia, e dall’altra c’è la fiducia attiva: mi fido di una persona, scommetto su di essa – questo dev’essere il punto d’arrivo.

Miei cari, questo deve essere il punto d’arrivo di un lungo processo. Non può essere una cosa casuale, non può avvenire dall’oggi al domani, né da un mese all’altro. Deve essere il punto d’arrivo di un lungo processo. Si deve basare sull’accurata conoscenza dell’altro. Sull’accurata conoscenza dei suoi valori e – dirò anche – delle sue debolezze. Perché altrimenti non ci può essere questa fiducia. Si può rispettare molto una persona, ma avere fiducia in essa, scommettere su di essa è molto di più. Scommettere su di essa in modo da legarsi ad essa per tutta la vita è molto di più. E dunque ciò deve essere per forza il punto di arrivo di un lungo processo, un processo di conoscenza. Di conoscenza reciproca di ciascuna delle persone che dicono così e che ricevono questa parola: giacché una pronuncia e l’altra accoglie questa parola, poi di converso la seconda pronuncia e la prima accoglie questa parola. Ciascuna delle persone che dicono ed accolgono questa parola deve essere sicura di ciò che dice e di ciò che si sente dire. Quindi, se conosce i difetti e le debolezze di colui che dice così, o se anche colui che dice così conosce i propri difetti e le proprie debolezze, deve avere nel contempo la convinzione che malgrado ciò potremo stare sempre insieme. Malgrado ciò ti giuro amore e fede. Fede, cioè fedeltà. La fedeltà, che sarò con te, che saremo insieme, che sarò per te un sostegno, sarò per te un aiuto, sarò la persona a te più vicina.

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