La Comunione

Come Gesù, nell’ultima Cena, spezzò il pane per distribuirlo agli apostoli, così fa ora il sacerdote, perché mangino tutti dell’unico pane spezzato e siano unificati dall’amore.
Se c’è un punto della Messa che piace ai due sposi è proprio questo.
Dalla parola e dalla preghiera si passa ora ad una azione di comunione misteriosa e reale.
La Chiesa è madre attenta, sa che deve nutrire i suoi figli e lo fa volentieri tutte le volte che loro glielo permettono.
Adesso è il momento favorevole.
Essi non ne sono degni, lo dicono e lo sentono sinceramente.
Chi può essere degno di osare ancora, dopo aver già osato di chiamare Dio nostro Padre, di cibarsi del  corpo del suo Figlio immolato per noi?
Ma sono stati invitati e vanno insieme, come è giusto quando si è invitati ad una festa.
Loro, gli sposi, sanno che cosa significhi dare il proprio corpo per entrare in comunione con chi si ama, sanno che l’amore vuole l’unione, l’incorporazione, la consumazione nell’unità.
La comunione eucaristica li incorpora realmente in Cristo, che diventa il punto di incontro più vero e più profondo  delle loro anime.
La loro psiche può essere in quel momento disturbata da situazioni di crisi, il loro cuore può essere arido, la mente preoccupata da problemi irrisolti, ma ontologicamente è dato loro di ritrovarsi in una unione in Cristo che li conferma e li conforta nella loro stessa unità di sposi.
Questa è una grazia speciale, legata al loro stato e viene data anche quando uno di essi non fosse materialmente presente all’Eucarestia.
Nelle comunioni che essi hanno vissuto con animo sponsale in tutta la loro vita l’altro è stato, è e sarà sempre presente, anche in situazioni di lontananza, anche di morte, perché l’amore di Cristo non si esaurisce, non si lascia condizionare dallo spazio e dal tempo, ma è portatore di eternità.
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue non morirà in eterno”.
Così non morirà quella figura nuova che è il Noi, nata dall’unione dei due sposi, che è stata vivificata e consolidata in ogni Eucarestia da loro consapevolmente vissuta.
E, se il corpo di Cristo li unisce, lo Spirito del Cristo e del Padre si trova nelle condizioni ottimali per operare con tutti i suoi sette doni e per compiere felicemente in loro la pericoresi trinitaria dell’amore.

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