La coeducazione coniugale

Capitolo VII
I Mezzi

Già abbiamo prospettato, nella prima parte di questa guida, i presupposti della coniugalità responsabile come pietre miliari di un lungo cammino la cui meta è appunto la responsabilità coniugale.
Dovendo ora affrontare il problema specifico dei mezzi operativi della coniugalità responsabile non possiamo non premettere ancora che questa è pur sempre, anche per i mezzi, una meta da raggiungere, una realtà che ancora non si possiede e che si deve costruire con impegno paziente e tenace.
Tutto ciò non può allora non essere di nuovo inteso che come un cammino, una ricerca, una storia in cui sono posti in gioco tutti i valori di due persone impegnate a realizzare, insieme, la loro più originale realtà esistenziale coniugale.
La coniugalità responsabile è infatti una realtà che va facendosi solo sul tessuto della carne viva e palpitante dei due partner, carne condizionata in ogni espressione da tutta una storia passata che si rivela in particolare sia per quanto può essere la capacità di dono reciproco, sia per quanto riguarda la disponibilità e la libertà all’inter-comunicazione sul piano personale e genitale.
Il cammino di ogni coppia verso la scoperta ed il raggiungimento della coniugalità responsabile non può mai, perciò, essere codificato in regole precise e valide universalmente perché ogni coppia ha un suo stile, unico ed originale, di crescita, un suo modo particolare di affrontare, approfondire e costruire la sua armonia e unità coniugale.
Ogni coppia è unica nel suo prodursi, nel suo esplicarsi, nel suo relazionare, nel suo modo di espletarsi.
Nel presentare allora i mezzi operativi della coniugalità responsabile non si può che rimanere sul piano della semplice traccia del cammino da percorrere e della generica indicazione degli strumenti da adottarsi, strumenti idonei e sicuramente efficaci, perché rispondenti ai bisogni esistenziali della persona umana. Volendo rimanere perciò aderenti a questo naturale stato di cose non possiamo riassumere tutti i mezzi operativi della coniugalità responsabile che in due fondamentali operazioni: l’una riguardante la complessa azione di coeducazione coniugale e l’altra riguardante l’utilizzazione dei metodi di accertamento dei periodi fertili della coppia umana, condizione indispensabile per rendere responsabile ed autentica la coniugalità.
Questa seconda parte della guida alla responsabilità coniugale, dedicata ai mezzi, dovrebbe essere articolata in due principali capitoli corrispondenti ai due temi generali della coeducazione e delle metodiche, ma poiché abbiamo trattato delle metodiche meglio in un altro libro « La regolazione delle nascite, guida pratica ai metodi naturali », questo secondo capitolo sarà tralasciato ed il lettore verrà indirizzato al testo citato.

La coeducazione coniugale

Non sarà certamente fuori luogo od inutile porre subito una chiarificazione dei termini che denominano questa fondamentale operazione che, nel suo realizzarsi, deve riuscire a portare alla coniugalità responsabile.
Anzitutto va sottolineato l’aggettivo qualificante l’azione educativa in causa, cioè il termine « coniugale ».
Ciò sta ad indicare che la coniugalità deve essere il contenuto, lo scopo, la finalità prima che si vuoi raggiungere.
La coniugalità deve quindi essere ben presente in tutta la sua essenzialità se, come meta, come valore, deve illuminare il senso e la scelta di ogni strumento, di ogni mezzo educativo da usare.
Sarà bene allora che si parta con una precisazione del significato di coniugalità.
La coniugalità è la più alta forma di unità che si possa realizzare tra due persone; unità totalizzante sia sul piano della persona che della corporeità.
Coniugalità vuoi dire, così, la relazione più personalizzata che si possa attuare tra due esseri umani; il vincolo umano più stretto, più profondo e più forte dello stesso vincolo naturale di paternità, di maternità e di filiazione. « Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà con la moglie, e i due saranno una sola carne (Mt. XIX, 5), una sola persona ».
Questa personalizzazione che è il « Noi » coniugale, è la realtà nuova, ontologica ed esistenziale, che ogni coppia deve, una volta raggiunta, vivere sempre più profondamente.
La coniugalità è una maniera nuova di essere, di agire, di vivere.
È nel contempo una istituzione e un comportamento.
Dal preciso momento in cui si diviene autenticamente coppia e si realizza la fusione delle due vite in una nuova, quella coniugale, da allora più nessuno può essere, può vivere solo per sé.
Questa realtà nuova è certamente misteriosa e complessa, ma deve essere vissuta il più possibile con lucidità e consapevolezza, specie sul piano psicologico. È infatti una realtà dialettica in cui giocano le più apparenti e contrastanti opposizioni: la più alta valorizzazione ed affermazione della persona nella più sostanziale relazione comunitaria; la più chiara distinzione delle persone nella più profonda fusione nel Noi coniugale.
La coniugalità è una concordanza dinamica, una trasformazione creatrice dell’io e del tu nel Noi coniugale, una sintesi esistenziale in continua progressione.
Come infatti la vita di ogni singolo essere si svolge in un continuo sviluppo creativo, così la coniugalità o la vita della coppia non può essere frutto di una statica complementarietà prestabilita e non può essere neppure traguardo definitivo, ma autentica storia di un accordo di vita continuamente ricercato o meglio continuamente inventato.
La coniugalità è continuamente un punto di arrivo e nel contempo un punto di partenza.
Esiste però un momento iniziale in cui la coniugalità si costituisce e da il via a questo originale cammino umano.
« L’intima comunità di vita e di amore coniugale è stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall’irrevocabile consenso personale » (G. et S. § 48).
Nel preciso momento in cui i due partner si danno reciproca promessa di impegno e di fedeltà al vincolo coniugale, da allora ha vita la coniugalità, perché è solo da quel momento che i due si sono definitivamente impegnati nel Noi coniugale, anche se poi in pratica questo Noi è ancora tutto da fare, è un compito ancora tutto da realizzare.
L’impegno, la promessa, è, comunque, tale da modificare sostanzialmente i rapporti esistenti tra i due, consacrandoli nella coniugalità.
È ancora l’impegno di fedeltà a questa realtà antologica, per esso istituitasi, che fonda poi tutto il comportamento psicologico ed esistenziale alla coniugalità, e ne costituisce il principio dinamico operativo.
La coniugalità infatti, si è già detto, non si crea spontaneamente dall’oggi al domani, è una realtà in continuo sviluppo, che va facendosi nel tempo.
Non si può quindi pensare di averla già acquisita per il solo fatto di essersi sposati o, meglio, in nome di una promessa o di un consenso proclamato solennemente o ufficialmente.
La coniugalità è una realtà che si deve costruire a poco a poco, giorno per giorno, una realtà che si conquista solo con impegno tenace attraverso una infinita varietà di forme offerte dalle caratteristiche proprie dei due partner e dalle evenienze imprevedibili della vita a due.
È per queste ragioni dunque che si parla di coeducazione alla coniugalità. Il termine « coeducazione » sottolinea in modo particolare la partecipazione attiva di ambedue i partner alla costruzione di questa realtà che li tocca personalmente e li coinvolge profondamente.
Di per sé l’educazione è sempre una cooperazione concausale tra due persone; in questo caso particolare però questa cooperazione si svolge tra due persone che si alternano continuamente e simultaneamente attuano, rispettivamente, sia il ruolo di educatore che di educando.
Poiché i protagonisti della coniugalità non possono essere che i due partner, solo loro potranno prendersi in carica, aiutarsi, guidarsi, operare cioè una autentica educazione alla coniugalità.
Nessuno potrà sostituirli in questa opera coeducativa, perché non si tratta solo di dare consigli o di indicare dall’esterno delle mete da raggiungere; fondamentalmente si tratta di attuare la promozione e lo sviluppo di una comune esperienza di vita coniugale.
Coeducazione dunque perché tutti e due devono assumere con responsabilità, consapevolezza e libertà, il compito di educatore dell’altro e nello stesso tempo devono riconoscere, accettare ed interiorizzare l’opera educativa esercitata dal proprio partner.
Da ultimo, coeducazione perché ciascuno dei due deve avere coscienza lucida ed esatta del fine della sua opera educativa e dei mezzi adeguati per raggiungerlo. Inutile dire che questi strumenti operativi saranno efficaci solo se si incardineranno sulla conoscenza e sul valore di tutti gli elementi che influenzano lo sviluppo umano o rispondono alle sue esigenze perfettive, e se sapranno creare, specie a livello psicologico e biologico, abitudini di adattamento alle varie situazioni di coniugalità.

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