La celebrazione eucaristica

Ad un’ora stabilita della giornata lui e lei si danno appuntamento per trovarsi davanti alla chiesa dove si celebra l’Eucarestia.
Non importa se partono insieme, il mattino della domenica, uscendo dalla loro casa, o se in un giorno qualsiasi di lavoro e di impegni familiari e sociali vi convergono facendo acrobazie per ritagliarsi il tempo necessario, importante è capire che ci si deve trovare insieme davanti all’altare del Signore, anche se l’altro a volte arriva in ritardo, o addirittura non può venire per i più svariati motivi.
Conosco una vedova che non va mai a Messa senza accertarsi che suo marito l’accompagni, altrimenti si sentirebbe risuonare alle orecchie il comando del Maestro alla Samaritana: “Va a chiamare tuo marito e poi ritorna qui!”
L’altro è lì e fa parte comunque della coppia; si entra in chiesa insieme, sapendo bene che si sta per partecipare ad una celebrazione di amore.
Dovrebbero sempre gli sposi, quando fanno il loro ingresso in chiesa per la Messa, ritrovarsi spontaneamente in quell’atteggiamento di aspettativa di grazia, di festosa speranza, che ha caratterizzato i loro primi passi di coppia, quando si sono recati all’altare per promettersi donazione reciproca davanti a Dio e davanti agli uomini.
Certo Dio li aspetta da allora insieme, ed è lì per consolidare e rallegrare il loro legame sponsale, segno e rivelazione del suo amore, che è diventato anche il loro carisma dal quale tutta l’assemblea cristiana riceve conforto ed edificazione.
E il canto di introduzione alla Messa dovrebbe per loro avere sempre un po’ il sapore di una marcia nuziale, che rievoca momenti di gioia.
“Questo io ricordo e il mio cuore si strugge: attraverso la folla avanzavo tra i primi fino alla casa di Dio, in mezzo a canti di gioia di una moltitudine in festa…” Salmo 42,4.
Dopo il canto di ingresso per l’assemblea e per la coppia c’è l’atto penitenziale.
Si fa appello all’amore misericordioso di Dio e si chiede il suo perdono.
Lui e lei confessano a Dio onnipotente, ai fratelli, e in particolare al coniuge presente, di aver molto peccato in pensieri, parole, opere ed omissioni.
Come non accorgersi che questo è proprio il momento conveniente per riconoscere davanti all’altro tutte quelle mancanze che hanno turbato il loro rapporto di amore?
Qui non si cercano scuse, non si muovono rimproveri, ma si riconoscono spontaneamente e si accusano le proprie colpe, chiedendo il perdono e la preghiera di intercessione alla beata sempre vergine Maria, agli angeli, ai santi, ai fratelli e in particolare al coniuge presente.
Questo è un autentico atto di carità cristiana, che dovrebbe intenerire i cuori di tutti i membri dell’assemblea, ma specialmente quelli degli sposi che si scoprono uniti da un medesimo atteggiamento di umiltà e di fiducia.
Di solito siamo bravissimi a lasciarci sfuggire le occasioni migliori che facilmente ci si presentano  per farci crescere nell’amore.
Confessare con sincerità davanti a Dio e a tutta l’assemblea che veramente il nostro rapporto con tutti gli uomini, ma in particolare con quella persona che abbiamo al fianco e per la quale ci siamo impegnati per tutta la vita, è pieno di manchevolezze e chiedere di perdonarci e di pregare per noi è un atto che, se compiuto consapevolmente, non può non avere una ricaduta anche sul nostro comportamento di coppia.
E’ un atto penitenziale che la Chiesa ha messo saggiamente come introduzione alla Messa, ma esso introduce anche a quella continua celebrazione dell’amore che è la vita coniugale, scalfisce la corazza del nostro egoismo, ci illumina con la luce della verità e ci guida insieme a quella umiltà che è la base della perfezione.

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